Archive for gennaio 2008

Il nuovo numero del “Foglio volante”

31 01pmSun, 20 Jan 2008 16:19:04 +0000192008 2008

Viene spedito in questi giorni il “Foglio volante” di febbraio 2008. Vi compaiono le firme di Franco Orlandini, Gerardo Vacana, Amerigo Iannacone, Fryda Rota, Enzo Bonventre, Saul Ferrara, Patrick Sammut, Mariano Coreno, Loretta Bonucci, Ida Di Ianni, Silvana Poccioni, Pietro La Genga, Roberto Bettero, Antonia Izzi Rufo.
Riporto qui di seguito l’articolo di apertura su Umberto Saba, una poesia di Gerardo Vacana e un mio ricordo di Mario Di Nezza.

Umberto Saba e la capra solitaria

L’anno 2007 ci ha ricordato il 50° anniversario della morte di Umberto Saba, avvenuta il 25 agosto 1957.
Era nato a Trieste nel 1883, da madre ebrea, che era stata abbandonata dal marito, cristiano, prima che il bambino nascesse. Umberto assumerà, poi, il cognome di Saba, in omaggio alla madre(1). Nel primo dopoguerra aprí a Trieste una libreria antiquaria. Uscite le leggi razziali, si rifugiò a Parigi e poi a Roma e a Firenze, presso amici. Nel secondo dopoguerra, tornò a Trieste; visse anche a Milano e a Roma, pur sempre afflitto dalla nevrosi, tra depressioni e brevi riprese. Si spense in una clinica, a Gorizia.

Saba aveva iniziato presto a pubblicare le sue poesie, via via confluite nel “Canzoniere”, che ebbe piú edizioni, a partire dal 1921. Egli si era rifatto alla tradizione italiana, confessando: «Amai trite parole che nessuno / osava…» Successivamente nella poesia sabiana si venne a formare un impasto di linguaggio aulico e di quello derivato dalla quotidianità, quando il poeta si propose «d’essere come tutti / gli uomini di tutti / i giorni». Del gruppo di poesie “Casa e campagna” (1909-10) è significativa quella dal titolo “La capra”(2).
La capra osservata da Saba si trovava, sola, in un prato. Era stata legata con una corda ad un palo e poteva, quindi, muoversi soltanto dentro un cerchio ristretto. Aveva già brucato tutta l’erba dattorno e ne era ormai sazia. Poi era scesa la pioggia e l’animale era tutto bagnato. Belava, ma inutilmente: non c’era chi l’ascoltasse, chi venisse a scioglierla. I suoi belati si facevano sempre piú lamentosi… Il poeta, che si trovava anche lui in una condizione di solitudine e di amarezza, dice di essersi avvicinato alla capra e di aver, dapprima, preso per scherzo quell’uguale, ripetuto lamento. Ma poi capí come esso non fosse diverso dal suo; e si mise a parlare alla capra dal muso semitico (anzi Saba dice “viso”, come riferito a una persona)… La natura del dolore è simile per tutti, siano uomini o animali; ha origine sin dal principio del mondo e si manifesta invariabilmente nella stessa maniera: «Il dolore è eterno, / ha una voce e non varia». Ecco la sconsolata riflessione di Saba, che ha sentito acutamente l’identità di vita e di dolore.
Il poeta ha, nondimeno, cercato conforto e letizia nelle «cose leggere e vaganti» della natura; nei grandi occhi celesti della sua bambina; nei «sereni animali / che avvicinano a Dio» e, in particolare, negli uccelli; nei “cantucci” pittoreschi della sua Trieste; nel guardare i ragazzini giocare a pallone…
In tal modo la parola è diventata, sia per lo stesso autore sia per i lettori, consolatrice.

Franco Orlandini
_______
(1) Il cognome del padre era Poli; “saba” significa “pane” in ebraico.
(2) Nel “Canzoniere” del 1921.

È Natale, l’anno nuovo è imminente

Non avere sul volto
sempre l’aria irridente
(o, in alternativa, il duro cipiglio).
Lascia apparire talora
la tua malinconia.
So che è fonda.
So da dove viene la tua pena:
dal dolore del mondo.
Per quale orgoglio o pudore
la tramuti o la nascondi?
È Natale,
l’anno nuovo è imminente.
Sono giorni di umiltà,
di buoni proponimenti.
D’accordo, ci si rinnovi dentro,
ma poniamoci diversamente
anche col viso.
Via il riso di scherno.
Diamo posto al sorriso
(quello mite, fraterno).

30 novembre 2007

Gerardo Vacana

Mario Di Nezza, un amore profondo per la sua terra

La cattedrale di Isernia era gremita di esponenti del mondo della cultura molisana, di avvocati, di giornalisti, di uomini politici, di amici, che hanno voluto rendere omaggio, il 5 gennaio scorso, a Mario Di Nezza. Il Direttore Responsabile del “Foglio volante” è morto nella sua Isernia, il 4 gennaio, all’età di 89 anni.
Noto avvocato e giornalista, Mario Di Nezza, aveva sempre profuso un significativo impegno in molte attività culturali e sociali, oltre che in quella forense e quella giornalistica ed è stata per Isernia una grave perdita: un pezzo di storia che se ne va. Alla moglie, la gentile Signora Olimpia, ai figli Mario e Gaia, ai parenti, vada il nostro sincero cordoglio.
Mario Di Nezza ha vissuto un amore profondo della sua terra. Fu lui, tra l’altro, quello che con piú passione si batté negli anni ’60 per l’istituzione della provincia di Isernia, ottenuta nel 1970. Persino il nome Pentria, fatto derivare dai Sanniti Pentri che popolarono l’antico territorio, è dovuto alla sua creatività, ed è nome ormai invalso nell’uso.
Quando gli chiesi di fare il Direttore responsabile del “Foglio volante”, generoso com’era, accettò subito e lo è stato per ventitré anni senza mai nulla chiedere, disponibile e discreto, senza neanche leggere i testi prima della stampa. Perché sosteneva e incoraggiava ogni iniziativa di carattere culturale o legata alla “sua” Pentria. Lo faceva per amore della sua terra, ma lo faceva anche perché era un signore.

Amerigo Iannacone

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