“Il Foglio volante” di febbraio 2012


“Il Foglio volante” di febbraio 2012 si apre con una articolo su Giovanni Pascoli di cui quest’anno ricorre il centenario della morte (1855-1912). Vi compaiono poi testi di Aurelia Vittoria Bogo, Loretta Bonucci, Federica Bonzi, Andrea Cacciavillani, Aldo Cervo, Enrico Marco Cipollini, Assunta Coppola, Carlo Felice Dell’Omo, Goya Gutiérrez, , Antonia Izzi Rufo, Pietro la Genga, Franco Orlandini, Silvana Poccioni, Peter Russell, Claudio Russo, Domenico Tata, Mauro Tomassoni, Antonio Vanni.
Ricordo che chi desideri abbonarsi o ricevere copia saggio, si può rivolgere a edizionieva@libero.it o può telefonare al n. 0865.90.99.50.

Riporto, qui di seguito, il testo di apertura, e una poesia di Goya Gutiérrez, con mia traduzione.

Giovanni Pascoli e le sorelle

Giovanni Pascoli, dopo anni per lui molto duri, era riuscito a laurearsi a Bologna nel 1882. Cominciò subito a insegnare lati-no e greco nel liceo di Matera; nel 1884 ottenne il trasferimento a Massa.
L’uccisione del padre, nel 1867, per mano di ignoti, gli aveva gettato sull’animo un’ombra incancellabile, che s’era accresciu-ta quando, l’anno seguente, erano venute a mancare la madre e la sorella diciottenne; erano poi morti, nel volgere di pochi anni, anche i due fratelli maggiori.
Ora Giovanni voleva ricostituire almeno in parte il primitivo «nido»; perciò a Massa, chiamò presso di sé le sorelle Ida e Maria. Le giovinette, a Sogliano al Rubicone, già educande in convento, vivevano in casa della zia Rita.
Nelle poesie datate dal 1882 al 1895 ritroviamo i componenti della «famigliuola». Come quando Giovanni sta fumando, e, seguendo le volute di fumo, fantastica di «condurre» le sorelle «nella riposata stanza / d’un bel castello», che intanto disegna in aria…
Ida (nata nel 1863) è la maggiore; il poeta ne mette sempre in risalto l’oro dei capelli. Le dona mazzetti di fiori campestri. È di temperamento vivace; ha gli «occhi d’uccello, / d’uccellino che vive alla foresta». E anche «tremar tutta sembra / nelle vir-ginee membra».
Appare triste e pensierosa Maria; se ne sta spesso in disparte, tenendo i teneri occhi come assorti in preghiera. È pallida in vi-so; la sua fronte, anzi, è «cosí bianca, cosí bianca! / come il marmo degli avelli»… Ha un atteggiamento materno verso Giovanni. Quando questi deve partire, gli prepara la valigia, mettendo «in ordine i suoi panni. / i suoi colletti. Le camicie buone».
Nel 1895 il Pascoli prese in affitto un casolare (che in séguito acquisterà) sito a Castelvecchio , presso Barga, nella Garfagna-na. La notizia del matrimonio di Ida, celebrato a Livorno, lo aveva sconvolto; rinsaldò, tuttavia, il “nido” insieme con la fedele Maria (o Mariú). I due cominciarono a trascorrere periodi di vacanza in campagna. Nell’ambiente agreste», il poeta, in mezzo agli alberi, ai fiori, agli uccelli, risentiva «il fanciullino» interiore, che sa scoprire nelle cose «il loro sorriso e la loro lacrima». E l’uomo, cosí bisognoso di riparo, di difesa, si confortava a vedere la «siepe» cingere il suo orto, o la fiamma splendere nel focolare… Come in quella mattina, in cui la casa era rimasta isolata dopo una copiosa nevicata Il poeta dice alla sorella: «Siamo soli al mondo: / facciamo il pane che si fa da soli!» La piada romagnola si prepara, infatti, senza lievito. Mentre il mucchio di sarmenti e di gambi secchi di granturco «arde e già brilla», Maria lavora la pasta, l’allarga, la rende «grande come la luna». Questa vien messa sulla teglia ben calda, e presto «l’odore del pane empie la casa».
Nel 1907 il Nostro, dopo la morte del Carducci, del quale era un «vecchio scolaro», fu chiamato a subentrargli nella cattedra di letteratura italiana. E a Bologna si spense il 6 aprile 1912. Maria fece trasportare la salma a Castelvecchio, là dove il poeta aveva avuto l’amato «cantuccio d’ombra romita». Maria, cui si deve la biografia Lungo la vita di G.P., morirà nel 1953 e sarà sepolta accanto al fratello.
Di lei rimane l’immagine crepuscolare del gracile volto col mesto sorriso e con gli occhi grandi e pii, che sembravano «toccare appena le cose!»

Franco Orlandini

Los ya ausentes

I

Hay noches espectrales bajo la connivencia
de la luz lunar que me muestran un siempreverde
pincelado armónico de la naturaleza:
La quietud de la llama en el árbol del fuego
El temblor sosegado en la pupila de la flor
violeta de la jacaranda
La tersura opalina de las aguas
del pequeño universo del jardín
Latente resplandor que reverbera
a través de otros ojos
Como si ellos estuvieran aquí
observando mi instante

II
Los verdes bermellones violáceos alboazules
que un día se desvanecerán
y de los que también bebieron
bajo una luna viva
los ya ausentes

Goya Gutiérrez

I già assenti

I

Ci sono notti spettrali sotto la connivenza
della luce lunare che mi mostrano un sempreverde
armonico spennellamento della natura:
La quiete della fiamma nell’albero del fuoco
Il tremito pacato nella pupilla del fiore
viola della jacaranda
La lucentezza opalina delle acque
del piccolo universo del giardino
Latente splendore che riverbera
attraverso gli occhi
Come se fossero qui
a osservare il mio momento

II

I verdi vermiglioni violacei biancazzurri
che un giorno si dissolveranno
e dai quali tuttavia bevvero
sotto una luna viva
i già assenti

(Trad. Amerigo Iannacone)

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