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Intervista ad Amerigo Iannacone – a cura di Maurizio Vitiello

31 03pmSun, 14 Mar 2010 16:40:14 +0000722010 2008

D.: Da tempo operi nel campo della letteratura e della poesia in territorio molisano, e non solo. Credi che siano cambiati i tempi nella terra molisana per accettare e promuovere una vivacità culturale a fronte di passate inerzie, denunciate da Guido Piovene?

R.: A malincuore, devo dire che non vedo molti cambiamenti in positivo. Le nuove tecnologie consentirebbero di fare molto piú di quello che si fa. Vent’anni fa sarebbe stato impensabile, per esempio, un quotidiano tutto molisano, oggi ce ne sono cinque, sia pure con tirature molto limitate, ma il loro contributo alle istanze culturali è pressoché irrilevante. E, poi, spesso i giornali sono intesi piú come uno strumento a disposizione del potere, un mezzo per sostenere o talvolta denigrare un politico a fini elettoralistici, che non di controllo della politica e come strumento di promozione culturale e di progresso sociale.

Si sono a volte tentati esperimenti con periodici, anche di valore, ma le vendite non ne garantiscono la sopravvivenza e eventuali contributi pubblici sono erogasti “in cambio di” o “per intercessione di” o “a condizione che”.

D.: Ti dedichi con passione al Premio di Poesia “Venafro” e ad altri premi. Artisti, poeti, intellettuali conoscono poco il Molise, terra sconosciuta ai piú. Non credi che la cultura potrebbe avvantaggiare il turismo?

R.: Sí, certo che potrebbe avvantaggiarlo. Anche se magari non sarà il cosiddetto “turismo di massa”. Ma è un turismo che lascia tracce. Si pensi, per non fare che un esempio, a Carlo Batocchi, che viaggia nella nostra regione e ci lascia in regalo componimenti come “Ritorno a Campobasso” e “Isernia”, che poi Luciano D’Agostino ha fatto sí che sia inciso in una lapide.

Il Premio “Venafro” aveva raggiunto una dimensione internazionale, con poeti come l’argentino Carlos Vitale o il britannico Peter Russell. Aver avuto a Venafro un personaggio come Russell, uno dei maggiori poeti europei, poi deceduto nel 2001, non è cosa da poco. E rimane il suo libro pubblicato nelle nostre Edizioni Eva “La sorgente prosciugata / The dried-up spring”.

Eppure il “Premio Venafro”, per silloge inedita, deve chiudere perché non riesce a trovare quei pochi spiccioli che servono per la stampa del libro e per la manifestazione. O forse – dico una cattiveria – le difficoltà sono dovute proprio al fatto che si tratta di spiccioli.

D.: Isernia, Campobasso e le tante località delle due province meriterebbero uno “sconfinamento” nazionale? Quali idee potrebbero concretizzare rilanci effettivi?

R.: Lo sconfinamento è basilare. Anzi io credo che per la cultura non debbano esserci delimitazioni geografiche. Anche se è ovvio che per una regione piccola come il Molise, la meno popolosa d’Italia, le difficoltà sono maggiori rispetto a regioni che detengono il potere, non solo politico, ma anche culturale e soprattutto editoriale. Ma per altri versi, questo potrebbe anche costituire un vantaggio, perché ci si conosce un po’ tutti e i contatti sono piú diretti. Le iniziative culturali e la conoscenza dei beni architettonici, da Pietrabbondante ad Altilia, da Termoli a Venafro, andrebbero valorizzati molto piú di quanto oggi si fa. Idee, io credo, non mancano. Manca piuttosto – rischio di ripetermi – chi recepisca e sostenga le idee. Soprattutto se le idee vengono da persone non intruppate in schieramenti politici.

D.: Riuscire a produrre cultura è problematico. Quali sono le riviste piú interessanti in Molise? Quali quotidiani riescono a rendere un buon servizio giornaliero? Quali editori riescono ad offrire, presentare, a promuovere novità?

R.: Non starei a fare graduatorie sulle riviste piú interessanti. Un paio di periodici molisani che mi sentirei di segnalare sono “Il bene comune” e “Altri itinerari”. I quotidiani, come dicevo prima, in genere non danno molto spazio alla cultura, ma si limitano quasi sempre alla cronaca spicciola.

Io personalmente porto avanti un’iniziativa editoriale, con un mensile letterario e di cultura varia che si chiama “Il Foglio volante”. Esce da 25 anni e può vantare firme illustri, ma è un foglio graficamente modesto, pubblicato sempre con grandi sacrifici. Mai ha ricevuto sostegni economici pubblici e si pubblica solo con le modeste entrate degli abbonamenti, oltre che con il mio personale sacrificio. Posso aggiungere che gli abbonati molisani, non sono piú di una decina.

Quanto all’editoria, parliamo sempre di piccola editoria che non può competere con la grande editoria nazionale, che trova problemi soprattutto di distribuzione e quasi mai può contare su vendite che consentano lauti guadagni, anzi il piú delle volte le vendite non coprono nemmeno i costi vivi di stampa. Per questo è difficile che riescano ad offrire, presentare, a promuovere novità di rilievo.

D.: Quale paese del Molise da luogo potrebbe diventare centro trainante di cultura?

R.: Per posizione geografica, penso principalmente a Termoli e Venafro. Ma è ovvio che la posizione geografica, in tempi di internet e comunicazione globale, non è determinante, anzi il piú delle volte è ininfluente. Sono gli intellettuali, gli operatori culturali che contano e sono le risposte che i politici e gli amministratori danno alle istanze culturali. Potrei dire che in questo senso sono piú importanti i capoluoghi, Campobasso e Isernia, ma ci poi realtà relativamente piccole, che già in qualche modo riescono a realizzare cose significative. Penso a Guardialfiera, a Frosolone, a Macchia d’Isernia, a Pesche, Agnone e ad altri centri che si sforzano di essere presenti nel calendario culturale molisano.

D.: Credi necessari mutamenti politici o mutamenti intellettuali? Sarebbe opportuno un “Premio Molise”? per accomunare le due province in senso comunitario e sociale?

R.: Credo che, sí, ci vorrebbero mutamenti negli atteggiamenti dei politici. Non tanto degli intellettuali, che tuttavia dovrebbero sempre essere e sentirsi liberi e indipendenti. Potrebbe esistere anche, perché no?, un Premio Molise, benché quando parliamo di letteratura e poesia in particolare dobbiamo prescindere dalla territorialità e pensare all’universalità. Il territorio è il punto di partenza non quello di arrivo. Il Premio “Venafro” porta il nome della città in Italia e nel mondo, ma non può considerarsi un premio locale. Quanto alle due province io non credo che ci sia una rivalità in questo campo, anche se ognuna ha caratteristiche proprie.

D.: Quali libri consigli per comprendere l’etica molisana, se un’etica esiste?

R.: Libri ce ne sono tanti per comprendere il Molise (non so se possiamo parlare di un’etica molisana). Si pensi, per fare qualche esempio, a “Benedetti molisani” di Giuseppe Jovine, a “Viaggio nel Molise” di Francesco Jovine e poi i libri di Vincenzo Rossi, Sabino D’Acunto, Giose Rimanelli e anche molti libri di poesia. Ma a parte forse i libri Francesco Jovine, soprattutto “Le Terre del Sacramento” e “Signora Ava”, il primo libro, “Tiro la piccione”, di Rimanelli e un po’ quelli di Lina Pietravalle, pochi sono conosciuti fuori della regione. In Molise i libri generalmente vengono pubblicati in tirature molto limitate (500-1000 copie, a volte anche di meno).

Si legge poco, si vende ancor meno ed è difficile che i libri molisani riescano ad arrivare alla grande distribuzione e raggiungere un vasto pubblico. E tuttavia ritengo che proprio i libri possano fungere da elemento trainante verso il riscatto culturale e sociale di una regione – anche per l’inconsistenza numerica degli abitanti e per la posizione geografica – spesso emarginata. O, meglio, ignorata.

D.: Quali film hanno parlato del Molise? e quali film hanno evidenziato aspetti e segmenti del Molise?

R.: Non sono un esperto di cinema e non sono in grado di dare una risposta esaustiva. Per quel che ne so (escludendo film documentari), piú che film che abbiano parlato del Molise, ci sono film girati – totalmente o parzialmente – in Molise, che, comunque in qualche modo esportano fuori dei suoi confini l’immagine della regione. Per limitarmi a Venafro, eccezionale “La legge è legge”, con Totò e Fernandel, film del 1958, e in anni piú recenti, “I magi randagi” di Sergio Citti (1996), in cui, oltre a molte comparse, c’è anche qualche attore di Venafro. come Gianni Di Chiaro. Mi vengono poi in mente “I tromboni di Fra Diavolo” (1962), film di Giorgio Simonelli con Ugo Tognazzi, Raimondo Vianello, con diverse scene girate nel Verlascio, l’anfiteatro di Venafro, e “La ragazza e  il generale” (1967), film di Pasquale Festa Campanile con Rod Steiger, Umberto Orsini e Virna Lisi. E poi ci sono molti film con attori molisani come Flavio Bucci e il compianto Enzo Guarini.

D.: Esistono in Molise, ad esempio a Casacalenda, delle rasssegne cinematografiche. Su cinema, libri, teatro non si potrebbe insistere per alimentare dibattiti e far lievitare idee per nuovi orizzonti molisani?

R.: In qualche modo ho già risposto. Tutte belle cose, ma in genere non sono le istanze ma le risposte che mancano.

D.: Ma la gente è invogliata a discutere, a “essere democrazia”?

R.: So di risultare impopolare ma non ho molta fiducia nella “gente”, una parola oggi sulla bocca di tutti, politici in particolare. La maggior parte della gente vive con superficialità, accontentandosi delle cose come vanno. Ed è un atteggiamento comodo per il potere. Ma penso anche che non bisogna demordere e il ruolo dell’intellettuale è quello di stimolo verso la discussione e verso l’acquisizione della consapevolezza e “essere democrazia”.

Maurizio Vitiello

“Il Foglio volante” di marzo 2010

31 03pmSun, 14 Mar 2010 16:15:49 +0000722010 2008

Nel “Foglio volante” di marzo, oltre alle solite rubriche, compaiono scritti di Domenico Adriano, Loretta Bonucci, Enzo Bonventre, Aldo Cervo, Antonio Deconti, Alessandra Ferrari, Alda Fortini, Amerigo Iannacone, Pietro La Genga, Pierangelo Marini, Teresinka Pereira, Silvana Poccioni, Fryda Rota, Patrick Sammut, Gerardo Vacana.
Chi desideri ricevere copia saggio, ce la può chiedere a uno degli indirizzi: 
edizionieva@libero.it, edizionieva@edizionieva.com, opp. per telefono al n. 0865.90.99.50.
Riporto il breve pezzo di apertura sul Premio “L’Olocausto” e la poesia vincitrice, di Gerardo Vacana

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Premio “L’Olocausto”, una giornata da ricordare
Premiati Vacana, Braccini e ToichUna giornata per ricordare, una giornata da ricordare, quella di giovedí 4 febbraio a Coreno Ausonio per la manifestazione conclusiva del Premio di Poesia “L’Olocausto”. Interventi di testimoni, di autorità, di poeti, di intellettuali, di studenti e un pubblico debordante. Ci sono stati momenti di grande commozione (come durante l’intervento di Nando Tagliacozzo), e momenti di alta poesia.
Le poesie premiate, finaliste e segnalate sono state raccolte in un’antologia (Ed. Eva, Venafro 2010, pp. 64, € 10) distribuita il giorno della premiazione.
Il nostro Premio, come ha scritto il sindaco Domenico Corte nella presentazione, «vuole contribuire, per quanto possibile, a tener viva la memoria di quella che fu forse la piú grande tragedia della storia, affinché non possa accadere mai piú niente del genere, né ci possano essere tentazioni negazioniste».

A Greta BlochTi ho conosciuta nel ’43.
Benché confinata, un periodo
felice della tua vita.
Facevi a piedi la spola

tra San Donato e il mio paese.
Non eri sola: venivano con te
altri ebrei, per fare spesa da noi.

Era un’allegra spola
da amici ad altri amici,
come i primi fidati.
Era una scampagnata
in un paesaggio incantato.
Come una primavera.

Tu insegnavi il tedesco,
la lingua dei tuoi aguzzini
ma anche tua e di Kafka,
l’amore praghese cui avevi donato
il cuore e un bambino.
Venivi ad insegnarla
a un sacerdote poeta,
a Don Gerardo Apruzzese.

A noi ragazzi rurali
stregati dalla tua grazia
insegnavi eleganza – quella morale –
e un modo civile di comportarsi.
(A uno, che divorava un’insalata
rustica, dicesti, col garbo
consueto, non mangiare cipolla
se vai dalla fidanzata.)

In una valle propizia
alle epifanie del divino
un giorno avvenne il miracolo:
il tuo incontro con Cristo.
Battezzata,
fosti una fervente cristiana.

E quando i tempi si fecero piú funesti
venisti deportata in un lager,
da cui non sei piú tornata.
Ma non sapevano i tuoi assassini
che nulla potevano oramai
contro la tua nuova fede.
Ti dava speranza e conforto
Gesú sotto la croce,
Cristo per sempre risorto.

(6-8 gennaio 2010)            Gerardo Vacana