“Il Foglio volante” di dicembre

31 12pmThu, 03 Dec 2009 16:55:03 +00003362009 2008 di amerigoiannacone

È uscito ed è stato appena spedito agli abbonati “Il Foglio volante – La Flugfolio” di dicembre 2009 in cui compaiono scritti di Ferdinando Banchini, Aurelia Bogo, Loretta Bonucci, Enzo Bonventre, Aldo Cervo, Francesco De Napoli, Lino Di Stefano, Alessandra Ferrari, Alfonso Gatto, Stefy Grimieri, Idolo Hoxhvogli, Amerigo Iannacone, Antonia Izzi Rufo, Antonio Lanza, Pierangelo Marini, Giuseppe Napolitano, Silvana Poccioni, Massimo Spelta.
Chi desideri ricevere copia saggio, la può chiedere a uno degli indirizzi: edizionieva@libero.it, edizionieva@edizionieva.com, opp. per telefono al n. 0865.90.99.50.
Riporto il pezzo di apertura su Alfonso Gatto e una sua poesia.

Alfonso Gatto a un secolo dalla nascita

Cento anni fa, il 7 novembre 1909, nacque a Salerno Alfonso Gatto, uno dei piú significativi rappresentanti dell’ermetismo, tra i piú rappresentativi dei poeti novecenteschi. Recentemente, opportunamente, Mondadori ha pubblicato Tutte le poesie. Del volume si può dire solo bene, trattandosi di una raccolta esaustiva, ordinata e curata col sentimento di un critico attento come Silvio Ramat, puntuale nella presentazione dei testi e nelle note alla comprensione tematica e stilistica. La poesia di Gatto, arduo sperimentatore pur nel solco di una tradizione mai rinnegata, è di quelle che vanno lette e meditate affinché se ne possa gustare il succo intenso, affinché se ne colga la freschezza, l’immediatezza del dettato – pur nella (solo apparente, a volte, o voluta) difficoltà della forma – che è frutto di scelte lessicali sapide e sapienti, di accordi semantici e di cantante tramatura sonora (e almeno vanno ricordate, fra le piú alte espressioni – solo per fare un esempio –, testi brevi e densissimi come “Bambina” e “Cielo” da Morto ai paesi).
«Fu allora che la nostra poesia prese a parlare un linguaggio volutamente e coscientemente europeo senza per questo perdere quei caratteri di autenticità che avrebbero poi consentito ai maggiori un’operazione di saldatura con la parte viva della nostra tradizione». Cosí scrisse Carlo Bo, alludendo certo, in primo luogo, ad Ungaretti, ma anche Gatto riprende in mano il vecchio endecasillabo per dargli vita nuova, espressioni diverse, sostanza piena seppure spesso nascosta, a volte amorevolmente custodita.
La fatica della ricerca, la «parola scavata nella vita come abisso» (per dirla con lo stesso Ungaretti), fa preziosa l’arte, e rende schivo l’artista, teso a scrutare nel fondo dell’anima, a scoprire le parole essenziali della coscienza, ad esprimere le poche capaci di creare (o evocare) l’immagine.
E Gatto sosteneva: «Voglio che la poesia sia la sola a dire chi sono, come sono vissuto e perché, e con la naturalezza che le è propria». Alle parole si affida in umiltà la vita stessa, la propria, ma con l’orgoglio cosciente di chi non ha paura di apparire superbo, perché diventi “altro” da sé e parli, a chiunque abbia la capacità di intendere. Bisogna abituarsi ad «entrare nella poesia per la porta stretta»: faticare un po’ a capire per essere certi infine di avere, insieme al poeta, scoperto o ri-scoperto l’uomo (Fu Montale, nel ’33, a scrivere che Gatto era «destinato a entrare nella poesia passando per la porta stretta»).
«Noi – scrive lo stesso Gatto nel ’40 – siamo nella fretta di questo secolo oscuri simboli di un silenzio storico: non sapremo forse mai parlare di noi stessi e la poesia ci illude…». Ma non è proprio questa “illusione” a dare piú forza alla nostra ricerca esistenziale?

