Archive for settembre 2013

“Il Foglio volante” di settembre 2013

31 09pmWed, 18 Sep 2013 17:48:02 +00002602013 2008

Foglio Settembre '13

Nel “Foglio volante” di settembre 2013 compaiono, oltre alle solite rubriche, testi di Giorgio Bàrberi Squarotti, Bastiano, Loretta Bonucci, Serena Angela Cucco, Carla D’Alessandro, Edmondo D’Amici, Gualtiero De Santi, Vito Faiuolo, Amerigo Iannacone, Pierangelo Marini, Adriana Mondo, Teresinka Pereira, Silvana Poccioni, Rolando Revagliatti, Fryda Rota.
Riporto, qui di seguito, il testo di apertura e una poesia di Adriana Mondo.

Poeti e scrittori meridionali del ’900 cancellati dai programmi per i licei

Quasi di nascosto, nel silenzio generale, nel 2010 una commissione di cosiddetti esperti nominata dall’allora ministro dell’Istruzione Maristella Gelmini, ha stilato il documento dal burocratico titolo «Schema di regolamento recante “Indicazioni nazionali riguardanti gli obiettivi specifici di apprendimento concernenti le attività e gli insegnamenti compresi nei piani degli studi previsti per i percorsi liceali di cui all’art.10, comma 3, del d.P.R. 15 marzo 2010, n. … in relazione all’articolo 2, commi 1 e 3, del medesimo d.P.R.”
Le “indicazioni” prevedono che «Dentro il secolo XX e fino alle soglie dell’attuale, il percorso della poesia, che esordirà con le esperienze decisive di Ungaretti, Saba e Montale, contemplerà un’adeguata conoscenza di testi scelti tra quelli di autori della lirica coeva e successiva (per esempio Rebora, Campana, Luzi, Sereni, Caproni, Zanzotto, …). Il percorso della narrativa, dalla stagione neorealistica ad oggi, comprenderà letture da autori significativi come Gadda, Fenoglio, Calvino, P. Levi e potrà essere integrato da altri autori (per esempio Pavese, Pasolini, Morante, Meneghello…)».
E Quasimodo? Dimenticato? Ma, insieme al premio Nobel, l’oblio ministeriale ha mietuto altre vittime illustri, come il salernitano Alfonso Gatto, i lucani Rocco Scotellaro e Leonardo Sinisgalli, i siciliani Leonardo Sciascia e Elio Vittorini, l’abruzzese Ignazio Silone, il ciociaro Libero De Libero ed altri autori che hanno il torto di essere meridionali.
È indignato Pino Aprile, scrittore meridionalista, autore del fortunato Terroni. Nel libro Giù al Sud» alla vicenda ha dedicato un intero capitolo. Per lui non ci sono dubbi: «Su 17 poeti o scrittori del XX secolo, escludendo Verga e Pirandello assegnati all’Ottocento, non c’è un solo meridionale. C’è stato un netto rifiuto della cultura del Sud. Gli autori meridionali saranno confinati a realtà regionali, mentre la letteratura vera, quella che conta, sarà quella dell’Italia del Nord, vincente ed europea».
Ma c’è davvero un complotto nordista? Poiché dicono che a pensar male qualche volta ci si azzecca, c’è chi ha avanzato una richiesta ufficiale di “correzione”, con un esposto al ministro del precedente governo Francesco Profumo e anche al Capo dello Stato e ai presidenti di Camera e Senato. Semplicissima la richiesta: «Integrare le indicazioni didattiche con i nomi di Quasimodo, Gatto, Scotellaro e di altri intellettuali del nostro Sud e di regioni del Centro Italia poco rappresentate». L’appello arriva dal «Centro di documentazione della poesia del Sud» di Nusco, in Irpinia, dove ieri si è tenuto un convegno proprio sulla questione con la partecipazione di Aprile. Paolo Saggese, uno dei professori che (insieme con Alfonso Nannariello, Alessandro Di Napoli, Franca Molinaro, Peppino Iuliano) anima l’associazione, spiega di non voler alimentare «polemiche o battaglie di retroguardia. O, peggio ancora, una contrapposizioni Nord-Sud». Al contrario l’appello, lanciato anche a tutte le scuole italiane, vuol essere un manifesto per l’unità culturale del Paese. «Perché — scrive Saggese — una cultura nazionale veramente unitaria deve dare agli studenti la visione completa degli autori, includendo quelli del Sud. Invece con la Gelmini — aggiunge — è stata introdotta, non sappiamo quanto volontariamente, una visione decisamente nordista che tiene fuori almeno 15 regioni».

