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“Il Foglio” di febbraio

31 01amSun, 25 Jan 2009 09:39:59 +0000242009 2008

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Nel “Foglio volante” di febbraio, in fase di spedizione, testi di Loretta Bonucci, Enzo Bonventre, Mariano Coreno, Carla D’Alessandro, Antonio Delconti, Gianni Diecidue, Amerigo Iannacone, Antonia Izzi Rufo, Pietro La Genga, Orazio, Franco Orlandini, Teresinka Pereira, Silvana Poccioni, Giorgio Poidomani, Júlio Polidoro, Francesco Pota, Emilio Paolo Taormina, Gerardo Vacana, Irene Vallone.
Come al solito, chi desideri ricevere copia saggio, la può chiedere a uno degli indirizzi: edizionieva@libero.it,
edizionieva@edizionieva.com, opp. per telefono al n. 0865.90.99.50.
Riporto qui l’articolo di apertura e una poesia di Gerardo Vacana.

I poeti e gli animali
Torquato Tasso e le due gatte

Torquato Tasso , dopo aver portato a termine, nel 1575, il suo capolavoro, il poema epico “Gerusalenme Liberata”, venne assalito da tormentosi scrupoli artistici e religiosi; diede segni d’uno squilibrio nervoso, che si accentuerà sempre piú, sino ad episodi di follia. Fu “peregrino errante” per varie città d’Italia; nel 1579 tornò presso la corte di Ferrara, lí dove aveva trascorso gli anni piú sereni e fecondi della giovinezza. Vi capitò nel bel mezzo dei festeggiamenti per le nozze del duca e, sentendosi del tutto trascurato, fece al duca stesso una violenta scenata. Venne cosí rinchiuso come pazzo nell’ospedale di Sant’Anna. Vi rimarrà per sette anni.
Dopo il primo anno di isolamento, gli fu concesso di uscire, qualche volta, accompagnato, e di ricevere visite.
Il Tasso, nella sua stanzetta, trovava soprattutto conforto nella compagnia di una bella gatta e di una gattina.
Egli alternava periodi di intenso lavoro ad altri in cui cadeva preda della depressione e dell’agitazione.
Si riferisce a tali stati, un sonetto in cui il poeta si rappresenta quale stanco timoniere di un’imbarcazione investita da una tumultuosa tempesta. E come il timoniere, nell’oscurità, solleva lo sguardo a cercare, fiducioso, la “fiammeggiante” stella polare, cosí egli dice di rivolgersi, durante i suoi turbamenti, i suoi smarrimenti, agli occhi luminosi delle sue gatte, come a luci che possano guidarlo a salvamento: gli sembra di vedere l’Orsa maggiore con la minore.
L’intensa affettuosità per i due animali è significata dalla dolcezza accorata del ripetuto vocativo: «O bella gatta… o gatte, lucerne del mio studio… o gatte amate…»
Il poeta sapeva che, purtroppo, le gatte erano spesso trattate male all’interno dell’ospedale. Egli compassionevolmente augura loro: «Dio vi guardi da le bastonate, / ’l ciel vi pasca di carne e di latte», in modo che continuino a stargli vicino, a “fargli luce”, mentre scrive i suoi carmi.
*
Coloro che hanno la dovuta sensibilità, e specialmente le persone che si trovano nella solitudine (e il loro numero è rilevante; nel nostro tempo) quale consolante rapporto possono stabilire con i cosiddetti animali d’affezione!

Franco Orlandini

Le api

Fra i tanti insetti che ronzano
e mi fanno compagnia nell’orto,
le api sono le piú avventurose e care.
Io non ho alveari – mia colpa –
né li hanno gli amici
per chilometri intorno.

Da dove verranno a cercar polline,
da quale punto cardinale
queste industri operaie?

Sono un po’ migranti, come noi nella giovinezza
e i nostri avi. Cercano dove lo trovano,
anche lontano e rischiando, il loro bene.

In esse ci riconosciamo
piú che in altri animali: aquile, lupi,
leoni quando si posano o rampanti…

Gerardo Vacana

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