Dall’Arno al Tamigi


È appena uscito il mio libro “Dall’Arno al Tamigi – Annotazioni linguistiche” (Edizioni Eva, Venafro 2008, pp. 48, € 8,00).
Si tratta di una raccolta di una trentina di brevi testi d’interesse linguistico, quasi tutti già usciti sul “Foglio volante”, nella rubrica “Appunti e spunti”.
Il libro può essere chiesto alle Edizioni Eva (Via Annunziata Lunga 29 – 86079 Venafro – IS – Tel. 0865.90.99.50, edizionieva@libero.it): sarà inviato senza aggravio di spese di spedizione e postali.
Riporto qui di seguito la mia nota introduttiva.

Due parole al lettore

La nostra lingua diventa sempre piú piatta, sempre piú inquinata, sempre meno rigorosa e in un certo senso diventa arbitraria. La principale colpa credo ce l’abbia la televisione che certamente oggi influisce sul modo di parlare dei giovani molto piú di quanto riesca a fare la scuola. Nei suoi primi anni di vita – gli anni Cinquanta-Sessanta – la televisione aveva avuto il grande merito di unificare linguisticamente l’Italia. Poi si è dato sempre piú importanza all’audience anziché alla qualità, perché gli interessi economici riescono a prevalere su tutto e inoltre le ore di trasmissione sono diventate 24 su 24 e i canali si sono moltiplicati a dismisura. Di conseguenza il livello qualitativo delle trasmissioni è progressivamente sceso: Si susseguono programmi-contenitore fatti di melense chiacchiere, di sguaiati alterchi, di inutili discussioni su temi inesistenti, di pseudoquiz dove bisogna indovinare se il capoluogo della Sicilia è Palermo o Milano o dove si vince se si apre il pacco giusto.
A chi tocca difendere la lingua dalla corruzione? Chi ha il potere di farlo? Probabilmente nessuno, visto non si tiene in nessun conto nemmeno l’Accademia della Crusca, che – faccio solo un esempio – in occasione dell’introduzione dell’euro, aveva suggerito di dire al plurale “euri”, analogamente a come in altre lingue si dice “euros”, non essendoci ragione perché la parola rimanga invariata. I risultati li sappiamo.
Pur essendo io cosciente che serve a poco, sul mio
Foglio volante, curo una rubrica rigorosamente occasionale che si chiama “Appunti e spunti – Annotazioni linguistiche”, che i lettori abituali del foglio conoscono. Ora, riguardando le vecchie annate del mensile, mi è capitato di rileggere i testi della rubrica e mi è sembrato potessero essere di un qualche interesse, per cui ho pensato di riproporli in questo volumetto. I brevi testi qui riproposti sono quasi tutti presi da quella rubrica. Per parecchi, che prendono spunto dall’attualità, e nei quali non mi è sembrato comunque opportuno in questa fase intervenire, il lettore dovrà tener conto della data, annotata in calce. È comunque interessante osservare l’evoluzione che in pochi anni hanno avuto alcune parole: penso per esempio a “extracomunitario”, una parola piuttosto stravagante, con cui si cominciarono a indicare generalmente i Nordafricani e il cui uso oggi è generalizzato. Cosí pure – in un pezzo del 1993 – parlo di scrittura a macchina, quando la scrittura dattilografica era cosa ancora piuttosto diffusa, mentre oggi la macchina per scrivere è praticamente scomparsa, sostituita dal computer.
So che le mie parole sono una goccia in un oceano. Ma d’altra parte sono le gocce che formano stalattiti e stalagmiti.

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