Archive for maggio 2014

“Il Foglio volante” di maggio 2014

31 05pmSat, 17 May 2014 16:12:16 +00001362014 2008

Foglio 5-214

In apertura, nel numero di maggio 2014 del “Foglio volante – La Flugfolio”, l’articolo “Tolkien e l’esperanto” relativo a uno studio di Oronzo Cilli. Vi compaiono poi, oltre alle solite rubriche, testi di Rosa Amato, Lucia Barbagallo, Loretta Bonucci, Fabiano Braccini, Ferruccio Brugnaro, Aldo Cervo, Stefano Hawkes-Teeples, Amerigo Iannacone, Tiberio La Rocca, Adriana Mondo, Gerardo Vacana, Carlos Vitale.
Ricordiamo che per ricevere regolarmente “Il Foglio volante” in formato cartaceo è necessario abbonarsi. L’abbonamento – che dà diritto a ricevere tre libri omaggio per un prezzo di copertina superiore al costo dell’abbonamento (18 euro) – serve anche a sostenere un foglio letterario che non ha altre forme di finanziamento. Per ricevere copia saggio, ci si può rivolgere all’indirizzo: fogliovolante@libero.it oppure al numero telefonico 0865.90.99.50.
Riportiamo, qui di seguito, il testo di apertura, un breve testo dalla rubrica “Appunti e spunti – Annotazioni linguistiche” e una poesia di Ferruccio Brugnaro.

Uno studio di Oronzo Cilli
Tolkien e l’esperanto

Oronzo Cilli è uno studioso italiano ed è l’autore dell’unica bibliografia italiana delle opere dell’autore del Signore degli Anelli, “J. R. R. Tolkien. La bibliografia italiana dal 1967 a oggi”. Ha pubblicato la sua ultima ricerca nell’articolo “Il valore educativo dell’Esperanto, parola di Tolkien in «The British Esperantist» del 1933”. Si tratta di un attento studio compiuto sulle riviste esperantiste britanniche e internazionali della prima metà del XX secolo, che hanno rivelato importanti e inediti dettagli che dimostrano il ruolo attivo di Tolkien negli anni Trenta nello sviluppo dell’Esperanto.
Scrive Cilli in apertura del suo articolo di apertura «Fino a oggi la cerniera tra Tolkien e l’esperanto era uno stralcio di lettera pubblicata nel maggio 1932 sulla rivista «The British Esperantist». In realtà, il meraviglioso mensile della British Esperantist Association, nasconde almeno altre due informazioni utili a ricostruire il rapporto tra il futuro autore dello Hobbit e del Signore degli Anelli e la lingua pianificatainventata da Ludwik Lejzer Zamenhof. Qui si presentano i risultati di una ricerca condotta sulla rivista esperantista britannica, la quale ha rivelato due episodi che vedono coinvolto direttamente J. R. R. Tolkien: il XXIV British Esperanto Congress dell’aprile 1933 e l’appello The Educational Value of Esperanto firmato da venti personalità inglesi nel maggio dello stesso anno».
La ricerca di Cilli parte dall’incipit di un saggio di Tolkien, Un vizio segreto, che fa riferimento al XXII Congresso Universale di Esperanto che si tiene a Oxford nel 1930 e del quale Cilli tratta ampiamente. L’articolo prosegue con l’estratto di una lettera che Tolkien scrisse al segretario della Commissione Istruzione dell’Associazione esperantista britannica pubblicato in «The British Esperantist» nel maggio 1932 che finisce con l’appello, “Sostenete lealmente l’Esperanto”. Nella seconda parte dell’articolo la scoperta di Cilli: due riferimenti inediti sulla presenza di Tolkien tra i patrocinanti del XXIV Congresso esperantista britannico tenutosi a Oxford nel mese di aprile 1933 e un interessante appello apparso proprio su «The British Esperantist» nel maggio dello stesso anno dal titolo “Il valore educativo dell’Esperanto” firmato da venti personalità inglesi di quel periodo, tra cui lo stesso J. R. R. Tolkien. A conclusione dell’articolo, anche le successive posizioni, anche di ripensamento, che Tolkien tenne sull’esperanto negli anni successivi.
L’opera più importante di ricerca su quest’argomento è stata pubblicata da Arden R. Smith e Patrick H. Wynne, “Tolkien and Esperanto” (SEVEN: An Anglo-American Literary Review, Vol. 17, 2000). Tuttavia, nel lavoro di Smith e Wynne manca la scoperta fatta da Cilli, che può, in un certo modo, essere considerata come una continuazione di quel lavoro. Numerosi apprezzamenti provengono dal mondo tolkieniano ed esperantista. Lo stesso Arden R. Smith scrive che «la ricerca di Cilli ha scoperto delle informazioni per lungo tempo ignorate sul rapporto tra Tolkien il movimento esperantista, e il suo articolo sul tema sarà d’interesse per i tolkieniani e gli esperantisti. Ed io sono entrambi». Congratulazioni e apprezzamenti arrivano anche dal Società Tolkieniana italiana rappresentata dal suo presidente Domenico Dimichino e da Renato Corsetti, Vice Presidente della Federazione Esperantista Italiana arrivano le «congratulazioni e un grazie in nome degli Esperantisti italiani». Infine, Tim Owen, Segretario dell’Associazione Esperantisti della Gran Bretagna che scrive «grazie per questo articolo affascinante. Ero consapevole del fatto che Tolkien aveva mostrato un interesse per l’Esperanto, quando era giovane, ma non avevo idea che il suo coinvolgimento sia arrivato a sostenere la sua presenza nelle scuole. Su questa base, sono sicuro che sarebbe stato contento di sapere che diverse scuole elementari in Inghilterra hanno introdotto l’esperanto come modello per aiutare i bambini a sviluppare le competenze con le altre lingue. Grazie ancora per il vostro duro lavoro nel mettere insieme quest’articolo, che ho apprezzato molto».

