“Il Foglio volante” di maggio 2010

Nel “Foglio volante” di maggio, scritti di Bastiano, Loretta Bonucci, Enzo Bonventre, Maria Luisa Cipriano, Antonio Conserva, Mariano Coreno, Paul Courget, Carla D’Alessandro, Antonio De Angelis, Vito Faiuolo, Alessandra Ferrari, Alda Fortini, Angelo Gallo, Stefy Grimieri, Amerigo Iannacone, Pietro La Genga, Tiberio La Rocca, Ivano Mugnaini, Silvana Poccioni, Carmen Proca, Vincenzo Rossi, Fryda Rota, Stefano Sansoni, Daniele Sardone, Gerardo Vacana, Luiza Viana.
Chi desideri ricevere copia saggio, ce la può chiedere a uno degli indirizzi: edizionieva@libero.it, edizionieva@edizionieva.com, opp. per telefono al n. 0865.90.99.50.
Riporto il pezzo di apertura.

L’itanglese

Ma dicendo “news” anziché “notizie”, “premier” anziché “presidente”, “welfare” per “stato sociale”, “slide” per “scheda” e “black list” al posto di “lista nera” davvero ci sprovincializziamo? Davvero provinciale è chi parla correttamente la propria lingua e non cede a tentazioni esterofile, che implicitamente riconoscerebbero una presunta superiorità di una lingua e di un popolo? Davvero è meno provinciale chi svende la propria cultura e la propria identità e si prostra ai piedi del potente – politico e economico che sia – di turno?
È vero che c’è sempre stata la tentazione di scimmiottare i piú forti, i piú ricchi, i piú belli, ovvero i vincitori, militarmente una volta, economicamente ora.
«Stive ’mmiez’a tre o quatte sciantose e parlave francese…» si cantava un secolo fa, quando i ricchi, i belli, i forti erano i francesi. Durante il ventennio diventò obbligatorio lo studio del tedesco. Poi è venuto «Tu vuo’ fa’ l’americano», forse domani dovremo studiare l’arabo o il cinese. Anzi qualcuno già si sta attrezzando in tal senso.
C’è sempre stato questo modo di fare (o di essere), e due millenni fa a Roma ci si faceva belli parlando greco. Ma oggi c’è qualcosa in piú: ci sono mezzi di comunicazione tecnologici come gli elaboratori, la televisione, telefoni e telefonini, la rete e quant’altro, che fanno diventare sempre piú rapido il diffondersi anche dei vezzi. Solo dieci anni fa nessuno si sarebbe sognato di dire o di scrivere parole come “escort” o “gossip”, che nessun italiano o quasi avrebbe capito. Oggi se uno usa le corrispondenti parole italiane “prostituta” e “pettegolezzo”, vien da pensare «ma questo dove vive?»
La corruzione e l’imbarbarimento della lingua sono oggi talmente diffusi, e la progressione talmente rapida, che l’italiano sta diventando – e in molti casi è diventato – lo zerbino dell’inglese.
Non ho nulla contro l’inglese. Ritengo anzi che sia giusto e opportuno studiarlo (cosí come è giusto e opportuno studiare altre lingue). Ma non è accettabile che si sostituisca all’italiano, che corrompa oggi e fagociti domani la nostra lingua.
Leggendo i giornali – e non parliamo del mondo dell’economia e della tecnologia – si ha sensazione di trovarsi di fronte a una lingua che non è piú italiano ma “itanglese”. E domani l’italiano sarà una lingua morta, morti saranno usi e costumi e noi saremo una mediocre, umiliata, colonia del piú forte.
Amerigo Iannacone

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