Archive for novembre 2007

I Poeti della Corriera in un libro

31 11pmSun, 25 Nov 2007 19:05:35 +00003282007 2008

    Giuseppe Napolitano, che davvero non si stanca mai di “lavorare per la parola”, ha curato la pubblicazione di un pregevole volumetto dedicato alla Corriera dei Poeti del 21 agosto 2007, di cui si può trovare resoconto in questo blog.
    Il libro, 80 pagine, esce al numero 34 di quella sua collana “La Stanza del Poeta”, che, nata solo due anni fa, si va sempre piú imponendo all’attenzione del mondo della poesia.
    Presenti, nella pubblicazione, testi di Stefano Sansoni, Sandra Cervone, Rossella Fusco, Georges Drano, Amerigo Iannacone, Nicole Stamberg, Carlos Vitale, Giuseppe Napolitano, Ida Di Ianni, Francesco Paolo Tanzi.
    E voglio qui riportare un breve testo di Ida Di Ianni:
            
           

            Carpe diem

            I luoghi
            che non toccheremo piú
            hanno il colore verde dello smeraldo
            ed il suono limpido delle acque sorgive.
            Di tanto in tanto
            rileggerò i fotogrammi della memoria
            e ad occhi chiusi seguirò la linea del fiume
            che ormai separa il nostro correre
            a rincorrere l’attimo.

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Vi aspetto sabato a San Pietro Infine

31 11pmSun, 25 Nov 2007 18:37:49 +00003282007 2008

    Sabato 1° dicembre, alle ore 17,30, saranno presentati a San Pietro Infine, nella Sala Convegni del Comune, i miei ultimi due libri, di recente usciti, Oboe d’amore / Ama hobojo (La Stanza del Poeta – Gaeta 2007), poesie bilingui, in italiano e in esperanto, e Dall’otto settembre al sedici luglio (Edizioni Eva, Venafro 2007), sulla prigionia di mio padre in Germania.
    Parleranno Aldo Cervo e Carmine Brancaccio del primo libro, Giuseppe Napolitano e Maurizio Zambardi del secondo. Moderatore Aldo Zito.
    Sarò grato a tutti coloro che vorranno onorarmi della loro presenza.

Diciture

31 11pmThu, 22 Nov 2007 21:29:41 +00003252007 2008

Diciture

Incontro con Maffeo

31 11pmThu, 22 Nov 2007 21:15:23 +00003252007 2008

    Un incontro con lo scrittore Pasquale Maffeo si terrà domenica 2 dicembre 2007, alle ore 17 nell’Auditorium delle Medaglie d’Oro di SS. Cosma e Damiano (Latina), sotto l’egida della Pro Loco.
    Amerigo Iannacone e Giuseppe Napolitano parleranno del suo ultimo libro, il volume di poesie “Diciture” (Società Editrice L’Aperia, Caserta 2006).
     Pasquale Maffeo, scrittore ben noto negli ambienti letterari, è nato a Capaccio (Paestum) nel 1933. Poeta, narratore e drammaturgo, ha pubblicato una ventina di libri. La sua produzione in versi è reperibile in sette raccolte. In prosa ha prodotto i volumi di racconti Dentro il meriggio (1975) e Lunario dei lazzari (1983); i romanzi L’angelo bizantino (1978), Prete Salvatico (1989), Nipoti di Pulcinella (1998) e Il Mercuriale” (2005); biografie di Salvator Rosa, Giorgio La Pira e Federigo Tozzi; saggi su nostri scrittori del Novecento. Suoi testi teatrali sono stati rappresentati o radiotrasmessi in Italia e in Svizzera.
     Da segnalare anche le sue traduzioni dall’area inglese: W. Collins, W. Blake, J. Keats, C. Dickens, D. G. Rossetti, A. French.
    Collabora alla Terza pagina di “Avvenire”.