            Giuseppe Napolitano

Osteria flegrea

Come assidua di nulla al nulla assorta
la luce della polvere! La porta
al verde oscilla, l’improvvisa vampa
del soffio è breve.

Fissa il gufo
l’invidia della vita,
l’immemore che beve
nella pergola azzurra del suo tufo
ed al sereno della morte invita.

            Alfonso Gatto

Le “Cronache reali e surreali” a Campobasso

31 11amSun, 15 Nov 2009 10:07:12 +00003182009 2008 di amerigoiannacone

Nell’ambito della serie di eventi letterari organizzato dall’Assessorato alla Cultura della Regione Molise che va sotto il nome “Eventi d’Autore – 20 incontri con gli Autori – Leggere il Molise” giovedí 19 novembre 2009, ore 18,45, sarà presentato a Campobasso, nel Palazzo del Governo (P.zza G. Pepe n. 24) il mio libro “Cronache reali e surreali”. Ne parleranno Aldo Cervo e Giuseppe Napolitano.
Ringrazio in anticipo quanti vorranno intervenire.

“Il Foglio volante” di novembre

31 11pmMon, 02 Nov 2009 18:11:32 +00003052009 2008 di amerigoiannacone

Nel “Foglio volante” di novembre 2009 compaiono scritti di Lucia Barbagallo, Loretta Bonucci, Enzo Bonventre, Daniela Bruni, Giancarlo Campioli, Mariano Coreno, Antonio De Angelis, Emily Dickinson, Alessandra Ferrari, Sendoo Hadaa, Amerigo Iannacone, Teresinka Pereira, Ivan Pozzoni, Gerardo Vacana.
Come al solito, invito chi desideri riceverne copia saggio a chiederla a uno degli indirizzi: edizionieva@libero.it, edizionieva@edizionieva.com, opp. per telefono al n. 0865.90.99.50.
Riporto qui, di seguito, un mio racconto che parte dalla prima pagina e la poesia inedita “L’evento in cerca di autore, di Gerardo Vacana.

L’ultima intervista

Eugenio Valenti fu colpito dal portone d’ingresso, non sapeva nemmeno lui perché. Sembrava non avere nulla di particolare, eppure lui sentiva come un sentimento di repulsione. Suonò il campanello e venne ad aprire una ragazza, una bella ragazza mora, ben vestita, elegante, ma anche lei gli trasmise un senso di disagio.
– Si accomodi, Dottor Valenti. – Disse la ragazza.
“Dottor Valenti? – pensò Eugenio – Come fa a sapere il mio nome?”
– Ho un appuntamento… – cominciò, ma la ragazza lo interruppe:
– Sí, si accomodi. Il Dottore la farà chiamare appena si sarà liberato.
Il direttore del giornale lo aveva mandato a fare quell’intervista senza dirgli nulla del personaggio e senza dargli la possibilità di procurarsi un minimo di documentazione su di lui. Non aveva fatto in tempo a mettere piede in redazione che il Direttore lo aveva spedito in Via Morgue 33 per quell’intervista.
– Ma di chi si tratta?
– Adelmo Morton. Va’, non ti preoccupare. Per le sei e mezzo voglio il pezzo.
– Ma… – Aveva tentato di dire.
– Vai, vai. Al ritorno ne parliamo.
– Non…
– È un dirigente. Ho detto che ne parliamo al ritorno.
– Vorrei per lo meno…
– Sei un giornalista o no? Saprai fare un’intervista di una colonna e mezzo?
Era giovane, Valenti, lavorava al giornale da una settimana, e non fece altre obiezioni. Si recò in Via Morgue.

