Una bella serata a dispetto del cattivo tempo

Era un tempo da lupi il giorno di Pasqua: pioveva e c’era un vento che sradicava gli alberi, faceva volare le tabelle e scoperchiava le tettoie. Poi verso sera il tempo si è un po’ rabbonito.
Comunque ci sono stati gli ardimentosi (tanti per la verità) che hanno stoicamente partecipato alla “Serata poesia” che si è tenuta a Venafro, nel palazzo De Utris. Tanti nonostante fosse la giornata di Pasqua e c’era quindi chi era andato a trascorrere la festa altrove e c’era chi si era attardato a tavola. C’erano inoltre le solite concomitanze.

Dopo il saluto del Presidente della Pro Loco di Venafro Francesco Maria Martino, un mio breve intervento, per ricordare che il 21 marzo, data originariamente prevista per l’incontro, era stata dichiarata dall’Unesco “Giornata Mondiale della Poesia”.
Oggi troppe sono le distrazioni e troppi i diversivi perché si dia attenzione alla poesia, che in una società caotica come la nostra, sembra trovare sempre meno spazio. Ma, diceva Neruda, «La poesia è un atto di pace. La pace costituisce il poeta come la farina il pane». E, anche se non appare subito evidente, la poesia incide nel profondo. Il poeta parla al cuore e all’animo e costruisce l’uomo. Il poeta oltre ad avere una funzione di difesa, di selezione, di purificazione della lingua, costruendola o emendandola, ha anche una funzione sociale insostituibile.
Insieme a Gianni Di Chiaro, della compagnia teatrale “Dietro le Quinte”, di fronte a uno scelto e attento pubblico, che ha seguito partecipe e a tratti commosso, abbiamo letto testi di Rita Sinagoga – morta suicida a 37 anni nel 2006 –, Paolo Gazerro, Maria Assunta Prezioso, Angelo Bucci e poi alcuni testi miei. Sono state inoltre presentate due poesie dedicate a Venafro dal poeta francese Frédéric Jacques Temple. Oggi ultraottantenne, Temple, è ben conosciuto in Francia per i suoi oltre trenta libri. Durante la Seconda Guerra Mondiale partecipò alla campagna d’Italia al seguito del generale Juin e fu per un periodo di tempo anche a Venafro. Scrisse allora alcune poesie, che rimasero inedite fino al 1996, quando furono pubblicate, in francese, ad Algeri. In Italia sono state pubblicate nel 2001 nelle Edizioni Eva, in un’edizione bilingue, con un’ottima traduzione italiana di Gerardo Vacana, sotto il titolo “Poesie di guerra”.

Un testo di Frédéric Jacques Temple

Venafro

Venafro, Venafro, le vent secoue les
oliviers de cendre où le soleil s’endort,

Venafro, dit l’écho parmi les corneilles
éparses sous la marée luisante des
fuselages,

Et des femmes aigües montrent au ciel
les chairs ouvertes des enfants.

Venafro, des croix percent les flancs de
cimetière,

Voix immolées, visages abolis, le long
des rives jaunes du Volturno,

Et Pour prière le vent de glace des
Abruzzes.

Janvier 1944

Venafro

Venafro, Venafro, scuote il vento
gli ulivi di cenere dove il sole si corica,

Venafro, ripete l’eco tra le cornacchie
sparse sotto la marea rilucente
delle fusoliere,

E donne sconvolte mostrano al cielo
le carni aperte dei bimbi.

Venafro, le croci trafiggono i fianchi
del tuo cimitero,

Voci immolate, visi aboliti, lungo
le rive gialle del Volturno,

E sola preghiera il vento gelido

degli Abruzzi.

Gennaio 1944

Fréderic Jacques Temple
(Trad. Gerardo Vacana)

di-chiaro-02.jpg
Di Chiaro legge.
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