Una vecchia lettera

    Ebbi la sensazione di aver raccolto il messaggio di un naufrago chiuso in una bottiglia. O, forse, di aver ricevuto una lettera dall’aldilà.
Ero in biblioteca come ogni giorno, e, dovendo in qualche modo far trascorrere il tempo in un luogo dove le visite erano rare e, per cosí dire, occasionali, di solito mi dedicavo alla lettura. Era come se, inconsciamente, sentissi il dovere di dar voce ai libri. Quei libri che nessuno veniva a leggere né a chiedere in prestito e che mi sembravano malinconici, abbandonati lí, sugli scaffali. Malinconici e delusi. Come esseri nati con tante speranze e finiti come oggetti inutili.
    Leggevo ogni giorno, per ore ed ore, libri presi quasi sempre a caso. Il piú delle volte libri il cui autore non mi era noto, come a volere ridare la parola a un muto.
    Avevo letto libri come il “Piccolo manuale della coltivazione delle piante esotiche” di un non meglio identificato Giacinto Agreste. Uno che portava un tale nome – pensai – non poteva che interessarsi di piante. L’autore era piú esotico delle piante. Non mi interessavo di botanica, ma mi incuriosiva un Agreste.
    Avevo letto il “Trattatello sugli influssi de le costellazioni su le umane indoli”, che forse dopo lo stampatore che aveva messo insieme i tipi per la stampa nessuno piú aveva letto. Avevo letto trattati sull’“Alchimia moderna”, sulla fisiognomonia, sulla floricoltura; avevo letto poemi epici in versi mai entrati nelle storie della letteratura e agiografie di santi del tutto dimenticati.
    Poi, ogni tanto, mi dedicavo alla lettura e spesso alla rilettura di titoli classici, per non finire confinato esclusivamente nella pagine ingiallite di secoli troppo distanti.
    Presi “Il Piacere” di D’Annunzio, un libro che avevo letto da ragazzo e che, a dispetto delle mie aspettative, mi aveva annoiato. Annoiava un libro che aveva a suo tempo fatto scandalo e che era rimasto un classico? Era un’edizione originale del 1912, rilegato in tela color mattone. Lessi poche pagine, poi la mia attenzione fu catturata da un altro libro di D’Annunzio, anch’esso in edizione originale, del 1935, che era seminascosto da un listello dello scaffale. Si trattava del “Libro segreto”. Lessi: “Angelo Cocles – Cento e cento e cento e cento pagine del libro segreto di Gabriele D’Annunzio tentato di morire”. Il libro, stampato in carta goffrata, era per i due terzi intonso. Erano state sfogliate le prime 48 pagine. Si era forse annoiato anche l’unico lettore che prima di me aveva pensato di leggerlo? Mi passavo il libro fra le mani con delicatezza, attento alla sottile, frusciante carta trasparente della sopracoperta, poi, prima di cominciare a leggere, cominciai a sfogliare, con delicatezza, le prime pagine.
    A un certo punto venne fuori un leggero foglio di carta velina, ingiallita dal tempo, tutto scritto a caratteri minuti, con una scrittura delicata, inclinata verso destra. Spiegai il foglio e mi resi conto che era una lettera. Cominciai a leggere:
Mio caro U.,
     (“U.”? Sarà indirizzata a uno che si chiama Ugo, come me? Non sono molti e non sono molto frequenti i nomi che cominciano per U: Ubaldo, Ulderigo, Ulrico…)
    Non so se leggerai questa lettera, non so se ti arriverà, non so se avrò il coraggio di spedirtela, non so se finirò di scriverla. Se la finirò, quando avrò finito forse la strapperò. Ma mi esce l’inchiostro dalla penna come sangue dalle vene.
    Da due anni ci conosciamo e da sei mesi non ci vediamo piú. Ma io sono sempre al solito posto. Eppure c’è in me qualcosa in piú e c’è qualcosa in meno. C’è in me una nuova vita che bussa e c’è la mia vita che se ne sta andando. La nuova vita è tua per metà e tu non lo sai ancora, forse non lo saprai mai.
    Ed io sono amleticamente in bilico tra l’essere e il non essere, tra il vivere e il morire. Ti ho amato irrimediabilmente e ti ho fatalmente odiato.
    Forse nei prossimi giorni ci sarà sul giornale la notizia di una vita spezzata e nessuno saprà che le vite spezzate sono due. Ma quelle vite erano già spezzate, da sei mesi.
    Addio.Z.
     “Z.”? Zaira, come la ragazza che fino sei mesi fa era la mia donna, con la quale avevo vissuto due anni. Quanti sono i nomi di donna che cominciano per Z?. Non me ne venivano in mente molti altri. E Zaira è comunque un nome rarissimo. Zaira, Zoreide, Zoe?
     “Z.” che scrive a “U.”? Zaira che scrive a Ugo? La lettera è scritta piú di sessant’anni fa, eppure mi sembra che sia diretta a me.
    Non posso fare a meno di andare a cercare il numero di telefono di Zaira, che avevo cancellato dal mio cellulare. Lo trovo nell’agenda vecchia. Provo piú volte a chiamare, ma nessuno rispende.
    Prendo la macchina e parto sparato verso il paese di Zaira. Settanta chilometri macinati in tre quarti d’ora.
    «La Signora Zaira – mi disse una donna che stava lavando le scale – non abita piú qui da parecchi mesi.»
    «E dove la posso trovare?»
    «Non lo so. È partita senza lasciare recapito. Anzi qui c’è ancora della sua roba. Il nuovo inquilino ha provveduto a imballarla e a metterla nel garage. Quando la trova le dica di venirsela a prendere.»
Sono ritornato alle mie letture. Sto rileggendo Malombra di Fogazzaro, mentre mi rimangono ora due misteri: quello di Z. che scrive a U. e quello di Zaira. O sono lo stesso mistero?

Domenica, 2 settembre 2007
                                                                             Amerigo Iannacone

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: