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“Il Foglio volante” di febbraio 2013

31 01pmSat, 19 Jan 2013 17:24:52 +0000182013 2008

Foglio febbraio 2013

“Il Foglio volante” di febbraio è un numero speciale con quattro pagine in più. Si apre con un mio microracconto e vi compaiono poi, oltre alle solite rubriche, testi di Flavio Amicucci, Bastiano, Loretta Bonucci, Fabiano Braccini, Andrea Cacciavillani, Aldo Cervo, Carmine Cirillo, Annamaria Crisafulli Sartori, Antonio De Angelis, Filippo De Angelis, Francesco De Napoli, Tony Di Filippo, Maria Giusti, Vito Faiuolo, Pierangelo Marini, Silvana Poccioni, Patrick Sammut, Adolf Shvedchikov, Rita Sinagoga, Gerardo Vacana, Bruno Vezzuto, Carlo G. Zizola.
Ricordo che per ricevere copia saggio ci si può rivolgere a: fogliovolante@libero.it oppure al numero telefonico 0865.90.99.50. Per ricevere regolarmente il giornale in formato cartaceo è necessario abbonarsi. L’abbonamento dà diritto a ricevere tre libri omaggio, per un importo superiore al costo dell’abbonamento (18 euro).
Riporto qui di seguito, il microracconto pubblicato in apertura, un breve pezzo dalla rubrica “Appunti e spunti – Annotazioni linguistiche” e una poesia di Filippo De Angelis.

Lo spettro

Lo spettro si aggirava nell’aria. Non aveva forma, non aveva consistenza, non aveva sembianze. Era grigio cinereo. Ed era lí, fluttuava pigramente nell’aria.
Jeanclaude era seduto su una panchina ai giardinetti, intorno pullulava la vita: c’erano bambini che giocavano, piú in là due signore che discorrevano, qualcuno che passeggiava con il cane al guinzaglio. Tra l’erba delle aiuole, le margherite sorridevano alla giovane primavera. Ma Jeanclaude non si interessava a quanto lo circondava. Era immerso nei suoi pensieri.
Il grigio spettro che fluttuava insidioso nell’aria, scese, si posò su di lui, si impossessò di lui. Jeanclaude cadde in una malinconia profonda, senza speranze, senza orizzonti.
L’uomo ripercorreva il lungo, accidentato, involuto viaggio della sua vita. Lo ripercorreva all’incontrario, fino ai primi ricordi, poi lo ripercorreva di nuovo dagli albori ad oggi, attraverso i numerosi, ricorrenti fallimenti, attraverso la massa di sogni infranti e speranze frustrate. Era tutto grigio. Era tutto fosco.
Il suo stato ipocondrico lo spingeva sempre piú verso il nulla, il nulla assoluto. E lo spettro poteva vantare ancora una vittoria.
Poi ripartí, il perfido spettro. Ripartí a caccia di una nuova vittima.

1.4.2012

Amerigo Iannacone


Cene e interrogativi

Un bel film americano del 1967con Spencer Tracy e Katharine Hepburn, che passa ancora spesso sugli schermi televisivi, si intitolava Guess Who’s Coming to Dinner, titolo che nella versione italiana divenne Indovina chi viene a cena?, col punto interrogativo finale. Ma quel punto interrogativo costituisce un errore grossolano: non ci vorrebbe perché non si tratta di una domanda. “Indovina” infatti è un imperativo rivolto a un “tu” generico e perciò al massimo alla fine poteva andare un punto esclamativo. Scritto cosí come è scritto, è come se si rivolgesse una domanda in terza persona: “(Egli) indovina chi viene a cena?”, che non avrebbe senso, o come se ci si rivolgesse col “lei” all’interlocutore, cosa ovviamente assurda. Si tratta di quelle cose che, magari perché ritenute piccole e poco importanti, vengono fatte con leggerezza e che, però, proprio perché si tratta – come in questo caso – di un film fatto bene, divulgano errori linguistici a una vasta platea, e seminando dubbi tra i ragazzi.

 

Passeggiata catartica

Sul tardi, all’ombra delle querce,
verso il monte inerpicano passi lenti ,
vagano gli occhi in cerca
del passaggio di cinghiali nel fosso
e del finocchio selvatico
che punge l’aria.

Invitano scure nei roveti
le more
che già vidi corolle
in questa lunga stagione.

Un sorriso, un silenzio tra noi,
una pagliuzza tra i denti;
incomprensibili come zaffate
di menta e di timo
s’alzano gli spettri dei ricordi
e torna in me l’essere stato
figlio dei fiori e del vento.

Come il verde scolorito delle felci
si perdono le immagini
di “Tema” e di “Proposta”
di un vecchio gruppo rock  anni sessanta
dentro i fruscii a lato della strada
e dell’anima,
sotto foglie morenti.