Aspettò per dieci minuti. Una sala di attesa anonima: solo un divano e un tavolinetto. Ma sulla parete di fronte uno strano quadro, un olio su tela con una figura astratta, una specie di macchia nera con dei contorni indefiniti su uno sfondo di un rosso cupo. Eugenio non riusciva a staccare gli occhi da quel quadro e a un certo punto gli sembrò quasi che la figura si muovesse. Ma non fece in tempo a pensare, perché la porta interna si aprí e la ragazza di prima gli disse:
– Prego, il Dottore l’attende.
Eugenio entrò e “Strano, – pensò – non c’è nessuno, nessuno è uscito e non ci sono altre porte. Perché mi ha detto che il Dottore era impegnato?”
– Buongiorno, Dottor Morton. Sono…
– Eugenio Valenti, lo so. Si accomodi. È da una settimana che l’attendo.
“Da una settimana?”
– Veramente…
– Lo so, non gliel’hanno detto. Succede sempre cosí. Ma mi dica, Lei che intenzioni ha?
– Volevo farle l’intervista…
– Lasciamo stare. Mi dica sinceramente: come si sente?
– Ehm… bene. In che se-senso? – Si accorse che cominciava a balbettare.
– Psicologicamente. È preparato?
– Veramente, volevo preparare delle domande, ma non ne ho avuto il tempo. Il direttore…
Morton scoppiò in una sonora risata, che a Eugenio fece venire i brividi.
– Stavolta le domande le faccio io.
– Veramente l’intervista do-dovrei farla io. Per le sei e mezzo de-devo essere in redazione per consegnare il pe-pezzo…
– Non ci sarà alle sei e mezzo. In redazione non ci andrà piú. Mi dica, piuttosto, Lei è contento della Sua vita?
– Beh… non so…
– Lei quanti anni pensava di vivere?
“Pensava”?
– Penso…
– È meglio che Lei non pensi.
Morton si alzò e girò intorno alla scrivania per andare verso Eugenio. L’ultima immagine che Eugenio vide, fu Morton che gli si avvicinava e gli sembrò si trasformasse in una macchia nera come quella che aveva visto nel quadro, mentre tutto intorno diventava rosso, un rosso cupo e sfumato.

Amerigo Iannacone

L’evento in cerca d’autore

L’evento grande o minimo
passa per mille bocche distratte
subisce mille travisamenti
ma reclama vera attenzione
cerca un varco
tra gente tetragona indifferente,
giunge fino a te
attenta inquieta foce
terminale dolente.

Per sforzi che faccia
la tua mente (mente, non mare)
non gli ridarà
l’originaria purezza
l’iniziale intatta verità.

29.8.1993

Gerardo Vacana

“Il Foglio volante” di ottobre

31 10amSun, 18 Oct 2009 08:56:48 +00002902009 2008 di amerigoiannacone

Foglio ottobre

È uscito “Il Foglio volante” di ottobre 2009 in cui compaiono scritti di Loretta Bonucci, Enzo Bonventre, Daniela Bruni, Dante Cerilli, Antonio De Angelis, Pino De Renzi, Alessandra Ferrari, Amerigo Iannacone, Pietro La Genga, Tiberio La Rocca, Michele Marra, Anna Ruotolo, Maria Luisa Russo, Gerardo Vacana, Irene Vallone, Antonio Vanni, Maurizio Vitiello.
Chi desideri ricevere copia saggio, la può chiedere a uno degli indirizzi: edizionieva@libero.it, edizionieva@edizionieva.com, opp. per telefono al n. 0865.90.99.50.
Riporto qui, di seguito, l’articolo di apertura “La Divina commedia” nel mondo.

