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Due nuovi libri che mi riguardano

31 05pmMon, 03 May 2010 17:42:42 +00001222010 2008

Sono usciti, pressoché contemporaneamente, due libri che mi riguardano, l’uno di Aldo Cervo, porta il titolo “Letture critiche nella produzione letteraria di Amerigo Iannacone (Ed. Eva, Venafro 2010, pp. 76, € 10,00), l’altro, di Giuseppe Napolitano, si intitola “Scritti per Amerigo” (Collana “La Stanza del Poeta”, Gaeta 2010, pp. 48, € 7,00). Chi desideri ricevere i libri li può chiedere a me o alle Edizioni Eva.

Riporto, di seguito, le note introduttive sia del primo che del secondo.

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Tra le mie “Frequentazioni letterarie” (raccolte e pubblicate lo scorso 2009 per conto delle Edizioni Eva di Venafro) non c’è dubbio che la piú assidua e corposa sia quella compiutasi con l’opera del venafrano Amerigo Iannacone. La mole, e forse anche la qualità, del lavoro svolto mi induce a ritenerne utile una riproposizione in volume separato al fine di consentire al lettore un approccio meno dispersivo, pertanto piú idoneo a ricostruire personalità e scrit-ti dell’intellettuale molisano.

a. c.

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Ho conosciuto de visu Amerigo Iannacone in occasione della presentazione del mio Libro d’amore di Catullo, il Catullo nella birreria (era il 4 marzo 1987, al City Hall Pub di Formia), ma lo conoscevo già da un anno come redattore-editore di uno strano “foglio”, La Flugfolio (“Il foglio volante”): la rivista letteraria probabilmente piú piccola del mondo, della quale mio padre era stato il primo abbonato. Amerigo venne a quella presentazione insieme al giovane poeta isernino Antonio Vanni, anch’egli in forte sintonia con mio padre. Questo libretto della “stanza” festeggia i 60 anni di Amerigo Iannacone (e continua cosí in qualche modo una tradizione della collana: i 70 anni di Renzo e Georges, i 40 di Agnès e Irene, i 20 di Riccardo, eccetera…); li festeggia raccogliendo una parte degli scritti che gli ho dedicato (insieme a due riflessioni inedite di Irene Vallone): queste pagine sparse contribuiscono a fare il punto sul suo lavoro di autore complesso ed esigente.
Del tutto inedita peraltro è la conclusione, dedicata al suo ultimo libro, Parole clandestine, che fin dal titolo (un po’ manifesto e un po’ provocazione) pone – implicitamente – una chiara domanda al lettore, soprattutto a chi non lo conosce abbastanza e non sa quanta ironia caratterizzi spesso le proposte letterarie di Amerigo Iannacone (per di piú, tra le persone che conosco, tra le piú dotate anche di autoironia). Si tratta dunque di una domanda trabocchetto, di quelle che una volta si facevano a scuola: pensate voi che la poesia possa ancora parlare liberamente, o meglio le conviene cautelarsi dal rischio della sopraffazione mediatica e nascondersi sotto coperta, in attesa magari, chissà, di un approdo ormai insperato ma forse nuovamente possibile, se proprio la parola del poeta saprà come traghettare la coscienza dei lettori, quelli ben disposti, quelli piú accorti e preparati, oltre le secche della palude contemporanea, ad altri lidi?
E Amerigo (ci consideriamo fratelli) è di quelli testardi, che ci crederanno sempre. Auguri a lui, ovviamente, e ad majora! Anche perché quest’anno ne compie trenta di attività letteraria…

g. n.