Amerigo Iannacone

 

 

Ragazzi

I ragazzi come noi
vanno via leggeri
ricordando alla sera
di far tacere il cuore.
S’illudono che il giorno
stia fermo nella luce.
Invocano la pace,
distratti dai ricordi
ed ansie giovanili.
Giocano con l’amore
quest’ultima partita

                Adriana Mondo
                Reano (Torino)

“Il Foglio volante” di agosto 2013

31 09pmWed, 18 Sep 2013 17:43:38 +00002602013 2008

Foglio Agosto 2013

Nel “Foglio volante” di agosto 2013 compaiono, oltre alle solite rubriche, testi di Bastiano, Loretta Bonucci, Fabiano Braccini, Carla D’Alessandro, Lino Di Stefano, Tiberio La Rocca, Pierangelo Marini, Adriana Mondo, Cesare Pampena, Silvana Poccioni, Fryda Rota,
Riporto, qui di seguito, il testo di apertura – piuttosto lungo –, un breve testo dalla rubrica “Appunti e spunti – Annotazioni linguistiche”, e una poesia di Fryda Rota.

 

Allarme lingua: salviamo l’idioma del Bel Paese ove ’l sí suona

Ho rubato a Dante le parole del titolo, perché in questo nostro guazzabuglio tecnocratico, in questo confuso tecnicismo ad ogni costo, inchinati a ossequiare il potere delle maggiori potenze politiche e soprattutto economiche, ci scordiamo da dove viene la nostra lingua, quale nobile storia essa ha, che cosa è stata, che cosa ha rappresentato e rappresenta ancora nel cammino della civiltà.
La superficialità caratterizza oggi la maggior parte di coloro che usano la penna o, se preferite, usano una tastiera alfanumerica, e perfino l’Accademia della Crusca, che dovrebbe vagliare la lingua separando le parole corrette da quelle scorrette come si separa la farina dalla crusca finisce col non avere piú alcuna influenza sugli utenti della lingua. Un esempio: quando nel 2002 è stato introdotto l’euro, l’Accademia ha suggerito: «Al plurale dite “euri”». In italiano infatti i sostantivi maschili che terminano in -o, formano il plurale cambiando la desinenza -o in -i: “libro-libri”, “muro-muri”, “segno-segni”, ecc. Perché mai “euro” non può diventare “euri”? Perché mai dobbiamo dire 10 euro e non 10 euri? Ma sappiamo com’è finita.
Oggi purtroppo si va diffondendo una lingua dove per scrivere “tutto” si fa una tripla “t”, per scrivere “per” si fa una “x”, o, meglio ancora, si fa un 4, perché – trovata geniale – il 4 in inglese si legge come le preposizione “for” che significa “per”. E si potrebbe continuare col ridicolo codice linguistico dei feisbuchisti e dei creatori di messaggini telefonici.
L’italiano è una delle piú belle lingue al mondo. Dal punto di vista fonetico, ci sono almeno un paio di caratteristiche che rendono la nostra lingua eufonica ed equilibrata. C’è una giusta dosatura, per cosí dire, tra suoni vocalici e suoni consonantici e anche un ottimale bilanciamento tra le diverse vocali e tra le diverse consonanti, il che rende la lingua particolarmente armoniosa ed è sempre chiara. È bella, poi, dal punto di vista lessicale e, dal punto di vista sintattico, c’è sempre una certa logica.
Oggi però la nostra lingua è sempre piú inquinata, sempre piú corrotta, infarcita di forestierismi, spesso cacofonici, e sempre ineleganti.
È vero che, nel corso della sua storia, l’italiano, come ogni altro idioma, ha sempre accolto forestierismi e ha anche subito contaminazioni da altre lingue. Ma si è sempre trattato – fino ad alcuni decenni orsono – di un processo lento di accoglimento, e poi di adattamento e assimilazione. Un vocabolo entrava nell’uso (e veniva accolto dai vocabolari) dopo un processo, direi, di rodaggio. E poi, una volta, tra le diverse lingue c’erano degli interscambi. Se l’italiano prendeva da altre lingue un certo numero di vocaboli, altrettanti ne dava: pensate a quante parole l’italiano ha ceduto nei secoli scorsi alla cultura di tutto il mondo, in particolare alla cultura musicale.
In questi ultimi decenni però, a causa della rapidità e della facilità delle comunicazioni, tutto è cambiato. Quello che prima succedeva in un secolo, oggi accade in un anno o in un mese. E l’italiano si va corrompendo a un ritmo vertiginoso. Prima i processi erano lentissimi e le parole subivano un graduale processo di assimilazione. Oggi con i mezzi tecnici a disposizione (Internet, telefonini, televisione, radio, cinema, satelliti) i processi sono diventati frenetici. Vediamo la lingua cambiare sotto i nostri occhi.
Alcuni anni fa comprai una macchina che si chiamava “Ford Escort” e per me la escort era solo una macchina, nel giro di un paio di anni la escort è diventata tutt’altro. Parole come “gossip”, per “pettegolezzi”, o “trend” per “tendenza, moda” dieci/quindici anni fa nessuno le conosceva. Ultimamente sentiamo parolacce come “cool”, che dovrebbe significare “fresco” e si usa per indicare le tendenze della moda. Dovunque, testi infarciti di anglismi e di americanismi. L’italiano si va sempre piú corrompendo sotto la pressione di un inglese arrogante e fagocitante. Se ci guardiamo intorno, la metà delle insegne pubblicitarie che vediamo sono in inglese. Nel linguaggio giornalistico e televisivo sentiamo continuamente espressioni inglesi di cui non ci sarebbe alcuna necessità, essendoci a portata di mano la corrispondente espressione italiana: “red carpet” (tappeto rosso), “step by step” (gradualmente, mano mano), “location” (posto, posizione), “black list” (lista nera), e non sto a fare altri esempi, perché chiunque lo può notare. Perfino in quello che era il compassato linguaggio ufficiale e burocratico, Gazzetta ufficiale compresa, troviamo una lingua ormai ibrida, o, meglio imbastardita. Cosí il Presidente è diventato Premier, e poi troviamo welfare per stato sociale, e ticket, question time, badge, day hospital, election day (ma perché se dicessimo per esempio “Giornata elettorale” che ci sarebbe di male?), ecc. Ci stanno cambiando le carte in tavola: fino a poco tempo fa, nella tastiera del computer c’erano i tasti “Avvio”, “Invio”, “Fine”, “Canc” (per “cancella), ecc., oggi sono diventati “Start”, “Enter”, “End”, “Del” (per “delete”) ecc.
