“Il Foglio volante” di maggio

Viene spedito in questi giorni il numero di maggio del “Foglio volante”. Oltre alle diverse rubriche, contiene testi di Antonella Anziano, Bastiano, Paolo Battista, Loretta Bonucci, Enzo Bonventre, Amerigo Iannacone, Giovanna Ioli, Pietro La Genga, Eduardo Moga, Roberto Morpurgo,Adolf P. Shvedchikov, Fernanda Spigone, Irene Vallone.
Come al solito, invitiamo chi desideri ricevere copia saggio a chierdercela a uno degli indirizzi: edizionieva@libero.it, edizionieva@edizionieva.com, o anche per telefono al n. 0865.90.99.50.
Riporto qui il breve racconto che apre il giornale, di Giovanna Ioli, e un mio breve testo della rubrica “Appunti e spunti”.

Giri di parole

«Come si chiama l’arcobaleno della notte?» – chiedeva mia nipote aggirandosi per la casa con un foglio in una mano e i pennarelli colorati nell’altra.
«Illusione?» risposi di getto, ma con l’aria interrogativa di chi non sa che cosa dire.
«Ma no» mi disse infastidita «parlo dell’arcobaleno della notte, nonna, quello vero».
Mi sembrò una domanda metafisica.
«Non so. Cos’è l’arcobaleno della notte?», le chiesi, ma ero già fuori strada, perché pensavo a Lionello e al paese delle chimere, all’arcobaleno di Newton e a quella formula che non era riuscita a togliermi la gioia di pensarlo a colori. Di fugaci colori ornato e cinto, l’arcobaleno di mia nipote era un’immagine iridata del nulla, pronta a farci ripiombare nell’oscurità o, piuttosto, l’attesa della beatitudine futura?
«Ma sí, nonna, l’arcobaleno della notte. Un arco di tutti i colori che viene di notte», insisteva lei, con il tono di chi stava soppesando l’atrofia del mio cervello.
«Beh! Non lo so. Potresti disegnarlo per aiutarmi a capire?», conclusi infine, stremata dal giudizio del suo sguardo.
«Bella idea» – disse veloce come il vento – «è proprio quello che voglio fare, ma devo sapere prima il nome dell’arcobaleno della notte».
Già, le parole contano, forse hanno un’anima, un colore, certamente hanno un suono o rappresentano anche una visione?
Poi, sospirando rassegnata per la mia ignoranza, si appartò in un cantuccio della veranda, nascosta tra le piante come se fosse in un bosco norvegese e cominciò a tracciare dei segni. Io cercavo di trattenere persino il fiato per non disturbare la sua concentrazione e il disegno che mi consegnò era stupendo. L’arcobaleno della notte era l’aurora boreale.
«Sei stata tu a raccontarmi di averlo visto, in un giorno molto lontano… Ehi, nonna, sei connessa?»
L’ultima frase mi aveva offesa, non per la sostanza, ma per la forma, che contrastava con la poesia del suo disegno. Eppure era lei ad avere ragione, anche se mi rimase sempre il dubbio di avere davvero visto quell’aurora. Ero io o un’altra? Era la mia stessa vita o quella di un sogno? Avevo, forse, tre o quattro anni e mio padre mi svegliò nel cuore della notte. Ricordo che mi disse: «Alzati! Svelta! Devo mostrarti una cosa che, probabilmente, non vedrai mai piú». Uscimmo insieme nel buio e vidi quell’orizzonte iridato come un’immensa tavolozza di acquerelli che si scioglieva nel cielo.

Giovanna Ioli

(Da Giramondo, Viennepierre Ed., Milano 2008, pp. 96, € 12).

Entro e non oltre

Nei bandi di partecipazione ai concorsi, compresi quelli letterari che ci arrivano ogni giorno, quasi sempre si leggono frasi del tipo «La domanda deve pervenire entro e non oltre una certa data». Ma “entro” non significa già “non oltre”, o è per caso possibile che la domanda pervenga “entro” e al tempo stesso “oltre” la data fissata?
Immancabile, poi, l’aggiunta: “farà fede la data del timbro postale”. E sarebbe bello se davvero facesse fede, ma si dà il caso che con le innovazioni della privatizzazione, la posta in partenza non viene piú timbrata nell’ufficio di partenza, ma (quando vi arriva) in uffici regionali o interregionali preposti. Per esempio, tutta la posta del Lazio viene timbrata a Fiumicino, tutta quella di Abruzzo e Molise a Pescara e cosí via. Mentre non viene piú apposto il timbro di arrivo, come si faceva una volta, sul retro della busta. Timbro che dimostrava quanti giorni aveva impiegato la lettera dalla partenza all’arrivo.
Vedete, il progresso…

Amerigo Iannacone

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