“Il Foglio volante” di maggio

In apertura, nel “Foglio volante” di maggio, un mio microracconto e poi vi compaiono le firme di Loretta Bonucci, Aldo Cervo, Jack Hirschman, Antonia Izzi Rufo, Pietro La Genga, Tiberio La Rocca, Carmen Moscariello, Giuseppe Napolitano, Maria Stella Rossi, Fryda Rota, Patrick Sammut, Adolf P. Shvedchikov.
Chi desideri abbonarsi o ricevere copia saggio, si può rivolgere a edizionieva@libero.it o può telefonare al n. 0865.90.99.50.
Dal “Foglio volante”, riporto, il microracconto e una poesia di Jack Hirschman, con traduzione in italiano e in esperanto.

I cani non piangono

Rimase sorpreso Franco, quando gli arrivò la cartolina. Non se l’aspettava. Eppure avrebbe dovuto aspettarsela. Era già arrivata – la cartolina precetto – a tutti i suoi amici, a tutti i suoi coetanei e anche a tanti molto più giovani di lui. E allora perché non se l’aspettava? Forse perché Franco – un po’ come fanno tutti – tendeva a rimuovere dai suoi pensieri le cose spiacevoli. Non se l’aspettava perché gli sembrava che ora stava proprio bene. Ma l’ora era giunta: doveva partire. E la destinazione era un luogo lontano, sconosciuto, mai visto, mai sentito, non presente nelle carte geografiche. Un luogo, si direbbe, nemmeno immaginato, nemmeno immaginabile. Terra incognita. Terra di nessuno, anche se di tutti.
La mattina in cui Franco partí, nessuno se ne accorse. La vita si svolgeva come al solito. Ognuno attendeva frenetico alle proprie effimere, urgenti e inutili incombenze. Il sole splendeva allegro come ogni giorno, i fiori cantavano un inno alla gioia. Era primavera. Le rondini incrociavano nel cielo con striduli garriti di felicità. C’era nell’aria una voglia di festosità, voglia di non pensare, voglia di vivere. Tutto era un inno alla vita.
Nessuno pianse per la partenza di Franco. Solo il cane aveva gli occhi tristi e lo accompagnò fino al luogo della partenza. Ma non pianse, perché i cani non sanno piangere.

Ceppagna, 25 marzo 2012

Amerigo Iannacone

Actually

Don Clark, panhandler,
gave me a postcard of
Suzuki, the zen

master, and told me:
The guy who gave me this said
I should hang it on

the wall, but I said
I can’t because
I don’t have
a wall, so take it.

(2001)

Jack Hirschman

Davvero

Don Clark, mendicante,
mi ha dato una cartolina di
Suzuki, il maestro

zen, e mi ha detto:
Il tizio che me l’ha data ha detto
che dovrei appenderla

al muro, ma io gli ho detto
che non posso perché non ho
un muro, e allora prenditela tu.

(2001)

(Trad. Raffaella Marzano)


Fakte

Don Clark, almozulo,
donis al mi poŝtcaton de
Suzuki, la majstro

zena, kaj diris:
La ulo, kiu donis ĝin al mi diris
ke mi devus alkoĉi ĝin

al la muro, sed mi diris,
ke mi ne povas ĉar mi ne havas
muron, kaj do prenu ĝin vi.

(2001)

(Esperantigo de Amerigo Janakono)

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