“Il Foglio volante” di marzo 2013

Foglio marzo 2013

Il “Foglio volante” di marzo si apre con un mio articolo dal titolo “…E c’è la crisi estetica”che fa riferimento in qualche modo al fondo di dicembre da titolo “Crisi economica e crisi etica”. Vi compaiono poi, oltre alle solite rubriche, testi di Rosa Amato, Bastiano, Loretta Bonucci, Marialuisa Corti, Carla D’Alessandro, Amerigo Iannacone, Tommaso Lisi, Adriana Mondo, Benito Sablone, Gerardo Vacana, Umberto Vicaretti.
Ricordo che per ricevere copia saggio, ci si può rivolgere a: fogliovolante@libero.it oppure al numero telefonico 0865.90.99.50. Per ricevere regolarmente il giornale in formato cartaceo è necessario abbonarsi. L’abbonamento dà diritto a ricevere tre libri omaggio, per un prezzo di copertina superiore al costo dell’abbonamento (18 euro).
Riporto, qui di seguito, il pezzo di apertura, una poesia di Tommaso Lisi e un breve testo dalla rubrica “Appunti e spunti – Annotazioni linguistiche”.


… E c’è la crisi estetica

Un mio articolo pubblicato un paio di mesi fa sul Foglio volante, si intitolava “Crisi economica e crisi etica”. Diceva, riassumendo in poche parole, che si parla molto di crisi economica e di crisi politica, poco invece si parla di crisi etica. Ma la crisi economica e la crisi politica sono dovute, in qualche modo, proprio alla crisi etica, ovvero al degrado morale, che porta a far diventare valori, disvalori come la furbizia, l’arrivismo, l’arroganza, la disonestà. Da comportamenti furbi e disonesti – specialmente in questo caso di chi detiene potere (economico e politico soprattutto) – hanno origine i problemi che ci hanno sprofondati nella piú grave crisi dell’età contemporanea.
Ma vorrei aggiungere che c’è un’altra crisi – che magari non sembra, ma è legata strettamente alla crisi etica – ed è la crisi estetica.
Ci circondano volgarità, sciatteria, cattivo gusto, trivialità. Nei comportamenti, nel linguaggio, nei modi, nell’abbigliamento, in ogni cosa. E c’è indifferenza, se non addirittura disprezzo, verso il bello, verso l’eleganza, verso l’arte, in tutte le sue forme. Impera il cattivo gusto, dilaga il nichilismo, si ostentano la rozzezza e la maleducazione, il linguaggio è sempre piú scurrile e le mode sempre piú sciatte.
La televisione docet. Le trasmissioni-spazzatura, volgari e sbracate, quelle che sono le piú seguite dai ragazzi, sono anche la piú sguaiate, quelle che suscitano gli istinti piú bassi e influenzano negativamente bambini e ragazzi in età evolutiva. E ci sono rubriche – una delle piú note si chiama “I nuovi mostri” –, che, fingendo di mettere all’indice le cose peggiori, le replicano all’infinito.
La famosa citazione dostoievskiana “la bellezza salverà il mondo”, non è una banalità. Il bello, e quindi l’arte, la cultura, la poesia, affinano lo spirito, ingentiliscono gli animi, li aprono agli altri e li predispongono verso il bene. L’arte, e in particolare, direi, la poesia, che di tutte le arti è la piú dimessa ma è anche quella che piú da vicino tocca la sensibilità, ha in questo senso una funzione nobile e fondamentale e le va riconosciuto un ruolo che è insostituibile, perché ha un’indubbia utilità sociale. E comunque, se pure non dovesse risultare utile, certo non è dannosa, perché non fa male a nessuno.
Quando si perde il gusto del bello si perde anche quella sensibilità che dirozza i caratteri e che avvicina benevolmente agli altri. Chi ama l’arte, chi ama il bello, è un passo avanti agli altri. Sta a noi fare in modo che la bellezza salvi il mondo. Facciamo almeno in modo che la bruttezza non lo perda.

Amerigo Iannacone

A Maria Concetta Coreno
                               
mia madre

Mi ero messo a leggere la Bibbia
nella tua stanza. Mi riproponevo
di finirla
prima che tu finissi.

Quel grosso libro e la mia
lettura graduale
erano chiari indizi
che ti pretendevo immortale.

Ma tu sei morta, e io
di quella storia
sono ancora agli inizi.

Tommaso Lisi
Coreno Ausonio (Frosinone)

Io beggio, tu beggi, egli beggia

Avete mai incontrato il verbo “beggiare”? Io sí: l’ho sentito al telegiornale, dove è comparso anche con la sottotitolatura alla pagina 777. E sapete che vuol dire? Suppongo che conosciate ormai la parola “badge” (leggasi “begg’”, con la “g” palatale), che indica la tessera magnetica che ha sostituito il cartellino da timbrare all’entrata e all’uscita dal lavoro. Chiamarla “tessera magnetica” o semplicemente “tessera”, “tesserino”, “cartellino” o simili evidentemente sembrava troppo provinciale e cosí si è optato per una parola inglese che significa “mostrina”, “gallone”, “piastrina”, “distintivo”, “insegna”, “scudetto” e – come succede normalmente in inglese – diverse altre cose. È ovvio poi che quando un lavoratore arriva sul posto di lavoro non deve piú timbrare il cartellino e nemmeno strisciare la tessera, ma deve “beggiare”. Ecco. E allora: buona beggiata a tutti.

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