Archive for ottobre 2010

“Il Foglio volante” di novembre 2010

31 10pmSat, 30 Oct 2010 17:04:10 +00003022010 2008

Nel numero di novembre 2010 “Foglio volante – La Flugfolio” in distribuzione in questi giorni, oltre alle solite rubriche (“Versetti e versacci”, “Appunti e spunti”, ecc.) compaiono scritti di Massimo Acciai, Bastiano, Loretta Bonucci, Enzo Bonventre, Laura Boss, Fabiano Braccini, Mariano Coreno, Carla D’Alessandro, Antonio De Angelis, Angelo Gallo, Giulio Greco, Amerigo Iannacone, Pietro La Genga, Tiberio La Rocca, Carlo Onorato, Teresinka Pereira, Silvana Poccioni, Fryda Rota, Gerardo Vacana.
Chi desideri ricevere copia saggio, ce la può chiedere a uno degli indirizzi: edizionieva@libero.it, edizionieva@edizionieva.com, opp. per telefono al n. 0865.90.99.50.
Riporto l’articolo di apertura e una breve poesia di Gerardo Vacana.

Esperanto, lingua di tutti e di nessuno

«Dare a milioni di persone le conoscenze della sola lingua inglese equivale a schiavizzarli». Mi tornano in mente queste parole di Gandhi leggendo un ampio servizio su La Stampa del 28 settembre 2010. Nel servizio, dal titolo “Parlo meno inglese ma piú robotese” si disserta su quale sarà, su quale dovrebbe essere e su che cosa comporterà la futura lingua unica europea.
Il servizio è interessante e gli argomenti andrebbero sviscerati e sviluppati, ma qui vorrei mettere a fuoco soltanto un punto. Non mi sembra andare nella direzione giusta il vagheggiamento di un’unica lingua che dovrebbe andare a sostituire – o, se preferite, inglobare, fagocitare – tutte le altre. Una tale eventualità (per altro a mio avviso poco verosimile) sarebbe una iattura. Un appiattimento, un’omologazione e anche una sopraffazione su tutte le lingue che non siano quella “vincente”, e di conseguenza un appiattimento anche delle culture.

La soluzione giusta sta, invece, nell’adottare una lingua internazionale, da affiancare a quelle nazionali e non che le sostituisca. Una lingua di tutti e di nessuno, di tutti in generale e di nessuno in particolare, che rispetti tutte le altre lingue, tutti gli idiomi, i dialetti, le parlate e quindi tutte le culture e tutte le identità.
Finora non si ancora arrivati alla soluzione del problema linguistico perché tutti sono d’accordo sulla necessità di eleggere una lingua internazionale, purché si tratti della propria. Ma prendere una lingua nazionale e adottarla come internazionale porterebbe a scegliere non la lingua piú idonea, ma quella del piú forte. È quello che è successo in passato, quando il latino ha fatto sparire le lingue autoctone dei territori conquistati da Roma, quando lo spagnolo e l’inglese hanno fatto scomparire le lingue precolombiane, con il russo imposto a tutte le repubbliche dell’ex Unione Sovietica, e cosí via. E sempre le nuove lingue hanno fagocitato le lingue e le culture preesistenti. Oggi si sta imponendo l’inglese, prima con il Commonwealth britannico poi con la potenza economica degli Stati Uniti. Ma intanto spuntano nuovi aspiranti con le nuove potenze economiche, come la Cina, l’India, i Paesi arabi.
Eppure la soluzione è facile: basterebbe optare per una lingua neutra, eufonica, facilissima da apprendere, accessibile a tutti. Parlo dell’esperanto. Una lingua che si può imparare anche da autodidatti, magari con uno dei tanti corsi gratuiti presenti in rete. Provare per credere.
Ma bisognerebbe lasciare da parte le cause che finora ne hanno impedito l’adozione: sciovinismi, orgogli nazionali e presunzioni di superiorità culturali, civili o addirittura etniche.

Amerigo Iannacone

Quasi felice

L’ieri cosí infelice
ci appare oggi quasi felice:
gli mancava l’ultima,
l’odierna piú dolente cicatrice.

