Il “Foglio” di marzo

Sul “Foglio volante” di marzo, firme, tra l’altro, di Pierangelo Marini, Rita Iulianis, Fryda Rota, Antonio De Angelis, Lucia Barbagallo, Loretta Bonucci, Nicola Rampin, Enzo Bonventre, Mariano Coreno, Vincenza Prada, Aldo Cervo.
Qui di seguito l’articolo di apertura.
Come al solito invito coloro che volessero ricevere copia saggio a chiedermela. Si potrà chiedere oltre che all’indirizzo del blog, anche all’indirizzo edizionieva@ibero.it, o, per telefono, al numero 0865.90.99.50. Sarò grato ovviamente e chi si vorrà abbonare, essendo il nostro foglio un periodico che non ha altre fonti di finanziamento se non gli abbonamenti e ricordo che a tutti coloro che si abbonano o rinnovano il loro abbonamento saranno spediti due libri in omaggio per un prezzo di copertina superiore al costo dell’abbonamento che è di 15 euro.

Fenomenologia del libro

Alle origini il libro è sacro, i profeti sono ispirati da Dio e compongono IL LIBRO: la Bibbia. La scrittura è manuale, essa è la traccia del divino nell’unica totalità che esclude la molteplicità degli dei con cui, secondo Platone, il filosofo nella divina mania si pone in contatto per poter speculare. Il filosofo cioè “si specchia” contemplando le idee della sua mente in cui è il divino nella abissalità della sua psichè. Ecco perché i monaci medioevali avranno il compito di fare gli amanuensi che rendono accessibile il verbo divino, cioè la ratio, a chi di essi ne compartecipa maggiormente cioè agli studiosi.
Giacché il libro è la traccia oggettiva del super-soggetto tramite il soggetto che ha in sé il divino (il profeta, l’intellettuale) esso deve essere curato anche da un punto di vista estetico con fregi ed ornamenti ed è massimamente di pregio se è unico.
Con l’invenzione della stampa la traccia del divino diviene pubblica nel senso che non è piú accessibile solo ad una élite ma anche al popolo degli illetterati. Si assiste quindi ad una progressiva sdivinizzazione e desacralizzazione dell’oggetto libro e della sua traccia. Con Cartesio, che è circa coevo all’invenzione della stampa, le idee divengono pensieri del soggetto e non sono piú delle entità oggettive; si crea il presupposto con questo soggettivismo che diverrà inevitabilmente relativismo, di una progressiva desacralizzazione dell’oggetto libro, il cui contenuto diverrà quindi soggettivo-relativo. Giacché all’inizio è l’unico ed è la traccia del divino esso deve essere costruito tenendo in considerazione anche l’estetica della grafia dato che il divino si manifesta nella bellezza.
La desacralizzazione dell’oggetto libro raggiunge il culmine quando viene venduto nei supermercati o a chili. Nei supermercati è un oggetto tra tanti che si può acquistare insieme alle derrate alimentari, è quindi in un certo senso equivalente ad esse cioè è massimamente prosaico e il suo valore, che può in teoria essere importante da un punto di vista speculativo contenutistico, non è difforme dai pochi euro con cui si potrebbe acquistare del cibo.
Analogo concetto si trova nei libri venduti a chili con una trovata provocatoria: è ovvio che l’essenza del libro è nel suo contenuto concettuale e non nel peso della carta stampata. Questa astrazione del peso equipara in un’ulteriore equivalenza prosaica il libro ad un oggetto senza altra determinazione e non all’emanazione del soggetto che specula e che è il tramite del super-soggetto. Si passa progressivamente dall’unità alla molteplicità. Nel nuovo oggetto hi-tech, il libro elettronico che in una memoria notevole ha immagazzinato tutti i libri prodotti dall’umanità, la molteplicità trova nuovamente un’unità in questa puntualità labirintica infinita che sancisce una fine e forse una nuova origine creando nuovi scenari estetici. Non si entrerà piú in libreria o in biblioteca chiedendo questo o quel libro, bensí IL LIBRO che li contiene tutti, situato in uno spazio vuoto, uno spazio zen.

Pierangelo Marini
Lonato (Brescia)

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