Archive for marzo 2012

“Il Foglio volante” di marzo 2012

31 03pmMon, 12 Mar 2012 14:54:34 +0000712012 2008

In prima pagina nel “Foglio volante” di marzo 2012 un racconto di Delfina Ducci che riporto qui di seguito. Vi compaiono inoltre testi di Rosa Amato, Loretta Bonucci, Aldo Cervo, Georges Dumoutiers, Pietro La Genga, Giovanna Li Volti Guzzardi, Amerigo Iannacone, Francesca Lo Bue, Giacomo Pontillo, Fryda Rota, Patrick Sammut, Adolf P. Shvedchikov.
Ricordo che chi desideri abbonarsi o ricevere copia saggio, si può rivolgere a edizionieva@libero.it o può telefonare al n. 0865.90.99.50.
Riporto, di seguito, anche un breve testo dalla rubrica “Appunti e spunti”.



Il male di vivere

Non è mia invenzione. La gamba destra è piú grossa della sinistra. Almeno due centimetri in piú, al di sopra del ginocchio. Lo ha confermato la donna delle pulizie. Guai, sempre guai. La mattina appena sveglia so già che qualcosa di spiacevole è accaduto durante la notte. In queste ore si compiono trasformazioni abnormi sul mio corpo. Spiriti, spiritelli si prendono gioco di me, scherzano. Senza cuore! Non sanno quanta angoscia mi procurano. Invidiosi della bellezza del mio fisico, hanno deciso di infliggermi torture.
Ieri mentre facevo il bagno, l’ombelico, quel piccolo bocciolo profumato, è diventato un anemone malaticcio. Ho pianto implorandoli di risparmiarmi l’orrenda afflizione. L’ombelico non è meno piacevole del seno e dei glutei. Anch’esso accoglie baci. Non esiste rimedio a un caso cosí serio. I medici non curano queste patologie improvvise. Un ombelico cosí ridotto può essere veicolo di infezione. È un binario morto rassicura il dottore, attraverso quello non entra nulla nel corpo. Lo dice per tenere sotto controllo la mia ansia. So bene con chi ho a che fare. Non sono visionaria, né ipocondriaca. La gente tende a sottovalutare i miei mali, forse non hanno dignità . Non sapere il motivo di questa deformazione continua, mi fa temere il peggio. Chi vivrebbe contando i minuti, gli attimi, in attesa della propria fine? Morire di quale malattia? Di gamba, di ombelico, di bocca storta, di piede piatto, di rigonfiamento di ginocchio, di puzza di naso, di male alla pancia. Cosa farà cessare il mio tormento.
Anche oggi lo specchio rende ragione dei miei mali. Sono tutti presenti all’appello. Come l’ingranaggio di un orologio si muovono all’unisono: saltellano, schizzano, corrono a nascondersi sotto la pelle del viso, delle braccia, delle gambe, delle mani. Una lacrima riga il volto, esce senza mia autorizzazione ma lenisce il male di vivere perché nulla dà piú serenità della certezza di vivere anche se malamente.
Delfina Ducci

Appunti e spunti
Annotazioni linguistiche
di Amerigo Iannacone

Niente po’ po’ di meno…

Chi si ricorda l’espressione Niente po’ po’ di meno che…, resa popolare alcuni decenni fa da Mario Riva? A me bambino faceva pensare al Po e non capivo bene il significato. Ovviamente il fiume non c’entra nulla. Po’ sta per poco. Ma qual è la grafia esatta,  o po’? Spessissimo si trova scritta, purtroppo, e non solo in Facebook ma anche in giornali autorevoli e in libri di autori noti, la forma erronea, anziché la giusta po’. Tanto che a qualcuno può venire il dubbio che sia la forma corretta. Ma l’errore anche se diffuso rimane errore. La forma giusta è po’, con l’apostrofo, perché si tratta di forma apocopata (troncata) di poco.
Ci sono anche altre parole, monosillabiche, apocopate allo stesso modo, sia pure meno frequenti: vo’ per voglio, ca’ per casa (si pensi alle veneziane Ca’ d’Oro, Ca’ Foscari, ecc.), e poi gli imperativi di’ per dici, da’ per dai, va’ per vai, fa’ per fai, sta’ per stai, ecc., da non confondere, queste ultime, con gli indicativi (egli) dà, (egli) va, (egli) fa, (egli) sta, ecc.
D’altra parte i monosillabi con accento grafico, sono proprio pochi, una decina, e si possono anche memorizzare. Ecco i principali: (verbo dare), è (verbo essere), (avverbio), (avverbio), (congiunzione), (pronome), (avverbio), (bevanda, sostantivo), ché (congiunzione, rara, con valore di perché).