Il “Foglio volante” di maggio

Piú ricco del solito il “Foglio volante” di maggio, in via di spedizione in questi giorni. Vi compaiono, tra l’altro, le firme di Rosa Amato, Loretta Bonucci, Enzo Bonventre, Gincarlo Campioli, Mariano Coreno, Pasquale Corsaro, Carla D’Alessandro, Antonio De Angelis, Rosalba de Filippis, Antonio Delconti, Davide Di Poce, Vito Faiuolo, Saul Ferrara, Rossella Fusco, Amerigo Iannacone, Pietro La Genga, Teresinka Pereira, Silvana Poccioni, Vincenza Prada, Fryda Rota, Edith Sommer, Carmelo R. Viola.
Come sempre, invitio chi volesse ricevere copia saggio del mensile, a chiederla a uno degli indirizzi: edizionieva@libero.it, edizionieva@edizionieva.com, opp. per telefono o fax al n. 0865.90.99.50.
Riporto, qui di seguito l’articolo di apertura, “Padrona e despota”,di Antonio De Angelis, che riguarda Leopardi e la mia nota “Tra ‘halal’ e ‘craniate’ si salvi chi può” della rubrica “Appunti e spunti – Annotazioni linguistiche”..

Padrona e despota

«Inasprito il carattere dalla solitudine e dalla salute cagionevole, tutto egli volgeva in tragedia» scrive De Sanctis di Giacomo Leopardi.
E per non accusare il padre di dappocaggine e la madre di dispotismo, Muccio[1] se la prendeva col destino, col fato, col «brutto potere ascoso». Si sfogliava cosí l’albero della gloria a cui aveva tanto anelato, e cominciava l’inesorabile declino delle illusioni: il passaggio dal pessimismo materialistico al pessimismo cosmico…
Si dice che la contessa Adelaide non strinse mai a sé i figli, e al mondo ne mise dieci, sei dei quali morirono in tenerissima età.
Non riuscí a trovare il tempo per le carezze materne , tesa anima e corpo a riassestare il patrimonio familiare che per l’inettitudine del conte Monaldo navigava in assai cattive acque.
Paolina scrisse che «Ben presto la gonna della madre si intrecciò con le gambe del padre, sí che egli non riuscí piú a districarsene.»
Prossima ai quarant’anni, l’austera e bigotta contessa non volle piú sapere di “giochi” sotto le lenzuola, nauseata dalle dodici gravidanze che si erano susseguite a distanza di un anno o poco piú l’una dall’altra , assoggettandosi cosí a un’astinenza assoluta quando una donna può dare ancora molto di sé.
Madre e moglie esemplare, che Dio l’abbia perdonata.

Antonio De Angelis
Castro dei Volsci (Frosinone)

Tra “halal” e “craniate” si salvi chi può

Anche i vocabolari ora sono “usa e getta”. Una volta i ragazzi adoperavano quelli che avevano usato i genitori o i fratelli piú grandi. Poi, evidentemente, gli editori si sono detti: «Qualcosa dobbiamo pur fare per vendere i vocabolari» e cosí si sono inventati le edizioni annuali. E, dovendo cambiare o aggiungere qualcosa per poter giustificare anno per anno le nuove edizioni, aggiungono qualsiasi sgorbio linguistico qualcuno abbia lanciato dalla televisione o su Internet.
Nelle 2688 pagine (ahinoi!), dell’ultima versione dello «Zingarelli», che si chiama ancora vocabolario della lingua italiana, troviamo all inclusive («il pacchetto completo in voga tra i tour operator», come spiega la definizione), spin doctor (lo stilista personale «addetto ai politici e ai personaggi pubblici»), e-worker («il telelavoratore»), escort (che non è una macchina Ford, ma «persona retribuita per fornire compagnia e prestazioni sessuali») e poi googling, i-pod, podcasting, streaming e via anglicizzando.
Oltre ai soliti anglicismi, troviamo poi vocaboli tratti dai piú svariati gerghi: calcistico, televisivo, giovanile, giornalistico, dialettale (“craniata”, come quella di Zidane a Materazzi, “pennica”, il pisolino pomeridiano, “pizzino”, dal gergo della mafia, “slinguazzata”, ecc., ecc.). Senza parlare dei vocaboli provenienti dagli immigrati (e dai ristoranti etnici in particolare): “hummus” («Crema di ceci con aglio, succo di limone, olio d’oliva, semi di sesamo e altre spezie, specialità araba»), “halal” («cibo preparato secondo le modalità prescritte della legge islamica») e “fattush” («Insalata di pomodori, cetrioli, cipolle e lattuga, tagliati e mescolati a dadini di pane arabo, tipica della cucina mediorientale»).
Ma il vocabolario è forse solo un repertorio delle parole orecchiate alla televisione o per strada? È forse un calderone dove tutto fa brodo? È un registratore di esternazioni?
Io ritenevo che il vocabolario dovesse dare delle indicazioni, presentare l’idioma corretto, e non contribuire – anch’esso – a corrompere una lingua che sempre piú va degenerando e ad avallare un inquinamento linguistico sempre piú evidente e sempre piú grave.
Una volta per imparare a parlare e scrivere bene ci si affidava ai suggerimenti del vocabolario. Oggi a chi ci dobbiamo affidare? A Totti e Biscardi?


[1] Nomignolo col quale in casa chiamavano Giacomo, prima che gli venisse la gobba.

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