La Divina Commedia nel mondo
A Ravenna le versioni Svedese, Ceca ed Esperanto

Si è svolta il 25 settembre a Ravenna un’interessantissima serata dedicata alla Divina Commedia in lingua Esperanto, nell’ambito delle annuali celebrazioni del Settembre Dantesco che quella città dedica al nostro sommo poeta. L’avvenimento, ha avuto anche la presenza dell’esperantista e poeta napoletano/sanmarinese Nicolino Rossi, quale esperto di Dante in versione Esperanto.
l Centro Relazioni Culturali della città di Ravenna, sotto la direzione del Dott. Walter Della Monica, già da anni dedica tre venerdí di ogni settembre ad altrettante presentazioni della Divina Commedia nelle svariate lingue nazionali. Lo scopo è quello di ravvivare l’attenzione del mondo culturale italiano ed internazionale sulla validità ed attualità del divino Poeta italiano. Il settembre 2009 è stato dedicato alle versioni della Divina Commedia in lingua svedese, ceca ed Esperanto.
La serata di venerdí 25 settembre è stata dedicata alla nuova e modernissima traduzione della Commedia in lingua Esperanto, ad opera del Dott. Enrico Dondi di Roma, eminente traduttore e studioso di Dante. La manifestazione si è svolta nella suggestiva Basilica di San Francesco accanto alla tomba del nostro Sommo Poeta, con la presenza di un pubblico folto ed attento. La serata di conversazioni sulla nuova traduzione in Esperanto della Divina Commedia è stata brillantemente condotta dal Prof. Alessandro Gentili della James Madison University di Firenze, con la partecipazione degli specialisti esperantisti Prof. Carlo Minnaja dell’ Università di Padova e membro dell’Accademia di Esperanto, del Prof. Mauro Nervi dell’Università di Pisa e presidente della Accademia della Letteratura Esperanto, e del napoletano Nicolino Rossi, direttore della Cattedra di Esperanto di Napoli e poeta esperantofono.
Gli esperti hanno tracciato brevemente la storia della lingua Esperanto, dalla sua nascita nel 1887 a tutt’oggi, sottolineando gli intenti etico-filosofici che hanno animato il suo inventore Dott. Ludovico Lazzaro Zamenhof, spinto alla ricerca di una lingua facile e neutrale, per un mondo pacifico e solidale. Hanno altresí evidenziato la grande mole di produzione letteraria originale in Esperanto, e di traduzione di numerosi capolavori delle letterature nazionali, anche da lingue cosí dette minori. Naturalmente le valutazioni estetico-filologico-interpretative del lavoro di E. Dondi sulla Divina Commedia hanno occupato il centro del dibattito, con cenni brevi, ma circostanziati, sulla storia dei vari tentativi di traduzione della Commedia in Esperanto, fin dall’inizio del 1900. La nuova traduzione di Enrico Dondi ha riscosso, nella valutazione degli esperti, il massimo consenso possibile, sia per la chiarezza filologica di quasi perfetta adesione di ogni verso al suo originale italiano, sia per una resa dell’endecasillabo esperantico di altissima e vibrante poeticità. È stato, infine, declamato il XXXIII Canto del Paradiso in italiano ed in Esperanto.
La serata, di alto interesse culturale in un ambiente si di grande suggestione, si è conclusa con la consegna, ai tre esperti esperantisti, del Lauro Dantesco 2009, una formella di bronzo riproducente la statua di Dante che si trova sul bassorilievo all’interno della tomba del Poeta.

“Il Foglio volante” di settembre 2009

31 09amSun, 13 Sep 2009 07:34:19 +00002552009 2008 di amerigoiannacone

 Foglio settembre

 Nel “Foglio volante” di settembre 2009, un numero piú ampio del solito compaiono scritti di Giorgio Bàrberi Squarotti, Paolo Battista, Roberto Bettero, Aurelia Bogo, Loretta Bonucci, Enzo Bonventre, Mariano Coreno, Carla D’Alessandro, Rossana D’Angelo, Lino Di Stefano, Albert Einstein, Vito Faiuolo, Alessandra Ferrari, Amerigo Iannacone, Maria Pina Iannuzzi, Pietro La Genga, Tiberio La Rocca, Pierangelo Marini, Avni Muça, Silvana Poccioni, Nicola Rampin, Sara Rodolao, Anna Ruotolo, Daniele Sardone, Nat Scammanca, Carina Spurio, Giuseppe Tadolini, Maria Luisa Toffanin.
Riporto qui, di seguito, un mio breve testo, dalla rubrica “Appunti e spunti” (ma purtroppo non sono tanto bravo con Internet e i corsivi non mi vengono).

