“Il Foglio volante” di maggio 2013

Foglio maggio 2013

“Il Foglio volante” di maggio 2013, si apre con l’articolo di Franco Orlandini “Luigi Bartolini e la campagna. Vi compaiono poi, oltre alle solite rubriche, testi di Bastiano, Loretta Bonucci, Giuseppe Campolo, Antonio De Angelis, Adriana Mondo, Fryda Rota, Benito Sablone, Patrick Sammut, Gerardo Vacana, Angelica Zappitelli.
Ricordo che per ricevere copia saggio, ci si può rivolgere a: fogliovolante@libero.it oppure al numero telefonico 0865.90.99.50. Per ricevere regolarmente il giornale in formato cartaceo è necessario abbonarsi. L’abbonamento – che dà diritto a ricevere tre libri omaggio per un prezzo di copertina superiore al costo dell’abbonamento (18 euro) – serve anche a sostenere un mensile letterario e di cultura varia che non ha altre forme di finanziamento.
Riporto, qui di seguito, un breve testo dalla rubrica “Appunti e spunti” e una poesia di Benio Sablone.


Appunti e spunti
Annotazioni linguistiche
di Amerigo Iannacone

Il colore dei papaveri


Tutti sanno che in inglese l’aggettivo si mette prima del sostantivo, anzi c’è tutta una gerarchia piuttosto cervellotica che mette in riga i vari tipi di aggettivi: opinione, età, forma, colore, origine, materiale, finalità. In italiano, si dice, di solito va prima il sostantivo e poi l’aggettivo, ma in realtà la questione della posizione dell’aggettivo in italiano è piuttosto complessa e si potrebbe ricavare una serie di regole anche piuttosto fluttuanti, sebbene in linea di massima le cose non cambiano molto se l’aggettivo va prima o dopo il sostantivo. In questa sede mi limito a una regoletta che spesso viene ignorata. Lasciamo da parte alcune espressioni dove la posizione dell’aggettivo ne cambia il significato (un pover’uomo, – un uomo povero; un vecchio amico – un amico vecchio; un alto funzionario – un funzionario alto). In genere un aggettivo qualificativo se precede il sostantivo indica una qualità normale, abituale, del sostantivo; se lo segue indica una qualità particolare o aggiunta. Si dice «camminava in un verde prato» perché “verde” è una qualità normale del prato, se si trattasse invece di una qualità non abituale, l’aggettivo andrebbe dopo: «camminava in un prato inquinato». «La strada era coperta di neve bianca» non si dice, perché l’aggettivo indica una qualità normale e quindi sarebbe meglio metterlo prima, mentre sarebbe giusto dire «la strada era coperta di una neve annerita dagli scarichi della auto». Dire: «mille papaveri rossi» con il verso di una canzone poi ripreso da una trasmissione televisiva è una banalità, perché i papaveri sono rossi e lo sanno tutti. In questo sarebbe stato meglio mettere prima l’aggettivo, mentre l’aggettivo andrebbe dopo se indicasse una qualità particolare, non abituale, come, per esempio, «papaveri sfioriti».

L’ultima parola dell’ultimo verso


Credo alle ultime parole di un libro
all’ultimo verso di un poema
all’ultima parola dell’ultimo verso
scritto da un qualunque poeta

Ora che tutto naufraga
sugli scogli dell’indifferenza
e ogni fiato mi raffredda,
sul guscio delle parole
tutto si spoglia – ma cerco
ancora nell’involucro
la forma che l’involucro modella
senza metterla a nudo

Benito Sablone
Chieti

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