“Il Foglio volante” di dicembre 2011

È pronto e sta per essere spedito agli abbonati “Il Foglio volante” di dicembre 2011. Vi si trovano testi di Loretta Bonucci, Aldo Cervo, Carla D’Alessandro, Mara David, Antonio De Angelis, Delfina Ducci, Vito Faiuolo, Amerigo Iannacone, Pietro La Genga, Carlo Minnaja, Giuseppe Napolitano, Leonardo Selvaggi, Andrea Zanzotto.
Come al solito rivolgo un invito agli amici che mi leggono ad abbonarsi, per poter sostenere un foglio che non ha altre entrate che i contributi degli abbonati. Chi poi desideri ricevere copia saggio, me la può chiedere all’indirizzo edizionieva@libero.it o telefonando al n. 0865.90.99.50.
Intanto riporto, qui di seguito, il testo di apertura, “L’ammiratore sconosciuto”, un racconto di Delfina Ducci, e un mio breve testo dalla rubrica “Appunti e appunti – Annotazioni linguistiche”.

L’ammiratore sconosciuto

Quel fischio di ammirazione la riempí di gioia. Sorrise. Un’emozione improvvisa e inaspettata le fece battere il cuore. Richiuse il portone dietro di sé. Quella mattina non aveva avuto dubbi. Aveva fatto la scelta giusta. Un tailleur blu e una camicia di seta, il primo bottone slacciato maliziosamente. Ogni giorno il bisogno di conferme la spingeva a ricercare consensi ovunque. Le bastava uno sguardo compiacente, un borbottio di apprezzamento. Affrontava il lavoro, le relazioni sociali, le amicizie con sicurezza che svaniva non appena pensava di non suscitare l’interesse. Aveva un disperato bisogno di attenzione. Senza approvazione si sentiva improvvisamente svuotata di ogni qualità: né bella, né intelligente, neppure simpatica. Quel fischio aveva riacceso la sicurezza. Qualcuno dunque l’aveva notata. Un rapido sguardo alle finestre del palazzo di fronte. Da quella socchiusa era uscito il fischio. Ne era sicura. Non troppo signorile a dir la verità ma efficace. Questo sibilo le infondeva coraggio. Il passo diventava leggero, il corpo sinuoso, sensuale. L’immaginazione crea mostri e creature divine. L’ammiratore sconosciuto aveva occhi scuri, labbra carnose, il sorriso di perla. Nell’attesa che si mostrasse, Cosetta ostentava varie versioni di se stessa. Una passerella giornaliera studiata con attenzione per piacere a colui che ormai era entrato nella mente e nel cuore. La pioggia battente non riusciva a rendere la giornata uggiosa. Cosetta aveva indossato un impermeabile rosso, un colore vivace nonostante il grigio del cielo. Provava turbamento al solo pensiero che da un momento all’altro questa presenza si materializzasse. Aprí il portone. Un sussulto e l’attesa del fischio. Silenzio. Assurdo. Glaciale. Guardò verso la finestra. La vide chiusa. Attese un attimo. Le parve un’eternità. Trattenne il respiro. Un’amarezza simile a quella della fine di un amore la gettò nello sconforto. Un gioco, una beffa dunque? Un’illusione una povera, stupida illusione. Rimproverando se stessa per aver ceduto a una simile lusinga camminava sotto lo scroscio dell’acqua. Lí a pochi metri quasi sotto la sua scarpa giaceva con le penne bagnate, il becco giallo aperto, gli occhi vitrei, il povero merlo indiano artefice della sua immensa felicità e della sua drammatica delusione.

Delfina Ducci

Uno, trino e sestuplice

Sarà una mia fisima, ma trovo particolarmente fastidioso quel vezzo un po’ stupidino di scrivere “6” alo posto di “sei”, voce del verbo essere, “x” invece di “per”, “+” invece di “piú”, ecc.
Diciamo che si tratta di un uso e magari anche di un abuso invalso fra i ragazzi, che usano scrivere in tal modo un po’ come usano un certo gergo giovanilese e in genere sono cose che col tempo si superano, un po’ come si superano il morbillo e la scarlattina.
Mi sembra invece disdicevole che ne facciano uso giornalisti, scrittori e insegnanti, come a volte mi capita di vedere, perché che in tal modo avallano e rafforzano, piú o meno consapevolmente, qualcosa che sarebbe invece da evitare e da sconsigliare. I ragazzini si divertono cosí e lasciamolo fare a loro, non ci travestiamo anche noi da ragazzini.
Se andiamo avanti cosí, arriveremo a revisionare anche i classici e scrivere, per es., «X me si va nella città dolente / x me si va ecc.» e, forse, «Padre Nostro che 6 nei cieli…» facendo cosí diventare Nostro Signore non solo uno e trino, ma anche sestuplice

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