Il Paese a rovescio

La copertina del libro

La copertina del libro



È appena uscito un mio nuovo libro, una raccolta di 36 fiabe dal titolo “Il Paese a rovescio” (Ed. Eva, Venafro 2008, pp. 104, € 11,50).
«Non è facile avere tra le mani l’io creativo di Amerigo Iannacone. – scrive nella prefazione Fulvio Castellani – Ogni volta che cerchiamo e crediamo di esserci riusciti, ecco che si presenta con un volto nuovo o, se preferiamo, ritoccato. A ben vedere questo sapersi rinnovare e presentare con una fisionomia non solita, significa che Amerigo Iannacone riesce sempre a leggersi dentro, a leggere piú a fondo le varie e variegate sfumature della realtà, a vivisezionare il certo e l’aleatorio, il concreto dalla fantasia, il gioco sottile dell’ironia, l’ora magica dell’essere e dell’avere… Ecco perciò che in questo suo “paese a rovescio” esce il diritto dell’uomo, ciò che l’uomo vorrebbe poter toccare senza dover ricorrere al compromesso, al “do ut des”, all’ormai consolidata “captatio benevolentiae”…
Riporto, qui di seguito, la postfazione di Adriano Petta.

Quel diavolo custode di Amerigo-Archimedico

Anche autori come Raymond Queneau, Georges Perec e Edgar Allan Poe si sono cimentati nella scrittura di lipogrammi il cui tema era l’eliminazione di tutte le X, in cui la O veniva sostituita dalla X, spariva la lettera E, la A etc., ma, con il dovuto rispetto verso il loro indubbio ingegno, quelle opere sono originali costruzioni letterarie… che nulla hanno a che vedere con la brezza geniale che spira – ad esempio – dal racconto Aioia e Bbln inserito in questo pirotecnico paese a rovescio di Amerigo Iannacone (dove non si conoscono le consonanti, ma solo le vocali… e viceversa… e in cui gli occhietti vispi d’un bambino creano la melodia piú gioiosa della specie umana, mamma, e cosí apprendiamo le vere origini di Babilonia!).
Gli spunti che l’autore ci offre per sorridere e pensare, sono fuochi d’artificio, di quelli poco rumorosi ma luminosi, che si aprono a ombrello, a sorpresa, ancora, e ancora… Amerigo-Archimedico è un mago, si cala nei panni di tutti i personaggi per aiutarli, e con questa raccolta aspira a diventare ministro della fantasia… proprio come il Figliorco del racconto. Non c’è spazio in questa breve postfazione per passare al setaccio tutti i radiosi ombrellini di quest’opera, ma sí che ci si può addentrare un po’ nel bosco dove vivono mamma orca (Mammorca), papà orco (Paporco), e il loro frugoletto (Figliorco). Paporco ha la saggezza tramandatagli da secoli e secoli di emarginazione: la sua razza ha dovuto subire il pregiudizio e la menzogna degli uomini, i quali non hanno mai cercato di conoscerli veramente, di apprendere la loro storia di artisti nottambuli, le loro tradizioni, la loro musica, gli stermini nei campi di concentramento… per il solo fatto di chiamarsi orchi, di avere una carnagione un po’ piú scura degli uomini delle città. E tanta era la paura nei confronti di questi uomini, che per tenere lontani i figliorchi, anche loro erano stati costretti a creare la leggenda che gli uomini erano terribili divoratori di orchi. Ma gli occhi di Amerigo sono figli dell’armonia che regna nel grembo di Madre Natura, che non conoscono il male. E Figliorco è un orchetto intraprendente, e legge negli occhi del bambino che vive nella città la sua stessa curiosità incontaminata. E si parlano, dimentichi dei pregiudizi e delle menzogne degli adulti, perché tutti i piccoli – siano essi bambini oppure orchetti – sono puri. E giocano assieme. Ed è cosí bello… che Figliorco fa zampillare un’idea affinché quel gioco non abbia mai fine: un’orchidea (l’idea d’un orco), la geniale pennellata di Amerigo al suo visionario racconto.
Ma affinché il sogno non s’interrompa, poco dopo Amerigo-Archimedico crea un altro piccolo capolavoro: La lettera d’amore. La scrittura, come sempre, è scorrevole, essenziale, efficace, rigo dopo rigo si ha la netta sensazione che il racconto fluisca… poi il lettore, puntualmente, viene spiazzato, sorpreso, dinanzi a conclusioni originali, oppure – come in questo caso – il dramma si consuma in una scena cosí divertente, da farci riconciliare con il mondo intero, da farci perdonare persino gli ombrosi tragediografi greci che hanno afflitto generazioni intere con le loro cupe tragedie… dinanzi allo scenario che ci mostra il povero Petrus innamorato e costretto a defungere a causa del macigno che la sua bella Petra gli scaglia in testa, ma anche lei – quando capisce la fesseria che ha combinato – si dà un’autosassata… facendosi cadere un gigantesco sasso sul capo. Il mondo in cui sono volati Petrus e Petra è il mondo incantato di Ovattina e Bambagetta, quello delle fiabe che ci aiutano a vivere, dove anche il delitto piú truce… serve solo a strapparci un sorriso.
