Archive for giugno 2008

Il “Foglio volante ” di luglio

31 06pmThu, 26 Jun 2008 13:53:08 +00001772008 2008

    È in fase di spedizione agli abbonati “Il Foglio volante” di luglio 2008. Nel numero compaiono le firme di: Roberto Bettero, Loretta Bonucci, Enzo Bonventre, Giancarlo Campioli, Aldo Cervo, Sandra Cervone, Mariano Coreno, Carlo Edoardo Costa, Antonio Delconti, Davide Di Poce, Lino Di Stefano, Amerigo Iannacone, Teresinka Pereira, Vincenza Prada, Fryda Rota, Carmelo R. Viola.
    Riporto qui di seguito il testo di apertura a firma Sandra Cervone e, come ogni mese, invito chi desideri ricevere una copia saggio a chiedercela a uno degli indirizzi:
edizionieva@libero.it, edizionieva@edizionieva.com, opp. per telefono o fax al n. 0865.90.99.50.


«Sei bella!»

    Quando lui le diceva ch’era bella, Nunzia ci credeva e sorrideva. Quando la teneva teneramente per mano, sorrideva ancora, guardando il cielo, forse grata a Dio d’esser comunque viva. E se lui le accarezzava il volto, la felicità si stampava nei grandi occhi color castagna. Balbettava una frase gentile, si lasciava sfuggire un gemito stridulo e, a modo suo, gioioso.
    Da quando aveva perso la ragione, Nunzia non aveva piú il senso del tempo e dello spazio. Viveva sospesa su una nuvola, lontano da ogni contaminazione. L’infelicità ed il dolore avevano perduto la strada del suo cuore. Non contava piú le ore nelle notti insonni straziate dagli abbandoni. Era una donna-bambina, immacolata vittima degli egoismi altrui. Tutto della Nunzia di un tempo aveva ceduto il passo alla Nunzia di oggi. Quei lunghi capelli nerolucidi avevano lasciato il posto a strani boccoli distanziati e screziati di biancolatte. Il profumo di fresco a un intruglio di cipria e farina, di stantio e di frizzante, di antico e di impreciso. Le pallide mani, solcate da vene evidenti, mostravano unghie non piú curate, tagli frequenti, screpolature. La bocca s’alzava da un lato, aprendosi al passaggio di un sospiro continuo. Nunzia non aveva piú la sveltezza d’un tempo: tutto, in lei, era estremamente lento e difficoltoso: parlare, capire, camminare, mangiare, starnutire. Restava indietro, annaspava, si sforzava. Perfino a piangere, perfino a sorridere. La pelle vellutata del viso era ora un susseguirsi di rughe e sudore; il seno, un tempo florido e invidiato, era l’emblema della devastazione. Le gambe la sorreggevano a stento e non consentivano quasi piú l’autonomia. Ma gli occhi! Quelli erano ancora i suoi gioielli, due olive, due sfere di cristallo. Vi si leggeva la vita intrecciata alla paura, la morte aggrappata alla speranza.
    Con la sola forza di quello sguardo, interrogava e implorava, ringraziava e gioiva. E si donava. A quell’unica persona che l’accarezzava, che non si ritraeva al contatto della sua mano. Un giovane medico che frequentava la clinica, un amico sincero, consolatore, angelo custode. Quando entrava nella sua cameretta era come se arrivasse il sole. Nunzia si sentiva quel fiore che non poteva piú essere e socchiudeva gli occhi per ricordare com’era. Poi li riapriva e li fissava su di lui, aspettando la sua mano forte sulla spalla. «Come andiamo, principessa? – diceva sempre lui con voce calda – Ti sei decisa a dare ascolto alle infermiere?» Nunzia mugugnava incomprensibili parole e lui, immancabilmente le diceva: «Dai sorridi che sei bella!» E lei rideva, sguaiata e serena, liberando gioiosa tanta saliva. Poi, rovesciando leggermente la testa all’indietro, s’immergeva nel ricordo d’altri occhi, d’altre mani, d’altri abbracci. E sentiva un’altra voce, persa nel tempo, bisbigliarle all’orecchio un desiderio. «Sei solo mia – diceva – sei tanto bella» e Nunzia, ridendo forte, ci credeva.
    Quanto tempo era passato, quanti dottori aveva conosciuto? I suoi occhi erano sempre gli stessi, aperti al passato, al sogno finito. «Dai, sorridi che sei bella». E l’eco ripeteva «Sei bella! Sei Bella!»

Sandra Cervone

Dall’Arno al Tamigi

31 06pmSun, 15 Jun 2008 17:12:35 +00001662008 2008


È appena uscito il mio libro “Dall’Arno al Tamigi – Annotazioni linguistiche” (Edizioni Eva, Venafro 2008, pp. 48, € 8,00).
Si tratta di una raccolta di una trentina di brevi testi d’interesse linguistico, quasi tutti già usciti sul “Foglio volante”, nella rubrica “Appunti e spunti”.
Il libro può essere chiesto alle Edizioni Eva (Via Annunziata Lunga 29 – 86079 Venafro – IS – Tel. 0865.90.99.50, edizionieva@libero.it): sarà inviato senza aggravio di spese di spedizione e postali.
Riporto qui di seguito la mia nota introduttiva.

