Organizzato dall’Associazione Culturale “Ad Flexum”, sabato, 1° marzo 2008, alle ore 16,30, si terrà a San Pietro Infine (Caserta), nel Ristorante-Pizzeria “Borgo Antico”, un interessante convengo, dal titolo “Incontro con l’esperanto. Il programma prevede, dopo il saluto del Presidente dell’Associazione “Ad Flexum” Maurizio Zambardi, interventi di
Amerigo Iannacone, Docente di Esperanto, che parlerà sul tema «L’Esperanto, perché»; Nino Vessella, Professore di Inglese e Presidente dell’Ass. Changamano, sul tema «L’Esperanto, come»; Renato Corsetti, Presidente della Federazione Esperantista Italiana, sullo stuzzicante tema «Stive mmiez’ a tre o quatto sciantose e parlave francese…: identità e lingua in Italia nell’anno internazionale delle lingue». A conclusione sarà proiettato un breve filmato.
Sarà presente l’Associazione Changamano, che opera in Tanzania con il sostegno a distanza dei bambini e il microcredito.
Il convegno ha anche la funzione di presentare un corso gratuito di esperanto, che si terrà a San Pietro e sarà articolato in dieci lezioni a cadenza settimanale. Dopo il corso base potrebbe esserci un corso di perfezionamento, anche in vista del Congresso Nazionale di Esperanto che nel 2009 si terrà a Cassino. Com’è noto il congresso nazionale si tiene ogni anno in una città diversa. Quest’anno è la volta di Grosseto.
Due parole sull’Esperanto
Uno dei piú urgenti problemi che il mondo di oggi si trova ad affrontare è quello imposto dalle difficoltà della comunicazione fra i popoli.
Eppure la soluzione c’è, anche se interessi di parte, egoismi, orgogli nazionalistici ne hanno impedito finora l’adozione.
Si tratta dell’esperanto, una lingua franca, soprannazionale, neutrale, da usare ogni volta che si presenti la necessità di comunicare con persone di madrelingua diversa.
Ma cos’è l’esperanto? Si tratta di una lingua creata nel 1887 dal russo Ludwik Lejzar Zamenhof con lo scopo di farla diventare seconda lingua di tutti, e quindi di risolvere i problemi della comunicazione internazionale.
L’esperanto è esattamente come deve essere una lingua che è destinata ad avere la funzione di mezzo di comunicazione fra persone e popoli diversi.
- È facile. La grammatica si articola in sedici sole regole, senza nessuna eccezione, per cui si può imparare in un tempo molto limitato. Qualche esempio: “libro” è “libro” anche in esperanto; “città” è “urbo”; “lingua” “lingvo”; “sí” “jes”; “arte” “arto”; “penna” “plumo”; “vero” “vera”; “finire” “fini”; “amare” “ami”, ecc.
- La fonetica non presenta particolari difficoltà. Ogni lettera viene pronunciata sempre allo stesso modo, indipendentemente dalla posizione in cui si trova.
- Un sistema di prefissi e suffissi riduce enormemente il numero delle radici da memorizzare. Qualche esempio: il suffisso “mal-” indica il contrario, per cui se sappiamo che “amico” si dice “amiko”, sapremo anche che “nemico” si dice “malamiko”; se “vero” si dice “vera”, “falso” si dirà “malvera” e così via.
La soluzione dunque c’è. Ci vuole la volontà politica per adottarla, liberandosi dagli orgogli nazionalistici e dai servilismi ideologici.
Tolstoj, che fu uno dei primi adepti del movimento esperantista, ebbe a dire che «l’esperanto è cosí facile e i risultati che se ne potrebbero avere se tutti lo imparassero cosí grandi, che non c’è motivo per non provare a impararlo».
A. I.