La televisione, che è purtroppo diventata la prima agenzia culturale ed educativa (o, se preferite, diseducativa) va giorno per giorno condizionando il nostro orecchio, e ci va iniettando un virus malefico.
A partire dai titoli delle trasmissioni piú seguite: Rai News, Morning News, Passengers, The voice, X-factor, Cartoon Flakes, Oscar’s Oasis, The Voice Of Italy, Coffee Break, News Meteo, Magazine telematico, ecc.
I titoli dei film, che fino a qualche anno fa venivano tradotti, oggi ce li impongono nelle lingua originale (l’inglese).
Da un’indagine fatta di recente, risulta che dieci film su quindici, i due terzi del totale, sono di madrelingua inglese, in prima serata per lo piú di produzione statunitense, e i registi e gli attori sono anch’essi per la maggior parte americani.
E si è talmente condizionati dall’anglomania che capita spesso di sentire lette con pronuncia inglese parole che inglesi non sono, come “media”, parola latina, che viene letta “midia” e “junior” viene letta “giunior” e simili. Mi è capitato anche di sentire alla radio l’espressione “saine dai”, che al momento non capii che volesse dire e poi mi resi conto che si trattava dell’espressione latina sine die. E mi è capitato di sentire chiamare Taiber la motonave Tiber (che significa Tevere), e il Titanic è diventato Tàitanic, e il prefissoide di origine greca “micro” è diventato “maicro”. E chi piú ne ha piú ne metta.
L’invasione linguistica dell’inglese in realtà non riguarda solo l’’Italia, anche se da noi, forse, è piú grave. Ma molte lingue sono in pericolo di estinzione, sopraffatto dalle lingue piú forti.
Attualmente nel mondo sono parlate quasi 10.000 lingue (senza tener conto dei dialetti e delle parlate locali): dal cinese mandarino parlato da circa 800 milioni di persone e quindi la lingua piú parlata, a lingue usate da poche centinaia o addirittura da poche decine di persone, talvolta da poche unità. Moltissime sono anche in Europa le lingue minoritarie (ladino, occitano, franco-provenzale, frisone, gaelico, basco, mirandese, ecc.). Ma molte sono nel mondo le lingue in pericolo, a volte in grave pericolo, di estinzione.
Non è una novità che le lingue minori, le meno parlate nel mondo, stiano lentamente scomparendo. Secondo i dati degli studiosi scompare una lingua ogni due settimane e oltre 2.500 lingue sono a rischio di estinzione.
Il 20 febbraio 2009 l’Unesco ha diffuso dati poco incoraggianti: 199 lingue sono parlate da una decina di persone soltanto, 538 sono gravemente in pericolo e 607 sono a rischio.
La globalizzazione ha l’innegabile difetto di omologare – io userei la parola “mecdonaldizzare” – le culture e, di fatto, di sopprimere le meno forti, con la conseguenza che anche la tradizione inglobata viene modificata e spesso persa nella storia.
Ma tutto questo succede perché, come sempre, ci sono dietro interessi, enormi interessi, economici. Si tratta di migliaia di milioni di euro che entrano nelle casse del Regno Unito e degli Stati Uniti. E non è un caso che nel solo 2010 lo Stato Britannico abbia investito sulla lingua 220 milioni di euro, contro i miseri 600 mila euro investiti dallo Stato Italiano.
È incomprensibile l’atteggiamento dello stato italiano. «Il Ministro Profumo – cito da un articolo di qualche mese fa di Giorgio Pagano, – continua a spacciare la colonizzazione linguistica inglese dell’Italia come progresso, sostenendo il CLIL, ossia l’insegnamento di materie non linguistiche in inglese e non più in italiano».
Si pensi al Politecnico di Milano, in Italia non in Gran Bretagna, che ha attivato corsi soltanto in inglese.
Pagano: «Il CLIL perché uccide il sapere in lingua Italiana e porta ogni anno nelle tasche dell’anglofonia 26 volte i miliardi che la casta partitocratica si è presi dal 1994 ad oggi.
«Infatti, rispetto ai 2,3 miliardi d’euro erogati ai partiti dal 1994 ad oggi, la colonizzazione linguistica inglese costa agli italiani oltre 60 miliardi di euro ogni anno, rappresentando altresí non una grande opportunità per trovare lavoro all’estero bensí una forzata fuga di brillanti cervelli italiani».
Come dire che l’invasore intanto può riuscire nella sua conquista in quanto c’è non solo l’accondiscendenza, ma anche la collaborazione, di chi l’invasione subisce. Poi che lo faccia per interesse proprio, che lo faccia per pigrizia intellettuale, per ignoranza, o anche per un malinteso senso di sprovincializzazione, non è rilevante. Rilevante è il risultato.
C’è una connivenza colpevole degli italiani, che non solo non tentano nessuna resistenza contro la colonizzazione linguistica, ma essi stessi la incoraggiano, la favoriscono e la sostengono. Siamo di fronte a quello che è stato giustamente chiamato “Genocidio culturale italiano”.
Se prendiamo coscienza di quello che sta accadendo alla nostra lingua, ci dobbiamo battere, finché siamo ancora in tempo, per salvarla. L’invasione linguistica è anche invasione culturale. Essa fagocita culture e identità.
Salviamo l’italiano, in Italia parliamo italiano.
Amerigo Iannacone