A San Pietro Infine il 1° dicembre i nuovi libri di Amerigo Iannacone

31 11pmThu, 22 Nov 2007 20:59:49 +00003252007 2008

    Sotto l’egida dell’Associazione Culturale “Ad Flexum”, sabato 1° dicembre 2007, alle ore 17,30, saranno presentati nella Sala Convegni del Comune di San Pietro Infine (Caserta) gli ultimi due libri dello scrittore molisano Amerigo Iannacone “Oboe d’amore / Ama hobojo” (La Stanza del Poeta – Gaeta 2007) e “Dall’otto settembre al sedici luglio” (Edizioni Eva, Venafro 2007).
    Dopo i saluti delle Autorità, sono previsti interventi di Aldo Cervo e Carmine Brancaccio, che parleranno di “Oboe d’amore / Ama hobojo”, e di Giuseppe Napolitano e Maurizio Zambardi, che parleranno di “Dall’otto settembre al sedici luglio”. Concluderà l’autore. Moderatore Aldo Zito.
    Il primo libro, “Oboe d’amore / Ama hobojo”, è una raccolta di poesie in edizione bilingue, in italiano e in esperanto, di cui ha scritto, tra l’altro, Pasquale Maffeo, in una recensione: «La raccolta che abbiamo sott’occhio s’apre cresce e si conclude nella continuità, meglio si dirà nel durevole fuoco, d’una morsura esistenziale che non dà tregua al pensiero e non concede sconti alle cifre di bilancio linearmente emergenti da un fondo di eventi e momenti rimasti incisi nella memoria a fornire prove d’esperienza nell’unitario grembo d’un destino. Tanto da poter dire, nell’essenzialità che connota la pronuncia: “Sarebbe più facile la vita / senza attesa di inferni e paradisi. / O forse no. / Sarebbe forse / piú dura e piú egoista. / Ma non solo in vista / del dopo / puoi scegliere di vivere. / Etica è comunque dignità”.
    Del secondo libro, “Dall’otto settembre al sedici luglio”, scrive Lino Di Stefano che «non è altro che il ricordo, talvolta commovente, del padre venutosi a trovare in un momento cruciale della storia d’Italia – precisamente l’8 settembre del 1943 e i mesi immediatamente successivi – al centro della bufera che porterà la Nazione alla sconfitta militare e morale. Michele Iannacone, queste le generalità del padre del poeta e scrittore molisano, dopo il lungo servizio di leva nella Regia Aeronautica, nel 1940 venne richiamato e tre anni dopo il disastro dell’8 settembre lo colse nella città di Foscolo e vale a dire a Zante. / Fatto prigioniero dai tedeschi con altri commilitoni, dopo una sosta ad Atene, fu internato in un campo di concentramento della Germania. Michele Iannacone descrive, per bocca del figlio Amerigo, tutte le traversíe e le sofferenze della prigionia conclusasi, per fortuna, felicemente colla fine del conflitto. […] l’Autore coglie l’occasione per rievocare tanti fatti, avvenimenti, tradizioni e modi di vivere del suo paese – eventi comuni un po’ a tutti i paesi del Molise – segnatamente del periodo immediatamente successivo alla seconda guerra mondiale ed anche degli anni che videro Venafro coinvolta nei tragici scontri bellici e nei disastrosi bombardamenti».

Premio Letterario “Macchia d’Isernia”

31 11pmThu, 15 Nov 2007 16:41:53 +00003182007 2008

    Si terrà sabato 24 novembre alle ore 16,30, nel Palazzo Baronale di Macchia d’Isernia, la manifestazione conclusiva della Seconda Edizione del Premio Letterario “Macchia d’Isernia”.
    Il premio è articolato in quattro sezioni: Narrativa (Vincitori: Angela Ambrosini, Paolo Pergolari, Clara Terribile); Poesia (vincitori: Loriana Capecchi, Gino Zanette, Giovanni Caso); Narrativa autori in erba; Poesia autori in erba. Borse di studio agli studenti: Federico Caimano, Federica Martino, Clara Mangiapia, Simona Fardone.
    La Giuria è composta da Amerigo Iannacone (Presidente), Aldo Cervo, Maria Pia De Martino, Ida Di Ianni, Elena Grande, Giuseppe Napolitano.
    Il programma della serata prevede, dopo il saluto del Sindaco Dante Giuseppe Cicchini e una introduzione dell’Assessore alla Cultura Elena Grande, un intervento del Presidente della Giuria Amerigo Iannacone, dopo di che Giuseppe Napoletano parlerà sul tema “Il Racconto: piccole riflessioni” e Aldo Cervo su “Poesia e non poesia”.
    Seguiranno la lettura delle motivazioni della Giuria e delle opere vincitrici da parte di Maria Pia De Martino e Ida Di Ianni. Saranno quindi premiati i vincitori e saranno consegnati gli attestati di partecipazione agli autori in erba.
    Ci sarà poi un dibattito sul tema “Scuola e Poesia: l’Incontro” moderato da Maria Pia De Martino. A conclusione saranno consegnate le Borse di Studio alunni più meritevoli dell’anno scolastico 2006/2007.