Accenti: una storia infinita

Un’antica questione: affermazione, dal latino sic est, va scritto sempre con l’accento (che, se vogliamo essere precisi, dovrebbe essere acuto perché il suono è chiuso). Ma otto volte su dieci lo troviamo scritto senza accento. A chi mai è capitato di vedere durante la campagna per i referendum di vedere un con l’accento? Nemmeno sulle schede elettorali: molto, infatti, fanno anche le istituzioni per farci restare ignoranti.
I monosillabi con l’accento in realtà sono pochissimi: oltre al , troviamo nel significato di giorno (ma, attenzione, l’imperativo del verbo dire, è di’ con l’apostrofo e non con l’accento: di’ la tua); là e lí, avverbi di luogo; negazione, ché (in senso causale o finale, cioè quando sostituisce perché, esempio: non dire nulla, ché non ho voglia di ascoltare); , indicativo del verbo dare (ma l’imperativo è da’), esempio: Antonio dà poca importanza a quello che vede); piú, giú, e qualcun altro.
Poi c’è il pronome , per il quale vorrei spendere qualche parola in piú. Alcuni grammatici sostengono che quando è seguito da stesso e medesimo, non vuole l’accento, perché, dicono, in questi casi non c’è possibilità di confondere con se congiunzione. Qualcuno poi, di quelli che spaccano il capello, aggiunge che però l’accento va recuperato al plurale sé stessi, perché in questo caso potrebbe confondersi con il congiuntivo del verso stare (se stessi facendo qualcosa di male…).
Ma la verità è che una volta stabilito che una parola ha l’accento, sempre con l’accento va scritta, perché se si dovesse mettere soltanto quando c’è ambiguità, potremmo omettere l’accento nove volte su dieci. Se scrivessimo verita, gioventu, affinche, finiro, anziché le corrette verità, gioventú, affinché, finirò, con che cosa mai si potrebbero confondere? Ma anche se scrivessimo calamità, però, farò senza gli accenti, praticamente mai potremmo confondere con calamita, pero, faro, perché è il contesto che ci fa capire di che stiamo parlando.
Ma quella degli accenti è una storia infinita: torneremo a parlarne.

“Il Foglio volante” di agosto 2009

31 07pmFri, 31 Jul 2009 13:54:17 +00002112009 2008 di amerigoiannacone

È stato appena spedito agli abbonati “Il Foglio volante” di agosto 2009. Si tratta di un numero speciale dedicato quasi per intero al Premio Letterario “Una Fiaba per te” di San Pietro Infine. Chi desideri ricevere copia saggio ce la può chiedere a uno degli indirizzi: edizionieva@libero.it, edizionieva@edizionieva.com
Riporto, di seguito, un mio breve testo, tratto dalla rubrica “Appunti e spunti”.

I pasticcieri si perdono le “i”

Ho provato a controllare su un motore di ricerca (sì, lo confesso, anch’io soffro della sindrome di google): il termine “pasticcere”, senza la “i”, batte “pasticciere”, con la “i”, per 173.000 a 72.200.
Ebbene, nella parola “pasticcio”, la seconda “i” è solo un artificio grafico del nostro alfabeto per non farci leggere “pasticco”, in quanto al grafema “c” in italiano corrispondono due fonemi, cioè due suoni diversi, uno palatale, come in “cena” e uno gutturale, come in “cane”. Lo stesso vale per “pasticciare”, dove, se non ci fosse la “i” leggeremmo “pasticcare”, ma in “pasticcerò”, “pasticcerei”, la “i” non ci vuole perché il suono palatale già c’è.
Diverso è il discorso di “pasticciere”, dove la “i” appartiene al suffisso “-iere”, un suffisso che generalmente indica il mestiere: “panettiere”, “banchiere”, “staffiere”, “alfiere”, “carrettiere”, “carpentiere” , “portiere”, ecc. E allora dovremo scrivere: “pasticciere”, “pasticciera”, “pasticcieri”, “pasticciere”.
Ma, che volete?, l’uso comanda. E anche i vocabolari – che devono fare, poverini? – Si adeguano. Qualche anno fa non riportavano la forma erronea “pasticcere”, ora (ne ho controllato piú di uno) scrivono: “Pasticcere, V. Pasticciere”. Magari fra qualche anno troveremo “Pasticciere, V. Pasticcere” e poi forse troveremo solo la forma “pasticcere”, tranquillamente sdoganata. Avrà vinto l’ignoranza, ma i linguisti sono pochi, gli ignoranti tanti.