(Estratto da una conferenza tenuta a Venafro, Biblioteca Comunale, il 20.4.2013, e poi, con poche varianti, a Caiazzo, Centro di Promozione Culturale “F. de Simone”, il 23.4.2013)


Appunti e spunti
Annotazioni linguistiche
di Amerigo Iannacone

Tevere e Po

In una scenetta televisiva di qualche anno fa di non ricordo quale comico, uno diceva:
«Sai che il Tevere una volta si chiamava Po?»
E la spalla:
«Chi te l’ha detto?»
«Era scritto su un manifesto: “Tevere ex Po”.»
«Ma quello era “Tevere expo”, una fiera.»
«E allora perché non la chiamano “fiera”?»
Ecco una bella domanda: perché non esistono piú le fiere campionarie ma solo le “expo”? Una parola che deriva dal troncamento della parola inglese exposition, che poi non significa altro che “esposizione”?
Provate a dare una risposta.

Commozione

Come piace dirci fragili – disposti
a screpolare tenero il guscio
della commozione: ne esce umore
sofferto che non dura. Secchezza
lo avviluppa e non rimane traccia
dell’emozioni ne ricordo
(ma il viaggio subito riprende
in direzione di altre apparenze
con punte di asprigna sofferenza:
si cancella presto – e costa niente

3 febbraio

Fryda Rota
Borgovercelli (Vercelli)

“Il Foglio volante” di luglio 2013

31 09pmWed, 18 Sep 2013 17:32:59 +00002602013 2008

Foglio Luglio 2013Nel “Foglio volante” di luglio 2013 compaiono, oltre alle solite rubriche, testi di Bastiano, Loretta Bonucci, Lorenzo Bracco, Serena Angela Cucco, Carla D’Alessandro, Giuditta Di Cristinzi, Antonio Di Filippo, Lino Di Stefano, Vito Faiuolo, Amerigo Iannacone, Pierangelo Marini, Adriana Mondo, Giuseppe Napolitano, Giorgio Pagano, Fryda Rota, Benito Sablone, Patrick Sammut, Vincenzina Scarabeo Di Lullo, Adolf P. Shvedchikov, Gerardo Vacana, Dario Voltolini.
Riportiamo, qui di seguito, un testo dalla rubrica “Appunti e spunti – Annotazioni linguistiche”, una poesia di Benito Sablone e una nota di Giorgio Pagano.