Amerigo come un mago imbraccia la sua bacchetta volando dalle parti della Via Lattea, in fondo a destra, arrivando a Kubik – pianeta a forma di cubo, la cui orbita attorno al suo sole è perfettamente quadrata – in cui Archimedico sta lavorando alla realizzazione di una pozione rivoluzionaria, che liberi le povere ombre dalla schiavitú degli uomini, affinché possano andarsene a godere la loro vecchiaia nel Paese delle Ombre, all’ombra di un ombrellone; la pozione cerebroatrofizzante servirà anche ai principi, ai re e alla gente che mugugna… per diventare bellissimi rospi, oppure cleptomani extraterrestri, o ministri dell’ordine e del disordine, o angeli e diavoli custodi che alla TV intergalattica offrono corsi gratuiti perché la gente che mugugna (sempre la stessa!) impari a distinguere le lacrime digestive delle coccodrille anoressiche dalle lacrime televisive. Archimedico riceve offerte di laute bustarelle dalla fabbrica delle bambole affinché cessi i suoi esperimenti, ma possiamo stare tutti tranquilli, principi, re, coccodrille anoressiche, usignoli, corvi, paporchi, gente che mugugna, nuvolette rivoluzionarie, galline in procinto di essere saltate in padella, scienziati che con gesti fulminei spennellano poveri innocenti, affamati che creano un assetato, presidenti e ministri con e senza portafogli, e ancora tanta tantissima gente che mugugna: Archimedico, lo sanno tutti, non è uomo che si lasci corrompere. E questo ce lo garantisce il nostro diavolo custode Amerigo-Archimedico, scrivendo con la sua penna magica collegata direttamente al suo cuore di bambino puro, consapevole che nulla potrà cambiare nella storia umana finché gli uomini vivranno incupiti ed ebeti, permettendo il trionfo dell’inautentico, della parola morta, della falsità, dei pregiudizi, della menzogna. Con questo paese a rovescio ci fa capire che se ancora esiste speranza di salvezza… essa è affidata a quell’irriducibile residuo d’ironia e d’incanto che anche a nostra insaputa, forse continua ad ardere nel nostro cantuccio piú segreto.
Amerigo non ha voluto raccontarci l’incontro segreto da cui è scaturita l’idea di questo paese a rovescio, ma leggendo tra le righe delle sue fiabe, io l’ho immaginato cosí.
È il 67 del mese di nevaio dell’anno W324, era cromozoica; Caronte-Archimedico ha ormai sulle spalle quasi tre millenni di lavoro e non ne può piú di traghettare milioni di animelle che non fanno altro che mugugnare, re decapitatori, maghi da quattro soldi e geni delle lampade… Ha stabilito una nuova tassa… ma per essere traghettati al rovescio, dal mondo delle ombre a quello del sole: però, al posto della monetina, dalla bocca delle animelle lui pretende un sorriso. E nel mondo dei vivi, con una bacchetta da rabdomante che ancora dev’essere inventata, riesce a trovare uno scrittore che sicuramente fa al caso suo, che gli costerà poco non essendo autore da bestsellers: vive in un paesino del Molise, a Ceppagna: è Amerigo, artista che – nei racconti che sta pensando di scrivere – vuole spingere la realtà nell’irreale e cogliere nell’irreale l’essenza suprema. Non solo: Amerigo, dichiara subito di accontentarsi di poco: ad ogni animella che riuscirà a strappare un sorriso, la monetina che aveva in bocca la prenderà lui. E cosí lo scrittore di Ceppagna compone e si mette a declamare la sua ultima raccolta di fiabe: E le orecchie fischiavano, Il riscatto delle ombre, Sua Intermittenza, Tutti felici e contenti etc.
E finalmente le animelle tristi e mugugnanti cominciano a sorridere, e capiscono che il mondo della vita dove stanno per tornare non è solo quel vuoto echeggiante di chiacchiere che esse ricordavano, quello di cui parlava la TV e Hollywood… ma è anche il mondo delle fiabe, quelle ambientate nel migliore dei mondi impossibili raccontate da Amerigo Iannacone: un mondo a rovescio, fragoroso di ombre e nuvolette birichine, che tornerà a dare ala e senso alla vita.

Adriano Petta

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