“Il Foglio volante” di giugno 2011

Sul “Foglio volante” di giugno 2011. Vi si trovano testi di Loretta Bonucci, Vincenzo Calce, Claudio Carbone, Mariano Coreno, Lino Di Stefano, Georges Dumoutiers, Angelo Gallo, Amerigo Iannacone, Antonia Izzi Rufo, Pietro La Genga, Salome Molina Lopez, Concetta Laura Mauceri, Michele Menciassi, Carlo Minnaja, Silvana Poccioni, Nadia-Cella Pop, Fryda Rota.
Come al solito, chi desideri ricevere copia saggio, me la può chiedere, eventualmente anche per telefono (0865.90.99.50).
Riporto, qui di seguito, il testo di apertura, a mia firma e un breve testo dalla rubrica “Appunti e spunti”.

Golia, Davide e la colonizzazione linguistica

Avete notato? Fino a qualche anno fa il computer aveva tasti che si chiamavano “Avvio”, “Fine”, “Invio”, ora si chiamano “Start”, “End”, “Enter”. Fino a qualche anno fa i titoli dei film d’oltre oceano venivano tradotti in italiano (e venivano tradotti anche tutti i titoli di testa e di coda), oggi tutto rimane in inglese. Vi ricordate i fumetti degli anni Sessanta/Settanta? Si chiamavano “Nembo Kid” e “Gli Antenati”, oggi si chiamano “Superman” e “Flintstones”.
Fino a non molti anni fa il presidente del consiglio non si chiamava “premier” e le prostitute non si chiamavano “escort”, il biglietto non si chiamava “ticket”, le insegne dei negozi erano in italiano e non in pseudoinglese. E non voglio annoiare con altri esempi, perché non c’è nessuno che non noti in tutti i campi un’invadenza dell’inglese (meglio: dell’americano) tale che è diventata sopraffazione linguistica. L’intrusione di vocaboli ed espressioni – e anche modi e vezzi – americani, è entrata di prepotenza nella nostra vita quotidiana. L’inquinamento lessicale (e culturale) è sempre piú grave e va contaminando, oltre che la lingua, la nostra cultura e la nostra identità, che si vanno sempre piú inquinando, corrompendo, smagliando.
Ma perché mai l’invasione linguistica può avanzare incontrastata? Può avanzare perché l’invasore ha come complice chi l’invasione la subisce. Assedianti e assediati diventano cosí complici. Anche se c’è chi ci guadagna e chi ci perde. Ma sono gli assediati che aprono le porte al cavallo di Troia degli assedianti. Gli interessi economici e politici vanno all’attacco e la pigrizia intellettuale apre le porte dall’interno.
Una pigrizia intellettuale che è quasi sempre inconsapevole, ma a volte è connivente. Spesso l’uso, a proposito e a sproposito, di termini inglesi, un uso quasi sempre inutile e il piú delle volte dannoso, si traveste da sprovincializzazione, ma proprio quest’uso è segno di provincialismo. Si traveste da originalità, ed è invece indice di conformismo e anche di pedissequa acquiescenza contro il piú forte.
La maggior parte delle persone, fra Davide e Golia, magari dice di tifare per Davide, ma poi sceglie Golia. Non per sue – inesistenti – qualità positive, ma per la sua potenza. In campo linguistico Golia oggi è l’inglese, Davide è l’italiano. Ma pare non abbia nessuna voglia di usare la fionda.

Amerigo Iannacone

Lasagne e pubblicità

Scrivevo, qualche mese fa, che ora i menú dei ristoranti piú chic (o piú snob) non propongono “Lasagne”, ma “Le lasagne”, con tanto di articolo, come se non ci fossero altre lasagne che quelle. E propongono “L’arrosto di agnello”, “La macedonia”, “I formaggi”, tutti piatti ben muniti di articolo.
Ora siccome le sgrammaticature sono contagiose come la febbre gialla, vediamo diffondersi questo vezzo in altri ambienti. Cosí in televisione: se state guardando “La 7”, ogni tanto il programma si interrompe ed ecco “La pubblicità”, con tanto di articolo. come se non ci fosse altra pubblicità che quella. E invece se ne trova in abbondanza dovunque e comunque.

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