Appunti e spunti
Annotazioni linguistiche
di Amerigo Iannacone

Nevica, nella tundra?

Leggo sul vocabolario alla voce “Pianura”: «Ampia estensione di terreno pianeggiante». Allora quando – d’inverno spesso – si sente in televisione, durante le previsioni del tempo: «Possibilità di nevicate anche in pianura», vien da pensare: “Perché, la neve di solito cade solo in zone scoscese? Ha forse delle remore a posarsi nelle zone pianeggianti? Quindi dobbiamo concludere che nella tundra non nevica mai?»
Ma forse volevano dire: «Possibilità di nevicate anche a bassa quota». Quasi come se “pianura” significasse “bassa quota”.

Nulla finirà

Sull’abisso della finestra
la pioggia dissolve
l’iride d’ogni parola
– e ogni cosa rimane incompiuta
tra l’una e l’altra stagione
Il libro che mi aiuta
scandisce le sue parole
non le mie
– le mie non bastano per dire
che ho timore
che nulla finirà

                Benito Sablone
                Chieti

Nandomeliconizzazione

Riportiamo una nota di Giorgio Pagano, Segretario dell’Associazione Radicale Esperanto. Altro sui siti: www.patriaeuropea.it, www.democrazialinguistica.it. Era Onlus, Associazione per la democrazia linguistica – Italia: Via di Torre Argentina, 76 -00186 Roma; Belgio: 54 Rue du Pepin -B-100 Bruxelles; Usa: United Plaza, Suite 408 -10017 New York; Brasile: Fazenda Bona Espero, Alto Paraiso de Gojas-GO. Tel. 06.68.97.97.97.

Nella notte degli Oscar, nessuno ha ricordato Sordi nel decennale della scomparsa, eppure era stato il primo “americano a Roma”, cittadino onorario di Kansas City del 1955. Il fatto è singolare, data l’attenzione con la quale gli americani guardano ai nostri grandi Maestri del cinema.
Invece, in Italia, tutta la classe dirigente si è fermata al 1954, si è nandomeliconizzata al punto che dal prossimo anno, a 60 dall’uscita di uno dei 100 film italiani da salvare, il Politecnico di Milano vieterà l’uso dell’italiano nell’insegnamento, costringendo gli italiani al solo inglese. Ma il Rettore senza la C del Polimi è l’ultimo di una fila di Nando Meliconi alle vongole. Oltre ad Azzone c’è il Ministro Profumo, che da Rettore del Politecnico di Torino aboliva le tasse universitarie agli italiani che rinnegavano la loro lingua madre per l’inglese; c’è la Gelmini che ha imposto la certificazione del First Certificate d’inglese per potere insegnare qualunque materia nelle scuole italiane; c’è Berlusconi e le sue 3 I, che voleva fare dell’inglese “la seconda lingua madre” degli italiani; c’è Giannino che millantava titoli all’Università di Chicago per farsi importante; c’è Grillo che vuole insegnare l’inglese ai bambini di tre anni e magari anche nella culla. Awanagana…
È dal 1993 che i Radicali si battono contro la follia del monopolio linguistico inglese che consegna ogni anno più di 350 miliardi di euro per la tassa inglese alla Gran Bretagna.
Da oltre 25 anni l’Associazione Radicale Esperanto indica la via salvifica per le lingue del mondo e federalista per la costruzione europea, nell’apprendimento dell’Esperanto lingua comune della razza umana.
Con la dittatura linguistica inglese che scalza dalla sua patria l’italiano siamo giunti all’assurdo piú totale: l’Italia dà battaglia in Europa contro il brevetto comunitario e i bandi di concorso, in quanto ci sottometterebbero al trilinguismo anglo-franco-tedesco, mentre contemporaneamente le nostre forze politiche scardinano dall’interno la Costituzione e l’essenza stessa dell’essere italiani imponendo al Paese un processo colonialistico straniero destinato a rendere integralmente anglofona l’istruzione superiore italiana.