La Sombra del algarrobo

31 07pmFri, 31 Jul 2009 13:47:39 +00002112009 2008 di amerigoiannacone

La Sombra

È uscito in questi giorni una nuova edizione del mio poemetto“L’ombra del carrubo”, la cui prima edizione è del 2001 ed era in bilingue, con traduzione francese di Paul Courget (“L’ombre du caroubier”). L’attuale edizione è ancora in edizione bilingue, ma stavolta giorni la versione spagnola del poeta argentino Carlos Vitale (La sombra del algarrobo).
Il libro esce nelle Edizioni Eva (edizionieva@edizionieva.com) e costa € 10,00.
«“L’ombra del carrubo”, che ha sinceramente mosso le mie lacrime, – scrive Ida Di Ianni nella prefazione – non è altro che la storia del mondo. La storia di ognuno: le persone care – chi prima chi poi – inevitabilmente ci abbandonano e lo strazio stesso della perdita, unito all’indicibile smarrimento che coglie dinanzi ad una camera vuota, ad un posto a tavola vacante o all’ombra del carrubo, che “Vanamente / si spande a terra”, lascia giorno dopo giorno il posto ad una struggente malinconia, che in Iannacone si colora di varie tinte, toccando umanamente anche quella del rimpianto».
Qui di seguito, due frammenti in italiano e in spagnolo.

XXX

Riverberi
d’improvviso
nella mente distratta
dagli assilli
delle quotidiane incombenze,
il tuo passo
il tuo viso.
Immagini serene
ormai.
Riverberi
di momenti che amai
e che mai
rivivremo.
 
(2.6.1999)

XXX

Reverberaciones
inesperadas
en la mente distraída
por las preocupaciones
de las urgencias cotidianas,
tu paso
tu rostro.
Imágenes serenas
ya.
Reverberaciones
de momentos que amé
y que nunca
reviviremos.

XXXIV

Sei nell’aria nei viali
nei muri nel vento
nel volo degli uccelli
nel firmamento
nelle policrome ali
delle farfalle.
Sei nei prati d’intorno
umidi di rugiada,
negli ulivi sereni
che ti videro l’ultimo giorno.

XXXIV

Estás en el aire en los paseos
en los muros en el viento
en el vuelo de los pájaros
en el firmamento
en las policromadas alas
de las mariposas.
Estás en los prados de alrededor
húmedos de rocío,
en los olivos serenos
que te vieron el último día