5.12.1993

Gerardo Vacana

«I poeti hanno tracciato nei secoli una storia di civiltà» Intervista di Carina Spurio

31 10pmMon, 25 Oct 2010 16:40:04 +00002972010 2008

Nei siti
http://www.teramani.net/public/post/carina-spurio-intervista-amerigo-iannacone-393.asp#more e
http://www.portalemarche.eu/leggi-news.asp?titolo=Amerigo-Iannacone-intervistato-da-Carina-Spurio
è stata pubblicata una mia intervista rilasciata a Carina Spurio.
La riporto qui di seguito.

Intervista ad Amerigo Iannacone
«I poeti hanno tracciato nei secoli una storia di civiltà»
di Carina Spurio

D.: La poesia prende corpo dalla rabbia, dal dolore, dalla gioia. La sua da dove nasce?
R.: Premetto che la poesia non si scrive quasi mai su temi programmati, ma nasce generalmente da un’emozione, da un ricordo, da un’intuizione improvvisa. Se prendo in esame i miei libri di poesia, una decina, e cerco di guardami come dall’esterno, posso dire che, sì, certo, ci sono il dolore (piú spesso) e la gioia (piú di rado). C’è anche la rabbia, che spesso si trasforma in ironia o in frecciate avvelenate, come succede negli epigrammi, buona parte dei quali raccolti nel volumetto Versetti e versacci. Ma devo dire che nella mia poesia c’è anche una nota malinconica che nasce, forse, da un profondo senso di solitudine esistenziale, nasce dal mistero del nostro viaggio effimero, dalla consapevolezza dell’ineluttabilità del tempo che passa (Ruit hora). Ci sono poi testi nati dall’osservazione delle piccole cose, della natura (la poesia lirica, gli haiku). E vi si possono trovare altri temi.
D.: Nella sua silloge poetica dal titolo “Luoghi” (Ed. Eva, Venafro 2009, pp. 48), ha creato una lirica romantico-verista imbevuta di ricordi e di memorie.
R.: Ho raccolto nel libro i componimenti dedicati ai luoghi del cuore, ma anche, soprattutto, i luoghi dove mi hanno portato le amicizie letterarie. Una sorta di rete di amici poeti, scrittori e artisti che si è venuta creando negli anni. Se Lei parla, forse esagerando un po’,  di «una lirica romantico-verista imbevuta di ricordi e di memorie», lo prendo per buono e, in un certo senso, devo dire che mi ci riconosco. Ma mio intento, come dico nella nota introduttiva, era quello di fare un omaggio a poeti e scrittori amici e ai loro luoghi, ed è per questo che, forse con un po’ di millanteria, ho parlato di “geografia poetica”.
D.: La sua Poesia è materica, accoglie luci, colori e città e in panorama realistico si armonizza al senso di stupore infantile. Venafro l’ha visto crescere «disordinato e indeciso», e lei, l’ha vista crescere «disordinata e anonima»… Qual è il rapporto con la sua città?
R.: Come spesso succede, è un rapporto di amore-odio. Amore per tutti gli angoli del paese, i posti, le case, i campi, i vicoli, le strutture, i momenti di vita, belli o brutti che siano, gli affetti familiari, gli amici, le abitudini quotidiane, i ricordi; odio per le cose che non vanno come dovrebbero andare, per il degrado fisico e anche morale e perfino antropologico cui si assiste. E non solo a Venafro, per la verità.
D.: Il Poeta è anche lettore?
R.:Il poeta è, deve essere, lettore prima che poeta. Lettore onnivoro magari, ma con particolare attenzione ai migliori poeti della nostra tradizione letteraria. Sia per la gratificazione personale che la lettura può dare, sia per potere, per cosí dire, acquisire il mestiere. Perché forse è anche vero che poëta nascitur, cioè che la sensibilità poetica è innata, ma con la lettura si affina. Inoltre i mezzi tecnici, la capacità di padroneggiare il materiale linguistico si acquisiscono con la lettura, prima che con la scrittura. Ma la lettura, se diventa abituale, è soprattutto piacere.
D.: Cosa pensa dei Poeti?
R.: Ovviamente ne penso bene. I poeti vedono le cose filtrate attraverso la loro sensibilità ed è come se i sentimenti si vedessero attraverso una lente di ingrandimento e diventano in un certo senso la coscienza di un popolo. Si può dire che i poeti hanno tracciato nei secoli, da Alceo e Saffo ai nostri giorni, quella che potremmo definire una storia di civiltà, in qualche modo parallela a quella fatta di guerre, di conquiste, di sopraffazioni.
D.: Che cosa la spaventa di piú nella vita?
R.: Non parlerei di spavento, ma piuttosto di inquietudine. Forse il mistero, che m’inquieta e al tempo stesso mi intriga.
D.: Una data molto importante?
R.: Due date importanti sono quelle di nascita dei miei figli. Un’altra potrebbe essere –ma non so se in positivo o in negativo – quella della pubblicazione del mio primo libro, trent’anni fa.
D.: Un libro…
R.: I libri, tanti, tutti. Dovrei fare un lungo elenco. Ma uno che mi ha toccato molto, nella mia adolescenza, è l’Oscar di Tutte le poesie di Quasimodo e in particolare i tre versi del testo “Ed è subito sera”. Per la prosa, hanno significato molto per me i classici russi, francesi e americani dell’Ottocento, letti sempre negli anni della mia adolescenza, quando cominciavano a uscire in edicola in edizione economica. In particolare L’uomo che ride di Victor Hugo, Delitto e castigo di Dostoevskij e i racconti di Edgar Allan Poe.
D.: Un ricordo…
R.: Il primo amore. È banale?
D.: Nuovi progetti?
R.: Tanti, ma non so quanti (e se) saranno davvero realizzati. Ho nel computer una cartella che si chiama “Lavori in corso” e vi sono una dozzina di titoli. Tra i lavori (perennemente) in corso, un repertorio-antologia di poeti molisani, uno sui personaggi illustri di Venafro. E poi continuo a scrivere in poesia e in prosa: testi che prima o poi saranno raccolti in volume e dati alle stampe.

