“Il Foglio volante” di ottobre 2013

Foglio Ottobre 2013

Nel “Foglio volante” di ottobre 2013 compaiono, oltre alle solite rubriche (“Lettere al Foglio”, “Libri ricevuti”, “Premi”, ecc.), testi di Domenico Adriano, Loretta Bonucci, Francesco De Napoli, Georges Dumoutiers, Amerigo Iannacone, Giorgio Pagano, Patrick Sammut, Gerardo Vacana.
Ricordo che per ricevere copia saggio, ci si può rivolgere all’indirizzo: fogliovolante@libero.it oppure al numero telefonico 0865.90.99.50. Per ricevere regolarmente il giornale in formato cartaceo è necessario abbonarsi. L’abbonamento – che dà diritto a ricevere tre libri omaggio per un prezzo di copertina superiore al costo dell’abbonamento (18 euro) – serve anche a sostenere un mensile letterario e di cultura varia che non ha altre forme di finanziamento.
Riporto, qui di seguito, il racconto pubblicato in apertura del “Foglio”, una nota dalla rubrica “Appunti e spunti” e una poesia di Domenico Adriano.

 

Il Vocabolario Casuale

Le parole erano tute in bell’ordine, nel vocabolario. Ordine rigorosamente alfabetico. Tutte allineate e coperte. Ma non tutte erano contente. Disse Zuzzurullone: «Che ingiustizia! Perché mai io debbo essere sempre l’ultima?» «A me sembra giusto cosí» disse la parolina A. «Lasciamo stare, – disse Abaco, che era al suo fianco – a me starebbe bene anche l’ordine alfabetico, ma bisognerebbe escludere queste stupide e inutili paroline grammaticali, come la preposizione A.» «Stupida e inutile sarai tu!» saltarono su tutte le paroline grammaticali, gli articoli, le congiunzioni, ecc. «Parli proprio tu – disse l’articolo Il ad Abaco – Vogliamo vedere tra me e te chi viene utilizzato piú spesso?» «Ah, secondo te la qualità è data dalla frequenza? Allora staremmo freschi…» «E prova a immaginare se scomparissi io: tutti i testi sarebbero monchi. Ma se sparissi tu, sta’ certo che nessuno se ne accorgerebbe.»
«Ha ragione!» dissero in coro Lo, La, I, Gli, Le. E a loro si associarono le preposizioni.
Cosí le parole questionavano e finirono col fare a chi grida di piú, in una generale baraonda.
Allora una parola che si trovava verso il centro, una parola importante, anche se poco visibile, Fantasia, disse: «Io propongo di organizzare il vocabolario con le parole messe in ordine casuale. Ecco come fare: si mettono tutte le parole in un cestino e si estraggono una alla volta: la prima estratta va all’inizio, a seguire la seconda, la terza, la quarta e cosí via fino all’ultima. Chi è d’accordo alzi la mano.»
Alzarono la mano tutte, eccetto A, che votò contro e Abaco che si astenne.
Fu cosí che fu fatto il nuovo vocabolario. La prima parola estratta fu Inconsapevolmente, il cui commento fu: «mi pare giusto»; l’ultima Amen, che accettò senza parlare.
E cosí funziona il Nuovo Vocabolario Casuale: quando uno cerca una parola, ci mette un po’ piú di tempo per trovarla, ma le parole sono contente cosí. E se qualcuna è scontenta non lo può dire, perché la decisione era stata presa democraticamente. E questa parola, Democraticamente, era capitata guarda caso, all’inizio subito dopo Inconsapevolmente e prima di Silenzio.

Cittadella del Capo, 9 luglio 2012

Amerigo Iannacone

Appunti e spunti
Annotazioni linguistiche

di Amerigo Iannacone

Piromani e incendiari

Dicono i dizionari che “piromane”, in psichiatria, è “chi è affetto da piromania”, e per “piromania” si intende un “impulso irrefrenabile di dare fuoco alle cose”, una “mania incendiaria”. È una “mania” e come tale è rara, ma d’estate ogni giorno troviamo nei giornali notizie di “piromani” che danno fuoco ai boschi. In realtà, si tratta di “incendiari”, di “delinquenti”, che appiccano il fuoco per vari motivi. A volte, dicono, si tratta di pastori che incendiano perché con le prime piogge di settembre cresca l’erba novella dove pascolare le greggi, a volte si tratta camorristi che intendono disboscare per poter rendere il terreno edificabile, a volte dicono siano gli stessi che poi intendono essere chiamati a spegnere, ecc. Ma si tratta sempre di delinquenti, mai di casi psichiatrici.
Farli diventare tutti “piromani” è anche un po’ scagionarli, dando la colpa a una “mania”, cioè a un’“alterazione psichica”. È come se tutti i ladri fossero “cleptomani”. Ma in realtà ci sarà pure qualcuno che ruba perché cleptomane, ma tutti gli altri sono ladri e basta. Allo stesso modo, ci sarà pure qualcuno che appicca il fuoco perché piromane, ma tutti gli atri sono delinquenti incendiari e basta.

Dopo che il mare se ne andò

Dopo che il mare se ne andò
ci sono voluti milioni di anni
per fare questi marmi.
Fiore ce ne mostra vari
tagli, li bagna per illuminarli.
Non parla, le parole
sono il suo lavoro i massi, scelti
con cura ad uno ad uno.
Veniamo attratti da una pietra
che ci seguiva. A me pareva
di nuotare lentamente a ridosso
d’una barriera corallina: rosse
castagnole, balletti
di pesci farfalla, roventi coralli
simili alle ginestre dei miei monti.
«Questa l’ho tagliata coricata!»
La montagna si era addormentata.

16 gennaio 2012

Domenico Adriano
Roma

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