Una Fiaba per te

31 07pmThu, 09 Jul 2009 20:18:26 +00001892009 2008 di amerigoiannacone

Cop Fiaba 2009

Si terrà sabato 18 luglio a San Pietro Infine (Caserta), vecchio centro, a partire dalle ore 20, la cerimonia conclusiva del Premio letterario “Un Fiaba per te”, indetto dall’Associazione Culturale “Ad Flexum”, quest’anno alla sua terza edizione.
Il vecchio centro di San Pietro, di recente ristrutturato, con il suo fascino, fa da magnifica cornice a una manifestazione che, essa stessa, trasporta in una magica atmosfera.
Ancora una volta, ci sono stati partecipanti da tutta Italia, con testi di notevole fattura, fra i quali non è stata facile la scelta per la qualificata Giuria, composta da Amerigo Iannacone (presidente), Maurizio Zambardi (Presidente onorario), Aldo Cervo, Ida Di Ianni, Rita Iulianis, Giuseppe Napolitano e Antonietta Perrone.
Il primo premio è andato a Fryda Rota (Borgovercelli – Vercelli), per la fiaba “Dalla terra del poi”; il secondo ad Annamaria Matera (Cosenza), per la fiaba “Il dono della mamma”; il terzo a Valentina Verrillo (Cassino – Frosinone), per la fiaba “Un aquilone di pace”.
Sono stati inoltre segnalati: Renata Alberti (Treviso), Cristina Amoroso (Piglio – Frosinone), Christian Antonini, Introbio (Lecco), Rosa Antonucci (Treviso), Caterina Bigazzi (Lastra a Signa – Firenze), Andrea Biscaro (Isola del Giglio – Grosseto), Giada Cattaneo (Ceriano Laghetto – Milano), Sandra Cirani (Genova), Antonio Delconti (Bellinzago Novarese – Novara), Marcello De Santis (Tivoli – Roma), Vanes Ferlini (Imola – Bologna, Gilberto Germani e Gloria Esposito (Milano), Mariateresa La Porta (Venafro – Isernia), Marco Laratro (Foggia), Paolo Pergolari (Perugia), Augusta Russo (S. Vittore del Lazio – Frosinone).
Un riconoscimento alla carriera è stato inoltre conferito alla scrittrice-poetessa Antonia Izzi Rufo di Castelnuovo al Volturno (Isernia).
Il programma della serata, aperta a tutti, prevede, dopo il saluto delle autorità e gli interventi di Maurizio Zambardi, Amerigo Iannacone e Aldo Cervo, la premiazione dei vincitori e segnalati e la lettura di brani delle loro opere. Intermezzi musicali del Duo campobassano flauto-pianoforte M° Annachiara Pedicino e M° Loredana Venditti.
Tutte le fiabe vincitrici e segnalate sono state inserite in una pregevole antologia, che sarà disponibile per la serata della premiazione.

“Il Foglio volante” di luglio 2009

31 07amWed, 01 Jul 2009 07:24:28 +00001812009 2008 di amerigoiannacone

Foglio Luglio 2009
Nel “Foglio volante” di luglio 2009, oltre alle consuete rubriche, contiene, fra gli altri, testi di Antonella Anziano, Ausonio, Loretta Bonucci, Enzo Bonventre, Rossana D’Angelo, Antonio De Angelis, Alessandra Ferrari, Stefy Grimieri, Amerigo Iannacone, Pietro La Genga, Tiberio La Rocca, Pierangelo Marini, Roberto Morpurgo, Franco Orlandini, Teresinka Pereira, Nicola Rampin, Fryda Rota, Daniele Sardone, Carina Spurio, Maria Luisa Toffanin. Chi desideri ricevere copia saggio la può chiedere a uno degli indirizzi: edizionieva@libero.it, edizionieva@edizionieva.com o per telefono (0865.909950).
Riporto qui, di seguito, il testo di apertura e un mio breve testo, dalla rubrica “Appunti e spunti”.

Gabriele D’Annunzio e i cammelli

Gabriele D’Annunzio(1863-1938), durante il suo soggiorno in terra toscana – in cui trovò, nel 1903, ispirazione per le poesie di “Alcyone”, nello splendore della «grande Estate, delizia grande tra l’alpe e il mare» – aveva riguardato, non senza stupore, alcuni cammelli che vivevano lungo il litorale pisano, portati lí per «qual mai novo caso», dalle loro zone bruciate dal sole («dall’immensa Asia o dall’Africa usta»).
Come bestie da soma, facevano continuamente la spola tra le boscaglie estese lungo il corso dell’Arno, e la marina.
Il poeta li rappresenta mentre, carichi delle fascine di rami tagliati, vanno lenti e silenziosi nell’afa soffocante dei sentieri, dove fanno scricchiolare le pigne e le foglie risecchite.
«Passano per la macchia / …sí gravi e tristi e muti!» Non li conduce un bèrbero, ma un bifolco toscano, che rivolge loro le stesse voci di stimolo, usate da sempre, nei campi, verso i tardi buoi.
Appena giunti sul lido, i caramelli si accasciano, quasi stessero per esalare l’ultimo respiro. Per far deporre le fascine, si piegano sui ginocchi, con un grido soffocato. Poi sbadigliano e, nello spalancare la bocca, lasciano vedere l’aspra dentatura giallastra – e il palato violaceo; dalla gola vien su un borbottío discontinuo. Hanno le molli labbra che tremolano; i bruni occhi, che paiono come spenti, lacrimano; quegli occhi che avevano già rispecchiato il deserto e i palmizi.
Poi i cammelli si rialzano e vanno per un altro carico; trascinano lunghe corde, che pendono da un fianco.
D’Annunzio ha provato – e ce lo ha trasmesso – un senso di pena, mista a pietà, nell’osservare i gibbosi animali, «grandi esuli» dal loro ambiente.
Il poeta ha visto nei «deformi somieri», l’immagine dolorosa, antica, quanto il mondo, d’ogni essere vivente, oppresso e affranto sulla faccia della Terra.