Appunti e spunti
Annotazioni linguistiche
di Amerigo Iannacone


Cecchicià

In un recente libro di una scrittrice che peraltro stimo, ho trovato piú volte la “c” apostrofata («Fino a poco tempo fa non c’ha davvero pensato», «Sopra c’aveva messo…»,«… c’ha pensato qualche volta…», «… un giorno nessuno c’avrebbe piú pensato.», «… c’ha camminato in mezzo.», «… c’ha pensato…», ecc.). La “c’” sta ovviamente per “ci”, ma si può apostrofare davanti a alle vocali A, O, U e davanti alla H? Io direi proprio di no, perché conserverebbe il suono gutturale, per cui se si trova scritto “c’avrebbe”, si dovrà pronunciare “cavrebbe” e non “ciavrebbe”, per il semplice fatto che la C davanti ad A ha suono gutturale e non palatale. E allora? Allora, non va messo l’apostrofo ma va scritta per intero la parolina “ci”: “ci ha”, “ci aveva”, “ci avrebbe”, ecc.
Lo so che Renzo Arbore e i suoi compagni di cordata nella trasmissione “Cacao Meravigliao” cantavano “c’è chi c’ha e chi non c’ha” (c’è chi cià e chi non cià), ma Arbore, con la sua ironia, si può permettere ogni licenza.
In un italiano, senza ascendenze dialettali, dovremmo dire “c’è chi ha e chi non ha”, ma se proprio vogliamo metterci quella parolina pleonastica, dovremo metterla per intero, quando dopo c’è una della vocali A, O o U, oppure H. Dunque: “c’è chi ci ha”, anche se nella pronuncia il suono della C si fonde con quello dalla A: “cià”.