Filippo De Angelis
Venafro (Isernia)

“Il Foglio volante” di gennaio 2013

31 01pmSat, 19 Jan 2013 16:45:24 +0000182013 2008

Foglio gennaio 2013

Con il 2013 “Il Foglio volante” entra nella XXVIII annata. Era infatti il gennaio 1986 quando usciva il primo numero del mensile. Il numero si apre con un articolo sul Premio di Poesia “Città di Sant’Elia Fiumerapido” e vi compaiono poi, oltre alle solite rubriche, testi di Domenico Adriano, Bastiano, Angelo Capocci, Maria Benedetta Cerro, Loretta Bonucci, Leonardo Facchini, José Antonio Martinez Muñoz.
Ricordo che ricevere copia saggio, ci si può rivolgere a: edizionieva@libero.it o al numero telefonico. 0865.90.99.50.
Ma, con l’occasione, voglio invitare piú esplicitamente gli amici ad abbonarsi al “Foglio volante”, perché è un mensile che vive solo col sostegno degli abbonati, oltre che per mia personale volontà. L’abbonamento costa 18 euro e dà diritto a ricevere tre libri omaggio, per un importo superiore al costo dell’abbonamento.
Riporto, qui di seguito, un articoletto dal titolo “Basta sconti, sono madrelingua inglese!” e una poesia di Antonio Martinez Muñoz, tradotta in italiano da Maddalena Vacana.

Basta sconti, sono madrelingua inglese!

«Gli Inglesi continuano a chiedere sconti sulla cifra da versare a favore del bilancio europeo, nonostante guadagnino 350 miliardi di euro l’anno grazie all’insegnamento della lingua inglese oltremanica, in un quadro di pura colonizzazione linguistica». Esordisce così Giorgio Pagano, Segretario dell’Associazione Radicale Esperanto, all’avvio del summit che riunisce i capi di governo europei per approvare il prossimo bilancio.
«Dal 1984 gli inglesi ottengono uno sconto sulla quota da versare alle casse Europee del 66% sul totale e ancora oggi continuano a chiedere sconti. Niente Sconti! Piuttosto dovremmo rivolgere un monito a tutti i Primi Ministri d’Europa e allo stesso Mario Monti i quali, favorendo l’assoggettamento linguistico all’inglese, favoriscono le casse del governo Britannico. Con la lingua federale europea solo l’Italia risparmierebbe ogni anno 60 miliardi di euro, e si eviterebbero iniziative assassine della lingua Italiana come quella del Politecnico di Milano», aggiunge Pagano.
Il Segretario fornisce quindi una soluzione concreta al problema linguistico dell’Europa: «È la lingua federale che bisogna avere il coraggio di porre come soluzione politica alla tassa linguistica inglese promuovendo invece iniziative di valorizzazione internazionale della lingua e della cultura italiana, anziché l’assoggettamento di menti a favore dei madrelingua inglese».

atque amemus

atque amemus, amada, ahora
justo cuando el mundo se precipita
a la barbarie, aunque no vistas de azul
(ellos sí llevan trajes oscuros)
ni llueva sobre París, que quizá no sea nuestro,
aunque las arenas de Libia ya contengan
sólo el polvo dormido el eco olvidado
de tantas medulas que han gloriosamente ardido

todo eso ya da igual, mas hay plata viva
en el lago de tu mirada
peces que se aman en su honda freza
eres violetas que el viento acaricia
y te pido sólo tu más largo beso

no miles ni millones ni colmatar la Cirenaica

los años de vigor y entusiasmo se han ido
rezumando de una vasija mal sellada
y quizá la arena espera a las viejas banderas
los libros amados las manchas de viva pintura
que nos arrancaban lágrimas de amor
y al mundo y a nuestras respuestas escasas

atque amemus, amada, dame un beso
quiero tus brazos y tus labios
ahora que ya creo oír atenuado
el torpe sollozo del mundo
amemus, seamos otra vez dignos y bellos
cuando irrumpan los bárbaros a caballo
vivamos otro poco, amada,
atque amemus, mientras el mundo se va al carajo

José Antonio Martínez Muñoz
Murcia (Spagna)

atque amemus

atque amemus, amata, ora
proprio ora che il mondo precipita
verso la barbarie, sebbene non sia vestita di azzurro
(loro sí portano abiti scuri)
né piove su Parigi, che magari non sia nostro,
sebbene le sabbie della Libia già contengano
solo la polvere addormentata l’eco dimenticato
di tanti midolli che hanno gloriosamente ardito

tutto questo non importa, ma c’è piú argento vivo
nel lago del tuo sguardo
pesci che si amano nella loro onda frangiata
sei viola che il vento accarezza
e ti chiedo solo il tuo bacio piú lungo

né mille né milioni né colmare la Cirenaica

gli anni di vigore e entusiasmo se ne sono andati
filtrando da un vaso mal sigillato
e forse la sabbia aspetta le vecchie bandiere
i libri amati le macchie di pittura viva
che ci strappavano lacrime d’amore
e al mondo a alle nostre risposte avare

atque amemus, amata, dammi un bacio
voglio le tue braccia e le tue labbra
ora che credo udire attenuato
il maldestro singhiozzo del mondo
amemus, siamo di nuovo degni e belli
quando irrompano i barbari a cavallo
viviamo un altro po’, amata,
atque amemus, mentre il mondo se ne va al diavolo

José Antonio Martínez Muñoz
(Trad. di Maddalena Vacana)