“Il Foglio volante” di febbraio 2011

Nel numero di febbraio del “Foglio volante”, piú consistente del solito (12 pagine), compaiono testi di Bastiano, Paolo Battista, Loretta Bonucci, Enzo Bonventre, Fabiano Braccini, Ferruccio Brugnaro, Giuseppe Campolo, Claudio Carbone, Aldo Cervo, Max Condreas, Mariano Coreno, Alessandro Corropoli, Carla D’Alessandro, Filippo De Angelis, Lino Di Stefano, Maria Francesca Iachetta, Amerigo Iannacone, Pietro La Genga, Tiberio La Rocca, Salome Molina Lopez, Franco Orlandini, Silvana Poccioni, Paolo Ruffilli, Marco Scalabrino, Adolf P. Shvedchikov, Andrea Tosto De Caro, Gerardo Vacana.
Chi desideri ricevere copia saggio, ce la può chiedere a uno degli indirizzi: edizionieva@libero.it, edizionieva@edizionieva.com, opp. per telefono al n. 0865.90.99.50.
Riporto, di seguito, il testo di apertura, su Sinisgalli, a firma di Franco Orlandini, e una poesia di Gerardo Vacana.

A trent’anni dalla morte del poeta
Leonardo Sinisgalli e suo padre

Leonardo Sinisgalli (l908-1981) nacque in Basilicata, a Montemurro (prov. di Potenza). Come tanti altri giovani del Sud, egli aveva abbandonato, nel 1926, il paese; aveva frequentato l’università a Roma, laureandosi in ingegneria. Visse poi tra Milano e Roma, dove si occupò di architettura, di grafica e pubblicità. Mantenne però sempre vivo il legame con la terra natale. “Cercar scampo e riposo / nella mia storia piú remota”, si legge, infatti, nella raccolta “Vidi le Muse” (Milano,1943). Di questa silloge fa parte la poesia dal titolo “A mio padre”.
A tal riguardo, lo stesso Sinisgalli ha fatto conoscere: «Mettere in piedi una famiglia come la nostra, di cinque femmine e due maschi, è costata parecchia fatica al padre e alla madre. Mio padre è stato in America in due riprese. fino all’ultimo ha lavorato e sudato.”[1]
Il giovane poeta, in un momento di nostalgia, nel ripensare, appunto, a suo padre, ha immaginato di rivederlo nel suo ambiente, nell’ora del consueto ritorno dalla vigna, quando il fresco venticello serale reca l’odore dei campi, che aderisce all’abito da lavoro. L’uomo ha il cappello di paglia macchiato dal verderame che ha dato alle viti. Sbuca dal sentiero, da solo, tenendo in mano un mazzo di rape, che poi scuote in una vasca, per liberarlo un po’ dalla terra. E terriccio umido copre le sue scarpe. Procedendo oltre si ferma presso una fonte, a scambiare qualche parola con l’ortolano, che, lí vicino, sta sradicando i finocchi.
Ma, a poco a poco, la cara figura s’allontana, si fa sfocata; diventa soltanto un punto all’orizzonte…
Allora il giovane esprime la possibilità, la speranza (pur se è già certezza in cuor suo…) che anche suo padre, mentre sta presso la fontana, ripensando a lui, al figlio lontano, abbia negli occhi un lampo di commozione: «Forse la sua pupilla / si accende questa sera / accanto / alla peschiera / dove si asciuga la fronte.»
*
Sinisgalli ci ha posto dinnanzi un quadretto privo d’ogni elemento esornativo; ci ha fatto, tuttavia, intuire teneri sentimenti, con gran naturalezza.
Egli, che aveva accolto l’influsso di Ungaretti e di altri ermetici, ha detto: «Se un merito hanno avuto i poeti della mia generazione, è quello di aver considerato la retorica un’operazione indegna.»[2]
Non è, d’altra parte, indulgere alla retorica – anche dopo aver conosciuto il padre del poeta – il richiamare la figura tradizionale dell’agricoltore, con la sua esistenza laboriosa e onesta; semplice, eppur contraddistinta da antica saggezza.

Franco Orlandini

[1] Nell’“Antologia popolare di poeti del Novecento”, Vallecchi, 1973.

[2] Ibidem.

 

 

Esistere è resistere

Esistere è resistere.
Sempre.
Non solo all’occupante.

Resistere anche in pace:
ai mali al male.
Vita natural durante.

30.8.1990

Gerardo Vacana
Gallinaro (Frosinone)

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