Il “Foglio volante” di dicembre

31 11pmSat, 10 Nov 2007 22:13:21 +00003132007 2008

    Sul “Foglio volante” di dicembre, in attesa di essere spedito, testi di Fryda Rota, Mariano Coreno, Loretta Bonucci, Pietro La Genga, Aurelia Bogo, Enzo Boventre, Giovanni Cianchetti, Carlos Ochoa, Carlo Edoardo Costa, Luciano D’Agostino, Enrico Marco Cipollini, Giuseppe Napolitano.
    Riporto qui di seguito un mio microracconto con cui il foglio si apre e invito tutti coloro che volessero ricevere una copia saggio a chiedermela. Si potrà chiedere oltre che all’indirizzo del blog, anche all’indirizzo edizionieva@libero.it, o, per telefono al numero 0865.90.99.50.

Una vecchia lettera

31 11pmSat, 10 Nov 2007 22:04:45 +00003132007 2008

    Ebbi la sensazione di aver raccolto il messaggio di un naufrago chiuso in una bottiglia. O, forse, di aver ricevuto una lettera dall’aldilà.
Ero in biblioteca come ogni giorno, e, dovendo in qualche modo far trascorrere il tempo in un luogo dove le visite erano rare e, per cosí dire, occasionali, di solito mi dedicavo alla lettura. Era come se, inconsciamente, sentissi il dovere di dar voce ai libri. Quei libri che nessuno veniva a leggere né a chiedere in prestito e che mi sembravano malinconici, abbandonati lí, sugli scaffali. Malinconici e delusi. Come esseri nati con tante speranze e finiti come oggetti inutili.
    Leggevo ogni giorno, per ore ed ore, libri presi quasi sempre a caso. Il piú delle volte libri il cui autore non mi era noto, come a volere ridare la parola a un muto.
    Avevo letto libri come il “Piccolo manuale della coltivazione delle piante esotiche” di un non meglio identificato Giacinto Agreste. Uno che portava un tale nome – pensai – non poteva che interessarsi di piante. L’autore era piú esotico delle piante. Non mi interessavo di botanica, ma mi incuriosiva un Agreste.
    Avevo letto il “Trattatello sugli influssi de le costellazioni su le umane indoli”, che forse dopo lo stampatore che aveva messo insieme i tipi per la stampa nessuno piú aveva letto. Avevo letto trattati sull’“Alchimia moderna”, sulla fisiognomonia, sulla floricoltura; avevo letto poemi epici in versi mai entrati nelle storie della letteratura e agiografie di santi del tutto dimenticati.
    Poi, ogni tanto, mi dedicavo alla lettura e spesso alla rilettura di titoli classici, per non finire confinato esclusivamente nella pagine ingiallite di secoli troppo distanti.
    Presi “Il Piacere” di D’Annunzio, un libro che avevo letto da ragazzo e che, a dispetto delle mie aspettative, mi aveva annoiato. Annoiava un libro che aveva a suo tempo fatto scandalo e che era rimasto un classico? Era un’edizione originale del 1912, rilegato in tela color mattone. Lessi poche pagine, poi la mia attenzione fu catturata da un altro libro di D’Annunzio, anch’esso in edizione originale, del 1935, che era seminascosto da un listello dello scaffale. Si trattava del “Libro segreto”. Lessi: “Angelo Cocles – Cento e cento e cento e cento pagine del libro segreto di Gabriele D’Annunzio tentato di morire”. Il libro, stampato in carta goffrata, era per i due terzi intonso. Erano state sfogliate le prime 48 pagine. Si era forse annoiato anche l’unico lettore che prima di me aveva pensato di leggerlo? Mi passavo il libro fra le mani con delicatezza, attento alla sottile, frusciante carta trasparente della sopracoperta, poi, prima di cominciare a leggere, cominciai a sfogliare, con delicatezza, le prime pagine.
