Parole clandestine

È appena uscita la mia nuova raccolta di poesie dal titolo Parole clandestine (Ed. Eva, Venafro 2010, pp. 56, € 10). Ne riporto, qui di seguito, la prefazione di Aldo Cervo.

Prefazione

Originale e calzante l’idea di identificare il poeta come il clandestino della parola.

D’altronde in un tessuto sociale transnazionale oramai da tempo immemore monopolizzato, nell’attenzione, dalla produttività, dal consumismo, dall’interesse quotidiano per i costi del petrolio in dollari per barile, dal confronto – quotidiano anch’esso – dei valori monetari delle Borse, da Londra a Hong Kong, da Milano a Tokio, e cosí via, cos’altro può apparire la poesia, se non il grido di disperati, ammucchiati a bordo di un malandato gommone rigonfio di utopie, sballottolato fra le onde alla deriva?

Rari nantes – i poeti – in gurgite vasto.

E basterebbe questa sola suggestiva intuizione posta in esordio di volumetto a legittimarne la pubblicazione. Ma le pagine a seguire non sono da meno. Sfogliandole, ci si imbatte in altre liriche (quarantatré in tutto) dense di motivi esistenziali, che si avverte a lungo rimuginati da una mente avvezza all’autoanalisi. Ed è difficile, molto difficile trovarne una che non sollevi un interrogativo, che non insinui una riflessione. Che non susciti, insomma, un interiore turbamento dai contorni – se si vuole – indefiniti ma bastevoli a scalfire opinioni comuni, a riaprire discorsi interrotti, a ridiscutere quelle che si ritenevano inoppugnabili certezze.

La maturità poetica, che sembrava in Iannacone aver già toccato nelle ultime raccolte il punto di massima espansione, vieppiú s’approfondisce con Parole clandestine, dove ogni parola – appunto – ogni concetto, ogni immagine si affina in un distillato linguistico-espressivo, per trasparenza, essenzialità e “sapore” avvicinabile alla purezza sincera delle grappe.

La veste formale della silloge conferma, nell’autore, l’opzione per un impianto metrico svincolato da schemi tradizionali, o comunque rigidamente prefissati. E tuttavia non rompe i ponti con la poesia buona d’altri tempi, della quale sono tenuti in apprezzabile riguardo tanto la scansione degli ictus – unico antidoto alla sciatteria prosaica – quanto il gioco, gradevole, di assonanze, di consonanze, e – quando capita – della stessa rima.

Aldo Cervo

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