Frammenti di un sogno

Il giorno è grande
come
in nessun’altra
estate.
Il tempo
arde
selvaggio.
Non c’è memoria di orizzonti
cosí larghi
di un fuoco
cosí immenso.
Il sole a un tratto
si stacca
dal centro del cielo
come una palla di granito nero
precipita sulla terra
tracciando un largo solco
di sangue.
Il giorno
diventa notte profonda
le stelle si scontrano
fragorose
assordanti
schianti duri
scontri
sibili
schegge taglienti
missili e missili
bombe e bombe miste
a grida tremende, forti grida

poi silenzio
buio intenso
silenzio
poi un alito leggero
da oscuri lontani fondali
s’alza con un cerchio verde
fiammeggiante
intorno al mondo.

Ferruccio Brugnaro
Spinea (Venezia)

“Il Foglio volante” di aprile 2014

31 05pmSat, 17 May 2014 16:04:06 +00001362014 2008

Foglio 4-2014

Nel “Foglio volante – La Flugfolio”, di aprile 2014mensile letterario e di cultura varia. In apertura il mio articolo “Anglomania: oppressori ed oppressi”. Vi compaiono poi, oltre alle solite rubriche, testi di Domenico Adriano, Rosa Amato, Loretta Bonucci, Fabiano Braccini, Angelo Capoccia, Giuditta Di Cristinzi, Tony Di Filippo, Claudio Esposito, Vito Faiuolo, Paul Georgelin, Daniele Maraviglia, Adriana Mondo, Teresinka Pereira, Silvana Poccioni, Patrick Sammut, Gerardo Vacana.
Ricordo che per ricevere regolarmente “Il Foglio volante” in formato cartaceo è necessario abbonarsi. L’abbonamento – che dà diritto a ricevere tre libri omaggio per un prezzo di copertina superiore al costo dell’abbonamento (18 euro) – serve anche a sostenere un foglio letterario che non ha altre forme di finanziamento. Per ricevere copia saggio, ci si può rivolgere all’indirizzo: fogliovolante@libero.it oppure al numero telefonico 0865.90.99.50.
Riportiamo, qui di seguito, il testo di apertura, un breve testo dalla rubrica “Appunti e spunti – Annotazioni linguistiche” e una poesia di Adriana Mondo.

Anglomania: oppressori ed oppressi

La pubblicità di un nuovo programma televisivo (i corsivi sono miei): «A “The Voice of Italy” ascolteremo grande musica, italiana e internazionale, con brani leggendari e hit contemporanee, in un percorso che si svilupperà in quattro fasi: le Blind Audition, le Battle, la novità del Knockout e i Live Show. Tra novità e grandi conferme i quattro coach sono: Raffaella Carrà, J-Ax, Noemi e Piero Pelú.»
Ecco cosa è diventato l’italiano. E qui parliamo di un programma che si presenta come “The Voice of Italy”, ovvero “La voce dell’Italia”. Quindi: la voce dell’Italia non è italiana.
La televisione – che purtroppo è ormai la prima agenzia formativa per i bambini e i ragazzi, piú della scuola, piú della famiglia – sta distruggendo la nostra lingua.
Apro in Internet una guida dei programmi televisivi della giornata ed ecco alcuni titoli di programmi presi a caso: The Walking Dead, Agents of S.H.I.E.L.D., Euronews, Heroes, Safe house, Morning News, Night News, Switch, My Life, Media Shopping, Cartoon Flakes, Winx Club, Phineas and Ferb, Desperate Housewives, The Good Wife, America today, Shownet, Serial Webbers, Musiclife, Lost World, Private Practice, Brothers and Sisters, Rush, One Tree Hill, Fumettology, Three Rivers, Law & Order, Sworn Secrecy, Rewind, Chips, My Life, Friends, Dr House – Medical Division, Dragon Ball Gt, Big Bang Theory, Coffee Break, Night Desk, Movie Flash, e mi fermo qui per non annoiare oltre.
Anche per quanto riguarda le categorie, annotate a fianco ai programmi, si può leggere: Series, Talk Show, Current Affairs, Docu-Reality, Reality Show, Movie, ecc.
È questo l’andazzo della televizione, è questo l’andazzo dei giornali e anche degli ambienti politici, ufficiali e burocratici. Il Presidente è ormai Premier, il biglietto è ticket, lo stato sociale è welfare, e poi question time, badge, day hospital, election day, social housing, e, piú di recente, da parte di chi si appresta a rottamare la lingua italiana: Jobs act.
Scrive Corrado Augias in un articolo intitolato “Quel goffo cosmopolitismo linguistico”: «Lo so, è diffusa la voglia di ostentare una disinvoltura cosmopolita quando non si possiedono nemmeno le conoscenze più elementari. Spending review, service tax, ministero del Welfare, personale dedicato, esempi grotteschi unici al mondo. Ma siamo diventati matti? La regola sarebbe che quando parli una lingua la devi usare tutta, idem se ne parli un’altra.»