    A un certo punto venne fuori un leggero foglio di carta velina, ingiallita dal tempo, tutto scritto a caratteri minuti, con una scrittura delicata, inclinata verso destra. Spiegai il foglio e mi resi conto che era una lettera. Cominciai a leggere:
Mio caro U.,
     (“U.”? Sarà indirizzata a uno che si chiama Ugo, come me? Non sono molti e non sono molto frequenti i nomi che cominciano per U: Ubaldo, Ulderigo, Ulrico…)
    Non so se leggerai questa lettera, non so se ti arriverà, non so se avrò il coraggio di spedirtela, non so se finirò di scriverla. Se la finirò, quando avrò finito forse la strapperò. Ma mi esce l’inchiostro dalla penna come sangue dalle vene.
    Da due anni ci conosciamo e da sei mesi non ci vediamo piú. Ma io sono sempre al solito posto. Eppure c’è in me qualcosa in piú e c’è qualcosa in meno. C’è in me una nuova vita che bussa e c’è la mia vita che se ne sta andando. La nuova vita è tua per metà e tu non lo sai ancora, forse non lo saprai mai.
    Ed io sono amleticamente in bilico tra l’essere e il non essere, tra il vivere e il morire. Ti ho amato irrimediabilmente e ti ho fatalmente odiato.
    Forse nei prossimi giorni ci sarà sul giornale la notizia di una vita spezzata e nessuno saprà che le vite spezzate sono due. Ma quelle vite erano già spezzate, da sei mesi.
    Addio.Z.
     “Z.”? Zaira, come la ragazza che fino sei mesi fa era la mia donna, con la quale avevo vissuto due anni. Quanti sono i nomi di donna che cominciano per Z?. Non me ne venivano in mente molti altri. E Zaira è comunque un nome rarissimo. Zaira, Zoreide, Zoe?
     “Z.” che scrive a “U.”? Zaira che scrive a Ugo? La lettera è scritta piú di sessant’anni fa, eppure mi sembra che sia diretta a me.
    Non posso fare a meno di andare a cercare il numero di telefono di Zaira, che avevo cancellato dal mio cellulare. Lo trovo nell’agenda vecchia. Provo piú volte a chiamare, ma nessuno rispende.
    Prendo la macchina e parto sparato verso il paese di Zaira. Settanta chilometri macinati in tre quarti d’ora.
    «La Signora Zaira – mi disse una donna che stava lavando le scale – non abita piú qui da parecchi mesi.»
    «E dove la posso trovare?»
    «Non lo so. È partita senza lasciare recapito. Anzi qui c’è ancora della sua roba. Il nuovo inquilino ha provveduto a imballarla e a metterla nel garage. Quando la trova le dica di venirsela a prendere.»
Sono ritornato alle mie letture. Sto rileggendo Malombra di Fogazzaro, mentre mi rimangono ora due misteri: quello di Z. che scrive a U. e quello di Zaira. O sono lo stesso mistero?

