D’Annunzio e la Principessa Gravina

Chi avrà occasione di vedere quella fotografia che ritrae D’Annunzio con l’editore Guido Treves, si renderà conto che il Poeta di Alcyone aveva un fisico piuttosto modesto, a parte la precoce calvizie che si sarebbe aggravata col passare degli anni.

Come tutti gli uomini di media statura, aveva una predilezione per le donne alte e slanciate.

Brillante cronista sulle pagine del Mattino, nei salotti della Napoli aristocratica trovò pane per i suoi denti nella principessa siciliana Maria Gravina, giovane moglie delusa di un ufficiale dell’esercito. Elegante nel portamento, di carnagione tendente al bruno, chioma corvina con una ciocca di capelli rossicci, la conturbante principessa fu subito oggetto di particolari attenzioni da parte del D’Annunzio, tanto che per lui lasciò marito e figli subendo un processo per adulterio.

Donna “pazzoica” e di sfrenata sensualità, si abbandonò alle galanterie del Poeta, affascinata dalla fama di cui godeva l’appena trentenne autore del Poema paradisiaco

Dalla relazione nacque Renata (la Sirenetta), che in anni successivi avrebbe fatto da infermiera al padre durante “l’oscura” degenza nella Casa Rossa a Venezia, dopo l’incidente aviatorio che gli causò la perdita dell’occhio destro. Qui il Poeta scrisse su migliaia di cartigli le splendide pagine di memoria raccolte sotto il titolo di Notturno.

Erano gli anni della prima guerra mondiale, e di Maria Gravina si erano ormai perse le tracce, lei pure nel novero delle amate e dimenticate che un tempo furono “croce, e delizia” del Poeta-Vate.

(Dal “Foglio volante” n. 8-9/2007)

Antonio De Angelis

  

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