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“Il Foglio volante” di settembre

31 09pmSun, 04 Sep 2011 17:18:20 +00002462011 2008

È pronto e viene spedito in questi giorni agli abbonati “Il Foglio volante” di settembre 2011. Vi si trovano testi di Loretta Bonucci, Andrea Cacciavillani, Luciano D’Agostino, Lino Di Stefano, Georges Dumoutiers, Maria Giusti, Amerigo Iannacone, Pietro La Genga, Tiberio La Rocca, Tommaso Lisi, Giuseppe Napolitano, Giorgio Pagano, Silvana Poccioni, Fryda Rota, Patrick Sammut, Carlos Vitale.
Come asl solito, chi desideri ricevere copia saggio, mi contatti.
Riporto, qui di seguito, il testo di apertura – un racconto di Silvana Poccioni – e un mio breve testo dalla rubrica “Appunti e appunti – Annotazioni linguistiche”.

Il passaggio

Fu quasi inavvertito, come quello che dalla veglia porta al sonno, un attimo di sospensione tra due dimensioni della coscienza, una sorta di vuoto prenatale, in cui lo spirito intorpidito galleggia senza peso.
Guardò in basso e le parve che i suoi piedi nudi poggiassero su una sottile lastra di cristallo, sospesa a mezz’aria, come un immenso pavimento trasparente senza inizio e senza fine, al di sotto del quale si stava rappresentando una scena di vita quotidiana e la storia era già in medias res.
Gli attori erano tutti in azione, completamente presi dalla loro parte, ciascuno perfettamente integrato nella vicenda, che appariva di un realismo quasi perfetto.
Vide i due pompieri che si affannavano nel tentativo di estrarre il corpo di una giovane donna dalle lamiere accartocciate dell’auto, schiantata sul palo del semaforo, quasi spaccata a metà, mentre il rosso continuava a lampeggiare con intermittenza.
Un po’ discosto, per non intralciare le operazioni, un uomo piangeva, con le mani sul volto, mentre la sua voce ripeteva a intervalli regolari «È tutta colpa mia. È tutta colpa mia».
Intorno un gruppetto di curiosi tentava di guardare la scena, addossandosi al cordone di protezione e ingrossandosi sempre piú. Una madre, tenendo per mano un bambino in lacrime, alzandosi sulla punta dei piedi, tendeva il collo per vedere meglio la scena.
Un vigile urbano con la paletta in mano e il fischietto tra le labbra tentava di far scorrere il traffico, indirizzando le auto sull’altra corsia perché si alternassero ordinatamente con quelle che giungevano dalla direzione opposta.
Ferma in attesa, un’ambulanza con le porte aperte illuminava con la sua luce blu intermittente i volti degli attori.
Mentre si svolgeva la rappresentazione e ciascun interprete recitava fedelmente il proprio pezzo di copione, le lancette di un enorme orologio appeso al cielo, cosí lente da sembrare ferme, tremavano vibrando nello spazio breve che separa i minuto precedente da quello successivo.
Guardò di nuovo giú nella strada. Il corpo era stato estratto dal groviglio di lamiere e deposto su una barella di emergenza. Il medico chino su di esso scosse il capo desolato, poi, con i gesti lenti della compassione, avvicinò la mano al viso cereo della giovane per chiuderle gli occhi. In quel preciso istante, come in una zumata improvvisa, azionata da un maldestro cineamatore dilettante, il corpo della donna e il suo si staccarono simultaneamente, l’uno dalla strada e l’altro dal cielo, per congiungersi inscindibilmente, rimanendo per un attimo sospesi a mezz’aria, in una dimensione senza tempo.
Poi le lancette del grande orologio si mossero, scattando in avanti, dal minuto immediatamente precedente a quello successivo e il passaggio si completò: il tunnel, buio come nero di pece, fu invaso da un lampo di luce accecante, mentre il grande sipario si chiudeva sul suo ingresso.

Silvana Poccioni

Diversamente

Siccome in una società come la nostra tutti devono essere, volenti o nolenti, abili e arruolati, c’è qualcuno che ha deciso che non esistono piú i “disabili” o gli “inabili” ma solo i “diversamente abili”, i qualisono cosí obbligati ad essere “abili”, sia pure “diversamente”.
Allora, per rendermi utile alla società, mi permetto fare anch’io qualche proposta: i sordi si chiamino “diversamente udenti”, i muti “diversamente parlanti”, gli zoppi “diversamente camminatori”, i castani “diversamente biondi”, le persone di colore “diversamente bianchi”, gli stranieri “diversamente italiani”, gli analfabeti “diversamente colti”, i ladri “diversamente onesti” e, per simmetria, gli onesti “diversamente ladri”. Siano poi chiamati “diversamente intelligenti” i cretini, come quello che si è inventato la formula “diversamente abili”.

Amerigo Iannacone