Ma siamo ormai schiavi della colonizzazione linguistica angloamericana. Gli Stati Uniti e il Regno Unito, investono milioni di euro per la diffusione della lingua e quindi per portare acqua al loro mulino. E io piú che una ridicola ostentazione di “disinvoltura cosmopolita” o, meglio, di un malinteso senso di sprovincializzazione, direi da parte di molti si tratta dell’atavica tendenza ad adulare i potenti.
E, per quanto riguarda coloro che hanno potere decisionale (in politica, nell’economia, nell’apparato burocratico, nel giornalismo, ecc.), non riesco a pensare che non si rendano conto che siamo ormai alla dipendenza psicologica e alla schiavitú culturale. È che l’oppresso diventa complice dell’oppressore e suo connivente.

Amerigo Iannacone


Appunti e spunti
Annotazioni linguistiche
di Amerigo Iannacone

Mazzette avvicinatrici e mazzette distanziatrici

Sapevo che esistono le mazzette – anche se non ho avuto mai modo né di riceverle né di darle – ma ho sempre pensato che servivano ad avvicinare (alcune persone, alcune mete, alcuni profitti…). Ora scopro che esiste anche la “mazzetta distanziatrice”, che è uno “strumento di autotutela”, in dotazione dei vigili di alcune città: Roma, Prato, Pisa… L’oggetto misterioso è in realtà un manganello o, se preferite, uno sfollagente. Ma, evidentemente, la parola “manganello” avrebbe suscitato ricordi di un’epoca che conviene archiviare e “sfollagente”, chissà!, avrebbe sfollato troppo la gente. E cosí i regolamenti comunali, hanno previsto la “mazzetta distanziatrice”: che delicatezza!


Notte di stelle

Questa è la notte
che ci incensa di pace,
nel turbinio di atomi celesti,
l’argento delle stelle,
ci ammanta ogni ora,
è modulo lunare
e non ci spaventano
i fantasmi della notte.
La via scelta come meta
è dritta e lunga, passo dopo passo,
con pazienza giungeremo alla vetta,
oltre le frustate del destino,
intrecciando canti fraterni,
nella speranza di un mondo tutto nuovo.

Adriana Mondo
Reano (Torino)