Domenica, 2 settembre 2007
                                                                             Amerigo Iannacone

Premiati a Sant’Elia Fiumerapido Greco, Ronchi e Franceschini

31 11pmFri, 02 Nov 2007 19:51:06 +00003052007 2008

    Come previsto si è regolarmente tenuta, sabato 27 ottobre 2007, la manifestazione conclusiva della decima edizione del Premio Nazionale di Poesia “Città di Sant’Elia Fiumerapido”.
    Una serata all’insegna della cultura alla presenza di uno scelto pubblico tra cui molti i poeti e gli scrittori provenienti da varie regioni.
    Riporto qui di seguito stralci del verbale della Giuria con le motivazioni e la poesia del vincitore Renato Greco.


    Primo premio: Renato Greco, di Modugno (Bari), per i testi “Autunnale” e “Se ho mai cercato un dio” con la seguente motivazione:
    «Una vena di malinconia percorre le due poesie presentate da Renato Greco, “Autunnale” e “Se ho mai cercato un dio”, che, in qualche modo, si integrano e si completano vicendevolmente. In particolare, nella prima l’autunno diventa la stagione-preludio all’inverno della vita e all’inconoscibile che ne seguirà, la seconda è una meditazione sui dubbi che la vita ci pone. Giunto nella fase autunnale della propria vita, in quell’età in cui d’improvviso ci si rende conto, quasi svegliandosi da un sogno, che il tempo è passato e non ci si è mai accorti “che corresse cosí veloce”, il poeta è mosso a tentare un bilancio, che tuttavia non fa che reiterare le eterne domande esistenziali, cui non si riesce a trovare risposte appaganti e – scrive il poeta – “l’unico risultato del mio tempo / fu il disincanto, il dubbio, lo sgomento”. La versificazione si affida a un endecasillabo talvolta piuttosto libero e a un ritmo, a una contabilità lenta, che s’intona con le delicate e malinconiche atmosfere autunnali».
    Secondo premio: Valentino Ronchi, di Milano, per i testi “Religione per l’estate ” e “La forma di Monceau”, con la seguente motivazione:
    «Poesia che riprende i caratteri della prosa e che si ravviva nell’estetica poetica, quella di Valentino Ronchi. Sia in “Religione per l’estate” che in “La forma di Monceau” i toni assumono un equilibrio descrittivo in funzione dei soggetti, non solo per i dettagli, ma soprattutto per la minuziosità con cui sono descritti semplici atteggiamenti. Pur non entrando in vivacità retoriche, i versi lunghi e discorsivi hanno funzione denotativa fra loro e si intrecciano con lentezza tra un attimo e una pausa, tra una virgola e una congiunzione, tra una riflessione e una risposta. Poesia diametrale, come un ponte che unisce l’autore alle sensazioni, che esclude riscontri metrici di qualunque tipo, ma che prelude una narrazione poetica di sicuro interesse».
    Terzo premio: Francesco Franceschini, di Terni, per i testi “San Lorenzo” e “Rumiz” con la seguente motivazione:
    «Le poesie “San Lorenzo” e “Rumiz” di Francesco Franceschini si articolano intorno a “parole”, che assumono nella prima lirica un valore non più bastevole nell’economia del tempo, intessuto di amori e di memoria, mentre nella seconda si estendono in un “credito infinito” e divengono babele di un linguaggio usato ed abusato, svilito e di continuo sconfessato. La forza dell’ispirazione è tuttavia proprio in una riflessione che fonda su un lessico di uso quotidiano e corrente e fa della terminologia comune la trama di un componimento che non illude o accarezza: dice semplicemente e nel dire scioglie i nodi del pensiero senza badare ad orpelli». […]
    Per quel che riguarda il Premio alla carriera, la Giuria ha deciso […] di assegnarlo allo scrittore Giuseppe Bonaviri (Frosinone), per il rilevante contributo dato alla storia della letteratura italiana in oltre un cinquantennio di attività letteraria, con piú di una ventina di libri di successo, a partire da Il sarto della stradalunga, uscito da Einaudi nel 1954, che fu particolarmente apprezzato da Elio Vittorini, fino a L’incredibile storia di un cranio e Autobiografia in do minore  del 2006.


Autunnale
          A Ramon Perez de Ayjala,
          Oviedo, 9/8/1880 – Madrid, 5/8/1962

Sotto gli accesi rossi e i gialli arancio
della raccolta pace autunnale,
sotto le vaste chiome che si vanno
spogliando, il silenzio si fa assoluto.
Soltanto un lieve soffio di cristallo
nell’aria che incomincia a irrigidirsi
infonde a noi la maestosa calma
della stagione che lentamente passa
a un’altra fase, il lungo assopimento
che la vedrà soccombere all’inverno
e ai grigi e ai freddi bianchi delle nevi.
La calma che di rado, poi, è amica
dell’anima degli uomini sfiorente,
quando giunge nell’ultimo gradiente
che piange il suo distacco dalla terra.
Quando come ogni anima, la mia
non è capace ancora di morire
perché non sa che cosa sa una rosa
della sua flebile esistenza in vita
allevata in un vaso in una stanza,
prigioniera e infelice creatura
che non ha conosciuto le sorelle,
ma delle rose ha dato il suo profumo.
Ed ora già sfiorisce, perde i petali
e spegne a poco a poco il suo splendore.
Un sole in miniatura che s’annera,
come per ogni anima la mia
nei monotoni preludi d’inverno
s’accinge al suo passaggio ad altro stato,
un soffio, un’ombra forse, già svanisce.

Se ho mai cercato un dio
          A Luis Cernuda,
          Siviglia, 1904 – Città del Messico 1963

Non ricordo se ho mai cercato un dio
per adeguargli una vita che fosse
la sua immagine speculare, ma
l’unico risultato del mio tempo
fu il disincanto, il dubbio, lo sgomento.

L’amore, quante volte sfortunato,
fu spesso una conferma del malessere
che attanaglia chi vive ad occhi chiusi
credendo a tutto ciò che gli si dice
per essere ingannato senza sosta.

Mi sono sempre scontrato col buio,
perdendo continuamente il confronto
pure avendo inclinazione alla luce
e mi sono tradito ed ho tradito
per amara necessità di vita.

Debbo essere l’eco di qualcosa
che non mi spiego mai compiutamente.
Se tendo le mie braccia, stringo aria,
ed i miei occhi hanno vista corta
e quando baciano le labbra, è sogno.

Ho amato e disamato, dato e preso.
Ho riso e pianto, ma non so perché.
Fui terra e cielo, spirito e materia.
Il mio tempo passò e non m’accorsi
mai che corresse cosí veloce.

Renato Greco