Franco Orlandini

Il menu e i determinativi

Un menu che mi è capitato di recente fra le mani, in un ristorante raffinato: “Il Composé di Salumi”, “Il Soffritto D’Agnello”, “Le Lasagnette all’Affumicata di Bufala”, “Le Fettuccine”, “Il Filetto”, ecc. ecc. fino a “Le Fragole con Gelato” e “Il Dolce”; poi: “Lo Spumante”, “Il Vino Rosso Aglianico”, Il Vino Bianco Falanghina”, “L’Acqua Lete e Prata”, ecc. Non parliamo delle maiuscole usate senza risparmio. Ma perché tutte le vivande e tutte le bevande sono precedute dall’articolo determinativo?
Non hanno servito “fettuccine”, ma “Le Fettuccine”, cioè fettuccine uniche e irripetibili. Ma allora quelle che avevo mangiano qualche giorno prima che cos’erano? Non sono state servite fragole con gelato, ma “Le Fragole con gelato”, per cui al di fuori di quelle non ce ne sono altre. Non è stato servito spumante, ma “Lo Spumante”: solo quello è spumante, tutti gli altri si possono buttare.
Ma a che serve quest’enfatizzazione? Forse a far sembrare piú di lusso il ristorante e piú importante l’avventore? Magari bastassero le parole!

Amerigo Iannacone

“Il Foglio volante” di giugno 2009

31 05pmSat, 23 May 2009 21:17:19 +00001422009 2008 di amerigoiannacone

Foglio di giugno

“Il Foglio volante” di giugno è un numero speciale, dedicato quasi completamente al Premio di Poesia “Venafro”, svoltosi il 25 aprile.
Come al solito, invitiamo chi desideri riceverne copia saggio a chierdercela a uno degli indirizzi: edizionieva@libero.it, edizionieva@edizionieva.com, o anche per telefono al n. 0865.90.99.50.
Riporto qui una mia breve nota della rubrica “Appunti e spunti”.

La Fiat che perde pezzi

In inglese i nomi propri non vogliono l’articolo: si dice “England”, “Italy” e non “the England”, “the Italy”. In Italiano la regola (ma le regole linguistiche derivano dall’uso e non sono imposte per legge né tantomeno seguono la logica) vuole che nei nomi di stato l’articolo ci vada. Quindi: “l’Inghilterra”, “l’Italia”. Ma perché, allora, oggi si usa dire “Israele” e non come sarebbe piú logico “l’Israele”? A mio avviso si tratta solo di un calco giornalistico dall’inglese, cosí come è diventato “Medio Oriente”, calco dell’inglese “Middle East”, quello che in realtà per noi era il “Vicino Oriente”. Per i francesi – detto per inciso – lo è ancora: Proche-Orient. Ma nel linguaggio politico e giornalistico ha prevalso il termine usato dagli anglosassoni, che considerano “vicino oriente” l’Europa sudorientale.
Spesso si è cominciato a togliere l’articolo anche nei nomi di aziende. Cosí vi capita di sentire “assunto in Rai”, “lavorare in Rai” anziché “assunto alla Rai”, “lavorare alla Rai”.
In queste ultime settimane si è sentito parlare molto dell’accordo Fiat-Chrysler e di contatti della Fiat con la Opel e i giornalisti, adeguandosi supinamente all’inglese, hanno abolito l’articolo e abbiamo sempre sentito frasi del tipo “Fiat ha sottoscritto ecc.”, anziché “La Fiat ha sottoscritto ecc.”
E noi non possiamo che augurarci che le perdite della Fiat siano limitate solo all’articolo.

Amerigo Iannacone