“Il Foglio volante” di marzo 2014

31 05pmSat, 17 May 2014 15:55:32 +00001362014 2008

Foglio 3-2014

In prima pagina nel numero di marzo 2014 del “Foglio volante – La Flugfolio”, la fiaba “Il trenino Lentopede”. Vi compaiono poi, oltre alle solite rubriche, testi di Aurelia Bogo, Loretta Bonucci, Fabiano Braccini, Ferruccio Brugnaro, Giuseppe Campolo, Angelo Capoccia, Carla D’Alessandro, Filippo De Angelis, Giuditta Di Cristinzi, Tony Di Filippo, Georges Dumoutiers, Maria Lia Lotti, Marco Mezzetti, Gustavo Adolfo Rojas, Gerardo Vacana.
Ricordo che per ricevere regolarmente “Il Foglio volante” in formato cartaceo è necessario abbonarsi. L’abbonamento – che dà diritto a ricevere tre libri omaggio per un prezzo di copertina superiore al costo dell’abbonamento (18 euro) – serve anche a sostenere un foglio letterario che non ha altre forme di finanziamento. Per ricevere copia saggio, ci si può rivolgere all’indirizzo: fogliovolante@libero.it oppure al numero telefonico 0865.90.99.50.
Riporto, qui di seguito, il testo di apertura, un breve testo dalla rubrica “Appunti e spunti – Annotazioni linguistiche” e una poesia di Fabiano Braccini.

Il trenino Lentopede

Quando il trenino Lentopede raggiunse Pian dei Fiori, rallentò gradualmente fino alla velocità – o, se preferite, alla lentezza – del passo d’uomo. Era stato investito da un’onda profumata e Lentopede era molto sensibile al profumo dei fiori. E poi gli piaceva guardare il panorama: si gustava l’eccezionale vista che il paesaggio offriva. Gli piaceva ascoltare il canto degli uccelli e la delicata musica della natura, il fruscio delle foglie smosse da un alito di vento. Per ascoltare meglio, rallentò sempre piú, fino a fermarsi del tutto, e spense i motori.
I passeggeri che dormivano pensando ai fatti propri, avvertendo che il treno si era fermato, si svegliarono e cominciarono a chiedersi l’un l’altro: «Che è successo? Perché ci siamo fermati?»
Allora come prima reazione cominciarono a innervosirsi e sparlare contro il treno che li avrebbe fatti arrivare tardi a destinazione.
Poi presero ad affacciarsi ai finestrini e anch’essi furono investiti dall’onda profumata, dalle note dei trilli degli uccelli e furono conquistati dalla bellezza del paesaggio. E allora scesero e si guardarono l’un l’altro con simpatia.
Disse uno: «Sediamoci sull’erba, rilassiamoci un po’.»
«Io ho dei panini» disse un altro.
«Anch’io ho panini e bibite» disse un altro ancora.
«Facciamo una festa sul prato» disse una bella ragazza.
E a poco a poco venne fuori un po’ di tutto: pane e prosciutto, patatine, frutta, vino, bibite, pop corn, dolci, ecc. C’era anche chi aveva con sé una chitarra e tutti si misero a cantare in coro. E parecchi si dilettavano a fare fotografie.
Lentopede guardava sornione e sorrideva.
Quando il sole ormai declinava all’orizzonte, si sentí una voce: «Signori, in carrozza: è l’ora del ritorno».
Tutti obbedirono, ma prima di salire sul treno ci fu un grande coro: «Viva Lentopede!» E poi: «Per Lentopede, hip hip – hurrà, hip hip – hurrà, hip hip – hurrà hurrà hurrà!»

Amerigo Iannacone

Appunti e spunti
Annotazioni linguistiche
di Amerigo Iannacone

Disinsegnamenti tecnologici

A scompigliare le idee dei nostri poveri scolari di scuole elementari e medie, già di per sé abbastanza disorientati di fronte alla massa di informazioni che disinformano e che piovono loro addosso dai sempre piú numerosi e diversificati mezzi cosiddetti d’informazione, molto contribuiscono i programmi per computer importati e riproposti pari pari senza adattamento e il piú delle volte senza traduzione.
Cosí, per esempio, in una scheda da compilare sul computer per stabilire le dimensioni di un libro, io, nello spazio predisposto per larghezza scrivo cm 14,5 e il computer mi dice che il dato è inaccettabile: bisogna scrivere 14.5. Perché negli Stati Uniti i decimali vengono separati con il punto anziché con la virgola. Vorrei protestare (ma non so con chi) e dire che noi siamo in Italia e per noi il punto nei numeri serve solo per facilitarne la lettura, mentre per i decimali ci vuole la virgola.
Un altro esempio: capita spesso a scuola che gli studenti scrivano la data all’americana. A un ragazzo che l’11 marzo 2013 aveva scritto 3.11.2013, dicevo che quella era la data dell’11 novembre, rispondeva candidamente, mostrando un telefonino, «Ma qui cosí è scritto!».
E purtroppo oggi nell’insegnamento, gli insegnanti hanno un ruolo marginale: ci sono tutti i mezzi e i marchingegni tecnologici, ci sono la televisione, il web, i programmi per computer, facebook, eccetera eccetera. Quanto alla qualità dell’insegnamento, lasciamo perdere…