“Il Foglio volante” di ottobre 2010

31 10pmMon, 04 Oct 2010 17:14:41 +00002762010 2008

 

Nel numero di ottobre 2010 “Foglio volante – La Flugfolio”, oltre alle solite rubriche (“Versetti e versacci”, “Appunti e spunti”, ecc.) compaiono scritti di Rosa Amato, Bastiano, Loretta Bonucci, Enzo Bonventre, Ida Di Ianni, Vito Faiuolo, Carlo Geloso, Amerigo Iannacone, Pietro La Genga, Antonio Martone, Giuseppe Napolitano, Franco Orlandini, Silvana Poccioni, Vincenzo Rossi, Massimo Spelta, Publio Papinio Stazio, Gerardo Vacana.
Chi desideri ricevere copia saggio, la può chiedere a uno degli indirizzi:
edizionieva@libero.it, edizionieva@edizionieva.com, opp. per telefono al n. 0865.90.99.50.
Riporto qui, di seguito, il mio pezzo di apertura e il breve testo della rubrica “Appunti e spunti”

Rotolano le stagioni

La rovente, presuntuosa estate sfuma in un autunno dagli intensi colori pastello e dai forti, antichi sapori. L’autunno ci consegnerà a un inverno dalle serate interminabili, quando la natura si fermerà in una pausa sbigottita. Risorgerà, la natura, nella verde primavera, latrice di speranze. Poi ancora l’estate con le sue lunghe giornate felicemente vuote, ristoratrici, rigeneranti. E poi ancora il mesto autunno e l’inverno statico, e la primavera, l’estate, l’autunno, l’inverno.
La ruota gira, sempre uguale, sempre uguale… E un giorno ci guardiamo allo specchio e ci meravigliamo di quella malinconica figura che ci sta davanti. Troviamo una nostra vecchia foto e non ci riconosciamo.
L’eterno rotolare delle stagioni ci trasporta per un po’, poi ci abbandonerà e continuerà a rotolare indifferente, senza di noi: primavera, estate, autunno, inverno, primavera, estate, autunno…
Pensiamo a quelli che non ci sono piú, a coloro che popolavano i nostri giorni e ora sono solo un ricordo. Intimità perdute, affetti finiti, amori rimossi, sogni delusi, speranze infrante.
Sullo schermo dei ricordi riprendono vita volti cari, attimi di felicità ora malinconici, ore di tristezza ora mitigate.
Mentre la nostra favola si avvia alla conclusione.

Amerigo Iannacone