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“Il Foglio volante” di giugno 2010

31 06pmTue, 15 Jun 2010 15:28:02 +00001652010 2008

Nel numero di giugno del “Foglio volante”, oltre alle solite rubriche (“Versetti e versacci”, “Lettere al foglio”, ecc.) compaiono scritti di Domenico Adriano, Bastiano, Loretta Bonucci, Enzo Bonventre, Fabiano Braccini, Giseilda Campolo, Claudio Carbone, Lisa Carducci, Aldo Cervo, Mariano Coreno, Pino De Renzi, Alessandra Ferrari, Alda Fortini, Amerigo Iannacone, Antonia Izzi Rufo, Tiberio La Rocca, Alfred Massa, Teresinka Pereira, Carmela Tuccari.
Chi desideri ricevere copia saggio, la può chiedere a uno degli indirizzi: edizionieva@libero.it, edizionieva@edizionieva.com, opp. per telefono al n. 0865.90.99.50.
Riporto qui, di seguito, un breve testo dalla rubrica “Appunti e spunti” e l’articolo “Cultura e libertà di stampa” a mia firma.

Il sindaco è incinto?

Capita ogni giorno di sentire o leggere frasi del tipo: «È intervenuta il Ministro Gelmini…», «Il sindaco di Milano Moratti è stata intervistata…» e simili, dove c’è un’evidente discordanza grammaticale tra il verbo – al femminile – e il sostantivo – al maschile. Obiezione: ma Gelmini e Moratti sono donne. Sì, ma il genere grammaticale di “sindaco” e di “ministro” è maschile. Il genere grammaticale infatti non ha niente a vedere col sesso, infatti “sentinella”, “guardia”, “recluta”, “vedetta”, sono di genere femminile anche se si riferiscono a un uomo e “soprano”, “contralto”, “mezzosoprano”, sono maschili anche se riferiti a donne. “Sindaco”, “ministro”, “assessore” sono sempre maschili sia che si riferiscano a un uomo sia che si riferiscano a una donna e “persona”, “guida”, “spia”, sono sempre femminili sia se riferiti a un uomo sia se riferiti a una donna. Inoltre il genere grammaticale vale anche per gli oggetti: “matita” è femminile e “lapis” è maschile. Il “mare” e il “fiore” in Italia sono maschi e in Francia sono femmine (“la mer”, “la fleur”).
Se suona comica una frase del tipo «il sindaco è incinto» è altrettanto paradossale una come «il sindaco è incinta». Ma allora: perché non dire “la ministra”, “la sindaca”, “l’assessora”, “la notaia”, ecc.? Che c’è di male? L’orecchio non è abituato? Si abituerà.

Cultura e libertà di stampa

Si è parlato molto negli ultimi giorni e si continua a parlare, giustamente, di attacchi alla libertà di stampa, per via della cosiddetta legge sulle intercettazioni.
Ma un grave attacco alla libertà di stampa è costituito anche dal decreto di Tremonti e Scajola (quello cui hanno comprato la casa a sua insaputa). Un decreto – che abbiamo citato anche nello scorso numero del Foglio volante – che abolisce la tariffa ridotta editoriale, con la conseguenza che raddoppia il costo di spedizione dei libri e aumenta piú del doppio la spedizione dei periodici.
La libertà di stampa non è solo quella di un centinaio di quotidiani, una decina dei quali a diffusione nazionale, ma anche quella dei periodici, come Il Foglio volante, che hanno una tiratura di alcune centinaia o poche migliaia di copie, ma che sono piú di diecimila e complessivamente hanno un peso notevole.
Il popolo, secondo un’antica consuetudine, deve essere tenuto nel’ignoranza, perché possa essere meglio dominato. I cervelli devono essere obnubilati e vale sempre l’antico adagio del “panem et circenses”, soprattutto “circenses”, ovvero cose come gli insulsi quizzetti televisivi. Tutto perché la gente non pensi.
A. I.

“Il Foglio volante” di maggio 2010

31 06pmTue, 15 Jun 2010 15:20:10 +00001652010 2008

Nel “Foglio volante” di maggio, scritti di Bastiano, Loretta Bonucci, Enzo Bonventre, Maria Luisa Cipriano, Antonio Conserva, Mariano Coreno, Paul Courget, Carla D’Alessandro, Antonio De Angelis, Vito Faiuolo, Alessandra Ferrari, Alda Fortini, Angelo Gallo, Stefy Grimieri, Amerigo Iannacone, Pietro La Genga, Tiberio La Rocca, Ivano Mugnaini, Silvana Poccioni, Carmen Proca, Vincenzo Rossi, Fryda Rota, Stefano Sansoni, Daniele Sardone, Gerardo Vacana, Luiza Viana.
Chi desideri ricevere copia saggio, ce la può chiedere a uno degli indirizzi: edizionieva@libero.it, edizionieva@edizionieva.com, opp. per telefono al n. 0865.90.99.50.
Riporto il pezzo di apertura.

L’itanglese

Ma dicendo “news” anziché “notizie”, “premier” anziché “presidente”, “welfare” per “stato sociale”, “slide” per “scheda” e “black list” al posto di “lista nera” davvero ci sprovincializziamo? Davvero provinciale è chi parla correttamente la propria lingua e non cede a tentazioni esterofile, che implicitamente riconoscerebbero una presunta superiorità di una lingua e di un popolo? Davvero è meno provinciale chi svende la propria cultura e la propria identità e si prostra ai piedi del potente – politico e economico che sia – di turno?
È vero che c’è sempre stata la tentazione di scimmiottare i piú forti, i piú ricchi, i piú belli, ovvero i vincitori, militarmente una volta, economicamente ora.
«Stive ’mmiez’a tre o quatte sciantose e parlave francese…» si cantava un secolo fa, quando i ricchi, i belli, i forti erano i francesi. Durante il ventennio diventò obbligatorio lo studio del tedesco. Poi è venuto «Tu vuo’ fa’ l’americano», forse domani dovremo studiare l’arabo o il cinese. Anzi qualcuno già si sta attrezzando in tal senso.
C’è sempre stato questo modo di fare (o di essere), e due millenni fa a Roma ci si faceva belli parlando greco. Ma oggi c’è qualcosa in piú: ci sono mezzi di comunicazione tecnologici come gli elaboratori, la televisione, telefoni e telefonini, la rete e quant’altro, che fanno diventare sempre piú rapido il diffondersi anche dei vezzi. Solo dieci anni fa nessuno si sarebbe sognato di dire o di scrivere parole come “escort” o “gossip”, che nessun italiano o quasi avrebbe capito. Oggi se uno usa le corrispondenti parole italiane “prostituta” e “pettegolezzo”, vien da pensare «ma questo dove vive?»
La corruzione e l’imbarbarimento della lingua sono oggi talmente diffusi, e la progressione talmente rapida, che l’italiano sta diventando – e in molti casi è diventato – lo zerbino dell’inglese.
Non ho nulla contro l’inglese. Ritengo anzi che sia giusto e opportuno studiarlo (cosí come è giusto e opportuno studiare altre lingue). Ma non è accettabile che si sostituisca all’italiano, che corrompa oggi e fagociti domani la nostra lingua.
Leggendo i giornali – e non parliamo del mondo dell’economia e della tecnologia – si ha sensazione di trovarsi di fronte a una lingua che non è piú italiano ma “itanglese”. E domani l’italiano sarà una lingua morta, morti saranno usi e costumi e noi saremo una mediocre, umiliata, colonia del piú forte.
Amerigo Iannacone