Notte di stazzo
(ovini nei recinti d’Abruzzo)

Notte di troppa quiete:
il bosco intorno sembra riposare.
Ma l’ombra di luna rivela
una nascosta presenza di lupo
che qualche fronda sposta solamente
senza rumore.

Il gregge belando trema di paura
mentre i cani drizzan le orecchie,
attenti
nell’annusare selvatici odori,
frementi di scattare
pronti a lottare col sangue e coi denti.

Fabiano Braccini
Milano

“Il Foglio volante” di febbraio 2014

31 05amFri, 09 May 2014 09:58:02 +00001282014 2008

Foglio 2-14

“Il Foglio volante” di febbraio 2014 si apre con un mio micro racconto, “Solitudini”. Vi compaiono poi, oltre alle solite rubriche, testi di Bastiano, Loretta Bonucci, Serena Angela Cucco, Lino Di Stefano, Georges Dumoutiers, Monica Fiorentino, Séamus Heaney, Gerardo Vacana.
Ricordo che per ricevere regolarmente “Il Foglio volante” in formato cartaceo è necessario abbonarsi. L’abbonamento – che dà diritto a ricevere tre libri omaggio per un prezzo di copertina superiore al costo dell’abbonamento (18 euro) – serve anche a sostenere un mensile letterario e di cultura varia che non ha altre forme di finanziamento. Per ricevere copia saggio, ci si può rivolgere all’indirizzo: fogliovolante@libero.it oppure al numero telefonico 0865.90.99.50.
Riporto, qui di seguito, il testo di apertura, un breve testo dalla rubrica “Appunti e spunti – Annotazioni linguistiche” e una poesia di Gerardo Vacana.


Solitudini

Stamattina mi sono alzato alle prime luci dell’alba. Un brutto sogno mi ha fatto svegliare e non ho preso piú sonno. Da quando non mi succedeva di scendere dal letto cosí presto non ricordo. Di solito mi alzo tardi, anche molto tardi.
Da anni, da decenni, la notte mi dedico alla lettura e alla scrittura. Leggo e scrivo la notte perché il giorno ci sono troppe distrazioni. Suonano alla porta, squilla il telefono, rumori che vengono da fuori, la tentazione di alzarsi, magari per andare ad aprire il frigorifero. La notte no. Nessuno ti disturba e non hai scuse. Ma non è solo questo. La notte il cervello lavora in modo diverso, non si deconcentra, non gira a vuoto. Non so perché. Forse è il buio intorno alla luce da tavolo che mi consente di leggere e di scrivere.
Ma stamattina mi sono alzato che il sole ancora non spuntava e sono uscito. Provavo una sorta di accidia, di indolenza, che stonava con la bella giornata serena che si prospettava.
Sono uscito in strada e mi ha sorpreso la vita che ferve la mattina in città. Un formicolio di persone, tutte di fretta. Forse anche la notte c’è gente in giro. Ma io la notte non esco, sono con le mie carte.
Quanta gente. Gente che va, gente che viene. Entro in un bar. Non ricordo da quanto tempo non mi succedeva di entrare una mattina in un bar. Ci sono almeno una quindicina di persone. C’è chi prende un caffè, chi cappuccino e brioche. Uno davanti a me, sembra un camionista, ordina una Vecchia Romagna. Da un televisore situato su una mensola in alto, un giornalista dalla faccia inespressiva e anonima fa la rassegna stampa.
Mi siedo a un tavolino e ordino un caffè. Vorrei conversare con qualcuno, ma non so con chi. Alcuni stanno parlando di calcio: discutono, si accalorano. Sento nomi, calciatori, allenatori, che non conosco. Per quel che riguarda il calcio sono completamente analfabeta.
Rimango almeno un’ora seduto, a sorseggiare il mio caffè. Molti sono entrati e sono usciti. Ma io sono solo. Le sole parole che io ho pronunciato sono “Buongiorno” e “Un caffè” e il solo che si è rivolto a me è il barista, con “Buongiorno” e poi “Prego”, senza nemmeno guardarmi.
Ci sono tante persone. Io non sono solo, sono tremendamente solo. È un mistero come faccia la solitudine a impossessarsi della tua anima. La solitudine non tiene conto della gente, che ti passa davanti, indietro, accanto, sopra: la solitudine si impossessa di te e ti conduce in un mondo misterioso e inquietante. Un mondo dove tutto è niente. Non vivi.
I miei pensieri torneranno a vivere stanotte. Vivranno, si illuderanno di vivere, in un mondo frequentato da fantasmi. Personaggi-fantasmi, come quei sei che vanno in cerca d’autore. C’è Adriano Meis, ci sono Luca Cupiello e Luca Marano, c’è Zeno Cosini, il tenente Giovanni Drogo e tanti altri. Ognuno con la sua solitudine.
4.5.12/13.10.12