Due parole al lettore

La nostra lingua diventa sempre piú piatta, sempre piú inquinata, sempre meno rigorosa e in un certo senso diventa arbitraria. La principale colpa credo ce l’abbia la televisione che certamente oggi influisce sul modo di parlare dei giovani molto piú di quanto riesca a fare la scuola. Nei suoi primi anni di vita – gli anni Cinquanta-Sessanta – la televisione aveva avuto il grande merito di unificare linguisticamente l’Italia. Poi si è dato sempre piú importanza all’audience anziché alla qualità, perché gli interessi economici riescono a prevalere su tutto e inoltre le ore di trasmissione sono diventate 24 su 24 e i canali si sono moltiplicati a dismisura. Di conseguenza il livello qualitativo delle trasmissioni è progressivamente sceso: Si susseguono programmi-contenitore fatti di melense chiacchiere, di sguaiati alterchi, di inutili discussioni su temi inesistenti, di pseudoquiz dove bisogna indovinare se il capoluogo della Sicilia è Palermo o Milano o dove si vince se si apre il pacco giusto.
A chi tocca difendere la lingua dalla corruzione? Chi ha il potere di farlo? Probabilmente nessuno, visto non si tiene in nessun conto nemmeno l’Accademia della Crusca, che – faccio solo un esempio – in occasione dell’introduzione dell’euro, aveva suggerito di dire al plurale “euri”, analogamente a come in altre lingue si dice “euros”, non essendoci ragione perché la parola rimanga invariata. I risultati li sappiamo.
Pur essendo io cosciente che serve a poco, sul mio
Foglio volante, curo una rubrica rigorosamente occasionale che si chiama “Appunti e spunti – Annotazioni linguistiche”, che i lettori abituali del foglio conoscono. Ora, riguardando le vecchie annate del mensile, mi è capitato di rileggere i testi della rubrica e mi è sembrato potessero essere di un qualche interesse, per cui ho pensato di riproporli in questo volumetto. I brevi testi qui riproposti sono quasi tutti presi da quella rubrica. Per parecchi, che prendono spunto dall’attualità, e nei quali non mi è sembrato comunque opportuno in questa fase intervenire, il lettore dovrà tener conto della data, annotata in calce. È comunque interessante osservare l’evoluzione che in pochi anni hanno avuto alcune parole: penso per esempio a “extracomunitario”, una parola piuttosto stravagante, con cui si cominciarono a indicare generalmente i Nordafricani e il cui uso oggi è generalizzato. Cosí pure – in un pezzo del 1993 – parlo di scrittura a macchina, quando la scrittura dattilografica era cosa ancora piuttosto diffusa, mentre oggi la macchina per scrivere è praticamente scomparsa, sostituita dal computer.
So che le mie parole sono una goccia in un oceano. Ma d’altra parte sono le gocce che formano stalattiti e stalagmiti.

Il libro è un amico

31 06pmSun, 01 Jun 2008 15:51:29 +00001522008 2008

Ripropongo questo testo scritto per il giornalino scolastico dell’Itis “Mattei” di Isernia “Il Calabrone”, uscito qualche giorno fa.



Il libro è un amico. Un amico fedele e cordiale, che è sempre con te, non ti abbandona mai se solo tu cerchi la sua compagnia e se tu lo abbandoni non si offende. È un amico che ti accompagna dappertutto, a scuola o in ufficio, a casa o in vacanza, al mare e in montagna, sul treno e in aereo e perfino in bagno o nelle sale d’aspetto. Ti rende l’attesa più breve e meno noiosa.
Il libro ti farà compagnia nei momenti lieti e nei periodi di malinconia, non ti lascerà mai solo, dovunque la vita ti porti; perfino se finirai in una cella, mitigherà i tuoi giorni.
Il libro è sempre discreto, non è mai invadente: lo puoi lasciare e riprendere, lo puoi abbandonare in qualsiasi momento, lo puoi appoggiare dove ti pare, lo puoi anche maltrattare, puoi fargli le orecchiette, sottolineare le frasi che ti sono piaciute: e non si offende mai. Puoi leggerlo più volte o puoi interromperne la lettura a metà.
Il libro ti segue dovunque e spesso ti indica la via da intraprendere. Ora serio e contegnoso, ora allegro e spensierato, ora rigoroso e formale, ora cordiale e ammiccante.
Il libro è nutrimento per il cervello, è memoria, è insegnamento, è progetto, è compagno di giochi, è oggetto di svago e di evasione, è oggetto-regalo, è perfino soprammobile.
Il libro è un amico.

Amerigo Iannacone