Amerigo Iannacone


Appunti e spunti
Annotazioni linguistiche
di Amerigo Iannacone

Rottamazioni linguistiche

Il grande rottamatore Renzi, dimenticandosi che viene dalla città che si dice orgogliosa di aver dato i natali al padre della nostra lingua, sta rottamando anche l’italiano a colpi di flexsecurity e job act. “Job act”? Ma job non significa, come si vorrebbe far significare, “lavoro” che in inglese si dice work, bensí “impiego, posto di lavoro, affare, appalto” ed altro.
Il motore di ricerca italiano lanciato l’anno scorso con enfasi dai fondatori del motore Arianna in collaborazione con l’Università degli Studi di Pisa e il Consiglio Nazionale delle Ricerche e realizzato da Tiscali, spiega agli italiani che possono «contribuire ad arricchire il progetto Istella, la grande digital library del sapere comune italiano» (il corsivo è mio). Ecco la grande “innovazione italiana”: si chiama “digital library”. Mica una “biblioteca digitale”! Volete mettere…


La strage del 1° gennaio 2014

Sei cadaveri nella mia corte,
la strage piú grande da quando esiste.
Cinque galline morte e una dispersa;
ucciso anche il gallo Bersagliere
(acquistato di recente per dare
un po’ di piacere alle galline
e a me la speranza che qualcuna
chiocciasse e mi allevasse pulcini):
tutti li ha scannati il predatore
piú feroce, la faina.

Se penetra in una corte è strage certa.
Solo assetata di sangue, lascia
i cadaveri ghigliottinati
sparsi sul luogo dell’agguato.
Affine al lupo, si comporta
come lui con le pecore e gli altri ovini.

Rimpiango la sobrietà della volpe
che prende una gallina alla volta,
ammiro l’orso che si porta via
con dignità una pecora sola.

La seconda stalluccia, già pollaio
di zia Lucia quasi centenaria,
è trasformata ora in obitorio:
ospita i corpi esangui,
in attesa di degna sepoltura.
(Scartata con orrore l’ipotesi
di un cassonetto della spazzatura.)

Mi restano, a conforto, gli uccelli,
da quest’anno anche storni a non finire,
e le ospiti piú assidue e piú belle:
le tortore.
Ma s’involano tutti al mio apparire!

(3 gennaio 2014)


Gerardo Vacana
Gallinaro (FR)